CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

Arghillà, la Repubblica delle Auto Rubate: dove lo Stato arriva dopo il cric.

Arghillà, la Repubblica delle Auto Rubate: dove lo Stato arriva dopo il cric.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Arghillà non è un quartiere. È una metafora.
E come tutte le metafore italiane, fa male perché dice la verità.

L’operazione “Car Cash” dei Carabinieri non ha semplicemente smantellato una banda di ladri d’auto. Ha tolto il coperchio a un fortino, a una piccola repubblica autonoma dove lo Stato entrava solo chiedendo permesso — e spesso senza ottenerlo. Un luogo dove la Panda vale più della legge, e un cric vale più di una scuola.

Ci hanno spiegato tutto in conferenza stampa, con toni pacati e parole misurate. Ma Arghillà, misurata, non lo è mai stata. È sopraelevata, dominatrice, labirintica: una geografia che sembra disegnata apposta per sfidare l’uniforme. Due ingressi soltanto, come certe fortezze medievali. Chi entra, si vede. Chi arriva in divisa, si annuncia. E chi delinque, scappa.

Non sono ragazzate. Non è folklore criminale. Qui si parla di un’industria. Di un lavoro a tempo pieno. Rubare, smontare, rivendere. Con metodo, con turni, con competenze. Una catena di montaggio rovesciata, dove l’auto nasce intera e muore a pezzi. Fiat Panda e Grande Punto: non il lusso, ma il pane quotidiano. Le auto di chi lavora. O prova a farlo.

La chiamano “cannibalizzazione”. Parola asettica, quasi elegante. In realtà è un’autopsia fatta a cuore battente sull’economia legale. I pezzi finiscono nei mercati neri, nei retrobottega, nelle officine compiacenti. E l’imprenditore onesto — quello che paga tasse, contributi e dignità — viene schiacciato da prezzi impossibili. Non è concorrenza sleale. È concorrenza armata.

Poi c’è il capitolo più vile: il “cavallo di ritorno”. L’arte tutta italiana di rubarti qualcosa per vendertela indietro. Come se il ladro pretendesse gratitudine. Molti pagano. Tacciono. Abbassano la testa. In un caso, la moneta di scambio è stata un’arma. Non un bonifico. Un’arma. E lo Stato, per un attimo, ha perso due volte.

E mentre tutto questo accadeva, una troupe televisiva veniva derubata proprio mentre raccontava i furti. Una scena che non ha bisogno di commenti. È satira pura. È l’Italia che si prende gioco di sé stessa, davanti alle telecamere accese.

I Carabinieri hanno fatto ciò che dovevano fare. Con tecnologia, pazienza, intelligenza. Sono entrati senza entrare. Hanno guardato senza farsi vedere. E alla fine hanno colpito. Diciassette misure cautelari. Un segnale. Importante. Necessario.

Ma non sufficiente.

Lo dice chiaramente il procuratore Musolino, e per una volta la retorica non c’entra: Arghillà è prima di tutto un problema sociale. Non lo si bonifica solo con i blitz all’alba e le sirene spiegate. Non basta la repressione, anche se è indispensabile. Serve lo Stato in borghese. Quello che non fa rumore. Quello che resta.

Scuole aperte, non chiuse. Servizi che funzionano. Presidi veri. Alternative reali. Perché quando il crimine diventa l’unico datore di lavoro, la legalità suona come un lusso per altri.

E poi c’è l’ipocrisia collettiva. Quella che nessuno ama guardare allo specchio. Se quei pezzi rubati non trovassero acquirenti, se il cittadino medio smettesse di fare l’affare, se il commerciante chiudesse la porta al sospetto, Arghillà perderebbe ossigeno. Il mercato criminale vive di domanda. E la domanda siamo noi.

Tra dieci mesi, forse, arriveranno le condanne. La giustizia, questa volta, corre. Bene. Ma la vera sentenza non sarà in un’aula di tribunale. Sarà nelle strade di Arghillà. Quando smetteranno di essere un fortino e torneranno a essere un quartiere.

