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Roccaforte del Greco festeggia il suo Santo Patrono San Rocco.

Roccaforte del Greco (Reggio Calabria) 16 agosto 2011 -- Anche oggi come negli anni addietro si è festeggiato San Rocco. Il piccolo paesino nel cuore dell'Aspromonte si improvvisamente animato e le strade si sono riempite di gente. Di tantissimi ragazzi, ragazze. Tanti i volti familiari. Tantissimi i volti di giovani Roccafortesi che crescono. La tarantella richiama la nostra attenzione. Ci immergiamo. Musica davvero fenomenale, ti riporta in un attimo indietro di 40 anni, e lì mio padre "volava" col "supra pedi", che Mastro di Ballu!!

Un mix di sensazioni fortissime, passato e presente che si accavallano. Flash di vita vissuta. Profumi, rumori, echi, voci. Tutto mi è familiare.

Alla processione hanno presenziato le autorità civili e i commissari prefettizi. Il comandante della locale stazione dei carabinieri, Emanuele Desiderato ha seguito dall'inizio alla fine l'evento religioso. Una folla di qualche centinaio di persone ha seguito la processione, lunghissima, per le vie principali del paese. Noi abbiamo voluto documentarla in video e in foto e qui vogliamo condividerla con voi. Evviva San Rocco!!! Evviva Roccaforte del Greco!

Caratteristica unica in Italia, il ballo di San Rocco a ritmo di tarantella in piazza.

Solo i sogni non sono cambiati

 

Roccaforte del Greco.

16 agosto.

L’alba entra dai vicoli come luce liquida.

Petardi. Voci. Risate lontane. Il sole taglia i tetti, accende le finestre.

 

Io, bambino, cammino tra la folla. Scarpe lucide. Vestito nuovo. Il cuore batte forte.

«Guarda, mamma!»

«Attento ai piedi, Giuseppe», sorride.

Tutto è festa. Tutto è vita. Tutto è possibile.

 

Il profumo dei maccheroni sale dalle case. Carne di capra, formaggio nel sugo che scotta le dita.

Vino che scalda lo spirito. Brindisi: alla vita, all’amicizia, al mondo intero.

Melino corre, Desiano ride, Peppe urla.

La banda suona. Trombe. Tamburi. La processione avanza. Ogni passo è un rito. Ogni risata un atto di coraggio.

 

Poi, la vita cambia.

La mamma non c’è più. Il papà non c’è più.

Il vicolo che conoscevo è silenzioso.

Le pietre dei sogni sembrano lontane, inghiottite dal tempo.

 

Corro tra i vicoli. Lacrime negli occhi.

«Non è più come prima», sussurro al vento.

E il vento risponde:

«Non puoi tornare… ma puoi ricordare.»

 

Un bagliore. Tra le pietre.

I sogni. Sempre lì.

Li raccolgo, uno a uno. Tesori preziosi.

«Sei sempre tu, bambino mio», dice una voce lontana.

«Sì… sempre io», rispondo.

«Sempre noi», aggiungo, come fosse un segreto tra me e il tempo.

 

Il 16 agosto si avvicina.

La tristezza resta. Ma i sogni resistono.

La magia. L’appartenenza. La gioia. Non sono morti.

 

Cammino. Bambino e uomo insieme.

Non cerco applausi. Non cerco approvazione.

Cerco solo verità. Contatto autentico. Abbracci sinceri.

 

Le piazze si riempiono. Voci, risate, mani che si intrecciano.

Non più maschere. Non più apparire.

Solo la vita che pulsa, reale e intensa.

 

«Antoine, perché sorridi?»

«Sto raccogliendo ciò che conta», rispondo.

«E cos’è?»

«I sogni. Quelli che nessuno può rubare.»

 

Ogni passo rimbalza tra passato e presente.

Il suono dei petardi. Il profumo del sugo. Le mani che si stringono.

Ogni risata. Ogni lacrima. Ogni battito di cuore.

 

Raccogliamo i sogni. Tutti insieme.

E battono ancora.

Tra le pietre. Nei vicoli. Nei cuori.

 

Roccaforte del Greco.

16 agosto.

Il vento porta odore di festa, di pane caldo, di speranza.

I sogni non sono cambiati.

E noi… forse, siamo ancora vivi.


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