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San Sebastiano e il senso della misura

San Sebastiano e il senso della misura
L'Editoriale di Luigi Palamara


Ci sono giorni in cui una città sembra fermarsi un momento, come chi si guarda le mani per capire quanto tempo è passato. A Reggio Calabria il giorno di San Sebastiano è uno di questi. Non perché accada qualcosa di straordinario, ma perché si avverte, per un istante, il peso delle cose ordinarie che da troppo tempo si trascinano senza nome.

Nella Chiesa del Crocifisso, il 19 gennaio 2026, le parole della liturgia hanno incontrato la vita della città così com’è: fatta di traffico disordinato, di pazienze brevi, di regole che si conoscono bene e si rispettano poco. Dentro la chiesa, il raccoglimento; fuori, la consueta fretta. È in questa distanza che Reggio riconosce se stessa.

San Sebastiano non è un santo che rassicura. È un uomo dell’ordine che ha conosciuto il limite dell’obbedienza. Un soldato che ha scoperto, tardi ma lucidamente, che ci sono leggi che non salvano l’uomo e obbedienze che lo perdono. Per questo è rimasto trafitto: non dalle frecce soltanto, ma da una scelta che non ammetteva ritorni.

L’Arcivescovo Fortunato Morrone ha parlato con parole semplici, come si parla nelle case quando si toccano le cose serie. Ha ricordato che l’autorità non nasce dal comando, ma dalla responsabilità. Che l’ordine non è forza, ma misura. E che quando una comunità perde il senso del limite, comincia lentamente a consumarsi, senza rumore.

La Polizia Locale, più di ogni altra istituzione, vive questa fatica. È chiamata a stare sul confine: tra la legge scritta e quella sopportata, tra ciò che sarebbe giusto e ciò che viene tollerato. È un compito che non dà gloria, ma logora. E tuttavia, senza questa presenza quotidiana, la città si sfalderebbe come una casa lasciata senza cura.

San Sebastiano è stato scelto come patrono non per la sua forza, ma per la sua fedeltà a una coscienza che non ha cercato scuse. È una lezione che riguarda chi indossa una divisa, ma anche chi la osserva con diffidenza solo quando impone un limite. Perché una comunità vive davvero soltanto quando accetta regole che non siano piegate all’interesse di ciascuno.

C’è poi un’altra protezione affidata a questo santo: quella dalle epidemie. Non solo da quelle che colpiscono il corpo, ma da quelle più lente e silenziose che intaccano la convivenza: l’abitudine all’illegalità, la rassegnazione, il pensiero che “tanto è sempre stato così”. Sono mali che non fanno paura, ma consumano.

La festa di San Sebastiano non dovrebbe essere un giorno di celebrazione, ma di misura. Un giorno in cui ciascuno, nel proprio ruolo, si domanda se sta contribuendo a tenere insieme la città o a disfarla un poco di più. Perché le città, come le persone, non muoiono all’improvviso. Si logorano.

San Sebastiano resta lì, fermo nella sua ferita. Non giudica, non accusa. Ricorda soltanto che vivere insieme è un lavoro quotidiano, fatto di limiti accettati e di responsabilità condivise. E che una città, se vuole restare tale, deve imparare a riconoscersi ogni giorno, non solo davanti a un altare.

Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno

#sansebastiano #polizialocale #reggiocalabria #salvatorezucco #fortunatomorrone

@luigi.palamara San Sebastiano e il senso della misura L'Editoriale di Luigi Palamara Ci sono giorni in cui una città sembra fermarsi un momento, come chi si guarda le mani per capire quanto tempo è passato. A Reggio Calabria il giorno di San Sebastiano è uno di questi. Non perché accada qualcosa di straordinario, ma perché si avverte, per un istante, il peso delle cose ordinarie che da troppo tempo si trascinano senza nome. Nella Chiesa del Crocifisso, il 19 gennaio 2026, le parole della liturgia hanno incontrato la vita della città così com’è: fatta di traffico disordinato, di pazienze brevi, di regole che si conoscono bene e si rispettano poco. Dentro la chiesa, il raccoglimento; fuori, la consueta fretta. È in questa distanza che Reggio riconosce se stessa. San Sebastiano non è un santo che rassicura. È un uomo dell’ordine che ha conosciuto il limite dell’obbedienza. Un soldato che ha scoperto, tardi ma lucidamente, che ci sono leggi che non salvano l’uomo e obbedienze che lo perdono. Per questo è rimasto trafitto: non dalle frecce soltanto, ma da una scelta che non ammetteva ritorni. L’Arcivescovo Fortunato Morrone ha parlato con parole semplici, come si parla nelle case quando si toccano le cose serie. Ha ricordato che l’autorità non nasce dal comando, ma dalla responsabilità. Che l’ordine non è forza, ma misura. E che quando una comunità perde il senso del limite, comincia lentamente a consumarsi, senza rumore. La Polizia Locale, più di ogni altra istituzione, vive questa fatica. È chiamata a stare sul confine: tra la legge scritta e quella sopportata, tra ciò che sarebbe giusto e ciò che viene tollerato. È un compito che non dà gloria, ma logora. E tuttavia, senza questa presenza quotidiana, la città si sfalderebbe come una casa lasciata senza cura. San Sebastiano è stato scelto come patrono non per la sua forza, ma per la sua fedeltà a una coscienza che non ha cercato scuse. È una lezione che riguarda chi indossa una divisa, ma anche chi la osserva con diffidenza solo quando impone un limite. Perché una comunità vive davvero soltanto quando accetta regole che non siano piegate all’interesse di ciascuno. C’è poi un’altra protezione affidata a questo santo: quella dalle epidemie. Non solo da quelle che colpiscono il corpo, ma da quelle più lente e silenziose che intaccano la convivenza: l’abitudine all’illegalità, la rassegnazione, il pensiero che “tanto è sempre stato così”. Sono mali che non fanno paura, ma consumano. La festa di San Sebastiano non dovrebbe essere un giorno di celebrazione, ma di misura. Un giorno in cui ciascuno, nel proprio ruolo, si domanda se sta contribuendo a tenere insieme la città o a disfarla un poco di più. Perché le città, come le persone, non muoiono all’improvviso. Si logorano. San Sebastiano resta lì, fermo nella sua ferita. Non giudica, non accusa. Ricorda soltanto che vivere insieme è un lavoro quotidiano, fatto di limiti accettati e di responsabilità condivise. E che una città, se vuole restare tale, deve imparare a riconoscersi ogni giorno, non solo davanti a un altare. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno #sansebastiano #polizialocale #reggiocalabria #salvatorezucco #fortunatomorrone ♬ suono originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara Intervista al Comandante Salvatore Zucco. San Sebastiano e la divisa: appunti di una città che chiede misura. A Reggio Calabria il 20 gennaio non è soltanto una data del calendario liturgico. È un giorno che invita a guardarsi dentro. E come accade quando ci si guarda davvero, ciò che appare non è sempre consolante. Si celebra San Sebastiano Martire, patrono della Polizia Locale. Un santo trafitto dalle frecce, soldato dell’Impero, uomo d’ordine che seppe anteporre la coscienza all’obbedienza. Non è un dettaglio per devoti: è una lezione civile, di quelle che non invecchiano perché non trovano mai pieno compimento. La città si è ritrovata il 19 gennaio 2026 nella Chiesa di San Sebastiano al Crocefisso, nel centro storico, affidata alla guida di don Marco Scordo. Un luogo che porta addosso le ferite e le ricostruzioni di Reggio, come un volto che ha visto passare il tempo senza mai riuscire a dimenticarlo. Dentro, il silenzio interrotto dalla liturgia; fuori, la vita irregolare di ogni giorno, il traffico disordinato, le abitudini difficili da correggere. È in questo confine che la città si riconosce: tra ciò che vorrebbe essere e ciò che continua a tollerare. La messa solenne, presieduta dall’Arcivescovo monsignor Fortunato Morrone, ha richiamato parole essenziali: servizio, prossimità, legalità. Parole che rischiano l’usura, ma che restano necessarie. Perché una comunità smette di tenersi insieme proprio quando rinuncia a nominare ciò che dovrebbe difendere. Poi arriva il momento del rendiconto, quello che non conosce metafore. Il bilancio operativo del Corpo di Polizia Locale: numeri, interventi, dati sulla viabilità, sull’ambiente, sulla sicurezza urbana. Nel pomeriggio, alle ore 16, il rapporto sarà presentato presso la Centrale Operativa, guidata dal comandante Salvatore Zucco. È qui che la città è chiamata a misurarsi con se stessa, senza alibi e senza retorica. La Polizia Locale è forse l’istituzione più vicina e, proprio per questo, la più esposta. È quella che incontra il cittadino nel quotidiano, non nei momenti solenni. È chiamata a ricordare le regole là dove le regole sono considerate un fastidio. Non gode di miti né di eroismi, ma svolge un compito necessario, spesso ingrato. Eppure, senza questa presenza discreta e continua, la città perderebbe anche l’illusione dell’ordine. San Sebastiano fu proclamato patrono nel 1957 da Papa Pio XII perché rappresentava un’idea semplice e severa: si può servire lo Stato senza tradire la giustizia. È una responsabilità che pesa ancora oggi su chi indossa una divisa, ma anche su chi quella divisa la giudica solo quando disturba. A Reggio Calabria San Sebastiano è ricordato anche come protettore dalle epidemie. Non soltanto quelle che colpiscono il corpo, ma quelle più silenziose che intaccano la convivenza: l’illegalità accettata, la rassegnazione, l’abitudine a chiudere un occhio. Sono mali che non fanno clamore, ma scavano in profondità. La festa del 20 gennaio non dovrebbe essere un’occasione celebrativa. Dovrebbe essere un momento di misura e di riflessione. Per la Polizia Locale, chiamata a esercitare fermezza senza durezza. Per i cittadini, chiamati a chiedere legalità senza pretendere eccezioni. San Sebastiano resta lì, immobile nella sua ferita. Non promette soluzioni, non offre consolazioni facili. Ricorda soltanto che una città vive davvero quando riesce a rispettare se stessa. E Reggio Calabria, se vuole continuare a farlo, deve imparare a rispondere a questa domanda ogni giorno, non solo nelle ricorrenze. Alla celebrazione erano presenti le autorità militari — Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Guardia Costiera — e le autorità civili: la Prefettura, il sindaco f.f. Mimmetto Battaglia e l’assessora Giuggi Palmenta. Luigi Palamara #sansebastiano #polizialocale #reggiocalabria #salvatorezucco #giuggipalmenta ♬ suono originale - Luigi Palamara

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