Quel giorno, forse, l’Italia avrà smesso di rubarsi da sola.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 
@luigi.palamara

Conferenza stampa integrale. OPERAZIONE CAR-CASH REGGIO CALABRIA: MAXI OPERAZIONE DEI CARABINIERI: ESEGUITE 17 MISURE CAUTELARI. Individuata un’organizzazione con base nel quartiere di Arghillà: auto rubate, smontate in poche ore o restituite con il “cavallo di ritorno”. Sequestrate anche armi e ingenti quantitativi di parti di ricambio. Questa mattina, i Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, unitamente a personale in supporto del 14° Battaglione Carabinieri Calabria di Vibo Valentia e della Stazione di Senago (MI) hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria in data 7.1.2026 su richiesta di questo Ufficio di Procura, con la quale è stata disposta l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di sette indagati e degli arresti domiciliari nei confronti di altri dieci, per reati di furto aggravato, ricettazione, estorsione aggravata, detenzione e porto abusivo di armi. La corposa attività investigativa - avviata nell’ottobre del 2024 e conclusa nell’aprile del 2025 – è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria anche con il supporto dei militari della Stazione Carabinieri di Reggio Calabria – Catona, sempre sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica. Durante il corso dell’indagine si è proceduto ad un’articolata e costante attività di monitoraggio e controllo del quartiere Arghillà di Reggio Calabria, teatro, negli ultimi anni, di una recrudescenza criminale. A tale proposito, secondo quanto affermato nell’ordinanza di custodia cautelare, grazie all’indagine è stata disvelata la consumazione di reati contro il patrimonio nel quartiere di Arghillà secondo uno schema operativo sostanzialmente identico e ripetuto nel tempo. Alcuni degli indagati individuavano e successivamente sottraevano dalle vie della città uno o più veicoli di interesse, i quali venivano poi immediatamente condotti ad Arghillà. Come ricostruito dal GIP, ivi giunti, i veicoli rubati divenivano oggetto di una rapidissima e professionale attività di ‘cannibalizzazione’. A ciò si aggiunga che in almeno due casi – sempre per come accertato in sede di ordinanza – si è assistito in diretta (grazie alle telecamere) ad episodi di ‘cavallo di ritorno’, in cui gli indagati hanno altresì posto in essere una condotta estorsiva per costringere i proprietari dei veicoli sottratti a pagare un compenso per ottenerne la restituzione. È inoltre stato riconosciuto dal GIP come alcuni degli indagati adottassero costantemente delle ‘contromisure’ al fine di eludere controlli di polizia nel corso delle operazioni di ricettazione, informandosi a vicenda sulla presenza delle FFOO in vari punti del quartiere o sui controlli subiti dai coindagati. Al contempo, si è ritenuto di particolare allarme sociale che gli indagati abbiano commesso i reati per cui si procede con cadenza pressoché quotidiana, senza interruzioni temporali, anche durante le festività natalizie, sia in orario notturno che diurno. Si aggiunga che alcuni episodi criminosi hanno inoltre interessato i veicoli in sosta presso i parcheggi di strutture ospedaliere, e che in un caso ad essere ‘vittima’ dei reati è stata una troupe televisiva intenta a realizzare un servizio giornalistico nel quartiere di Arghillà. Sotto altro profilo, poi, nell’ordinanza è ben evidenziato come la costante “cannibalizzazione” dei veicoli rubati presenta certamente un profilo di impatto ambientale, determinando la creazione di una discarica di carcasse di veicoli a cielo aperto in un quartiere ad altissima densità abitativa. Si sottolinea, inoltre, come le numerose attività di riscontro compiute nel corso del periodo di monitoraggio conducevano al rinvenimento di molteplici autovetture oggetto di furto, di consistenti parte di ricambio, nonché al ritrovamento e al sequestro di armi. Si evidenzia come il procedimento si trovi ancora nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, il quadro indiziario descritto è da intendersi

♬ suono originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara

Intervista al Procuratore Aggiunto della DDA di Reggio Calabria Stefano Musolino. OPERAZIONE CAR-CASH REGGIO CALABRIA: MAXI OPERAZIONE DEI CARABINIERI: ESEGUITE 17 MISURE CAUTELARI. Individuata un’organizzazione con base nel quartiere di Arghillà: auto rubate, smontate in poche ore o restituite con il “cavallo di ritorno”. Sequestrate anche armi e ingenti quantitativi di parti di ricambio. Questa mattina, i Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, unitamente a personale in supporto del 14° Battaglione Carabinieri Calabria di Vibo Valentia e della Stazione di Senago (MI) hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria in data 7.1.2026 su richiesta di questo Ufficio di Procura, con la quale è stata disposta l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di sette indagati e degli arresti domiciliari nei confronti di altri dieci, per reati di furto aggravato, ricettazione, estorsione aggravata, detenzione e porto abusivo di armi. La corposa attività investigativa - avviata nell’ottobre del 2024 e conclusa nell’aprile del 2025 – è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria anche con il supporto dei militari della Stazione Carabinieri di Reggio Calabria – Catona, sempre sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica. Durante il corso dell’indagine si è proceduto ad un’articolata e costante attività di monitoraggio e controllo del quartiere Arghillà di Reggio Calabria, teatro, negli ultimi anni, di una recrudescenza criminale. A tale proposito, secondo quanto affermato nell’ordinanza di custodia cautelare, grazie all’indagine è stata disvelata la consumazione di reati contro il patrimonio nel quartiere di Arghillà secondo uno schema operativo sostanzialmente identico e ripetuto nel tempo. Alcuni degli indagati individuavano e successivamente sottraevano dalle vie della città uno o più veicoli di interesse, i quali venivano poi immediatamente condotti ad Arghillà. Come ricostruito dal GIP, ivi giunti, i veicoli rubati divenivano oggetto di una rapidissima e professionale attività di ‘cannibalizzazione’. A ciò si aggiunga che in almeno due casi – sempre per come accertato in sede di ordinanza – si è assistito in diretta (grazie alle telecamere) ad episodi di ‘cavallo di ritorno’, in cui gli indagati hanno altresì posto in essere una condotta estorsiva per costringere i proprietari dei veicoli sottratti a pagare un compenso per ottenerne la restituzione. È inoltre stato riconosciuto dal GIP come alcuni degli indagati adottassero costantemente delle ‘contromisure’ al fine di eludere controlli di polizia nel corso delle operazioni di ricettazione, informandosi a vicenda sulla presenza delle FFOO in vari punti del quartiere o sui controlli subiti dai coindagati. Al contempo, si è ritenuto di particolare allarme sociale che gli indagati abbiano commesso i reati per cui si procede con cadenza pressoché quotidiana, senza interruzioni temporali, anche durante le festività natalizie, sia in orario notturno che diurno. Si aggiunga che alcuni episodi criminosi hanno inoltre interessato i veicoli in sosta presso i parcheggi di strutture ospedaliere, e che in un caso ad essere ‘vittima’ dei reati è stata una troupe televisiva intenta a realizzare un servizio giornalistico nel quartiere di Arghillà. Sotto altro profilo, poi, nell’ordinanza è ben evidenziato come la costante “cannibalizzazione” dei veicoli rubati presenta certamente un profilo di impatto ambientale, determinando la creazione di una discarica di carcasse di veicoli a cielo aperto in un quartiere ad altissima densità abitativa. Si sottolinea, inoltre, come le numerose attività di riscontro compiute nel corso del periodo di monitoraggio conducevano al rinvenimento di molteplici autovetture oggetto di furto, di consistenti parte di ricambio, nonché al ritrovamento e al sequestro di armi. Si evidenzia come il procedimento si trovi ancora nella fase delle indagini preliminari e, per

♬ suono originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara

Intervista al Capitano Francesco Severi Comandante di Compagnia dei CC di Reggio Calabria OPERAZIONE CAR-CASH REGGIO CALABRIA: MAXI OPERAZIONE DEI CARABINIERI: ESEGUITE 17 MISURE CAUTELARI. Individuata un’organizzazione con base nel quartiere di Arghillà: auto rubate, smontate in poche ore o restituite con il “cavallo di ritorno”. Sequestrate anche armi e ingenti quantitativi di parti di ricambio. Questa mattina, i Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, unitamente a personale in supporto del 14° Battaglione Carabinieri Calabria di Vibo Valentia e della Stazione di Senago (MI) hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria in data 7.1.2026 su richiesta di questo Ufficio di Procura, con la quale è stata disposta l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di sette indagati e degli arresti domiciliari nei confronti di altri dieci, per reati di furto aggravato, ricettazione, estorsione aggravata, detenzione e porto abusivo di armi. La corposa attività investigativa - avviata nell’ottobre del 2024 e conclusa nell’aprile del 2025 – è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria anche con il supporto dei militari della Stazione Carabinieri di Reggio Calabria – Catona, sempre sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica. Durante il corso dell’indagine si è proceduto ad un’articolata e costante attività di monitoraggio e controllo del quartiere Arghillà di Reggio Calabria, teatro, negli ultimi anni, di una recrudescenza criminale. A tale proposito, secondo quanto affermato nell’ordinanza di custodia cautelare, grazie all’indagine è stata disvelata la consumazione di reati contro il patrimonio nel quartiere di Arghillà secondo uno schema operativo sostanzialmente identico e ripetuto nel tempo. Alcuni degli indagati individuavano e successivamente sottraevano dalle vie della città uno o più veicoli di interesse, i quali venivano poi immediatamente condotti ad Arghillà. Come ricostruito dal GIP, ivi giunti, i veicoli rubati divenivano oggetto di una rapidissima e professionale attività di ‘cannibalizzazione’. A ciò si aggiunga che in almeno due casi – sempre per come accertato in sede di ordinanza – si è assistito in diretta (grazie alle telecamere) ad episodi di ‘cavallo di ritorno’, in cui gli indagati hanno altresì posto in essere una condotta estorsiva per costringere i proprietari dei veicoli sottratti a pagare un compenso per ottenerne la restituzione. È inoltre stato riconosciuto dal GIP come alcuni degli indagati adottassero costantemente delle ‘contromisure’ al fine di eludere controlli di polizia nel corso delle operazioni di ricettazione, informandosi a vicenda sulla presenza delle FFOO in vari punti del quartiere o sui controlli subiti dai coindagati. Al contempo, si è ritenuto di particolare allarme sociale che gli indagati abbiano commesso i reati per cui si procede con cadenza pressoché quotidiana, senza interruzioni temporali, anche durante le festività natalizie, sia in orario notturno che diurno. Si aggiunga che alcuni episodi criminosi hanno inoltre interessato i veicoli in sosta presso i parcheggi di strutture ospedaliere, e che in un caso ad essere ‘vittima’ dei reati è stata una troupe televisiva intenta a realizzare un servizio giornalistico nel quartiere di Arghillà. Sotto altro profilo, poi, nell’ordinanza è ben evidenziato come la costante “cannibalizzazione” dei veicoli rubati presenta certamente un profilo di impatto ambientale, determinando la creazione di una discarica di carcasse di veicoli a cielo aperto in un quartiere ad altissima densità abitativa. Si sottolinea, inoltre, come le numerose attività di riscontro compiute nel corso del periodo di monitoraggio conducevano al rinvenimento di molteplici autovetture oggetto di furto, di consistenti parte di ricambio, nonché al ritrovamento e al sequestro di armi. Si evidenzia come il procedimento si trovi ancora nella fase delle indagini preliminar

♬ suono originale - Luigi Palamara

Posta un commento

0 Commenti