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Reggio Calabria 2025, l’anno dei Carabinieri: un anno di Stato vissuto insieme e la cronaca di una presenza che non fa rumore

Reggio Calabria 2025, l’anno dei Carabinieri: un anno di Stato vissuto insieme e la cronaca di una presenza che non fa rumore
L’Editoriale di Luigi Palamara


Esistono territori dove lo Stato deve alzare la voce per farsi sentire. E ce ne sono altri, come Reggio Calabria, dove lo Stato deve soprattutto esserci. Ogni giorno. Anche quando non fa notizia. Anche quando non conviene.
Il 2025 dei Carabinieri reggini è stato questo: una lunga, ostinata, quotidiana esercitazione di presenza.

Una presenza che non si annuncia, ma si riconosce. Come il passo dell’appuntato che attraversa la piazza all’alba. Come la gazzella che passa lenta davanti al bar ancora chiuso.
«Quando li vedo so che non siamo soli», dice un anziano a Bagnara Calabra, seduto su una panchina con il mare davanti. «Magari non risolvono tutto, ma intanto ci sono. E questo, da queste parti, vale oro».

A guidare questo presidio silenzioso ma inflessibile c’è il Generale di Brigata Cesario Totaro, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria. Un ufficiale che non ama le frasi ad effetto e che sembra appartenere a quella razza sempre più rara di comandanti convinti che l’autorità non si declami, ma si pratichi. Con disciplina. Con pazienza. E soprattutto con onore e umiltà.
«Il 2025 è stato un anno impegnativo – ha spiegato nel bilancio annuale – non solo sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, ma anche sul piano della formazione e della crescita consapevole dei giovani. Un percorso iniziato all’inizio dell’anno e culminato con le iniziative legate al 211° anniversario della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri».

«Non parla molto», racconta un sindaco dell’entroterra, «ma quando serve lo Stato, lui arriva. E arriva con i fatti».

Il territorio: battuto palmo a palmo, giorno e notte.
Trecentomila persone controllate, oltre duecentomila veicoli fermati. Numeri, certo. Ma dietro i numeri ci sono strade battute di notte, contrade dimenticate, piazze di paese dove l’uniforme è ancora un segnale rassicurante prima che repressivo.
«Il controllo del territorio – sottolinea Totaro – è un’attività silenziosa, che non sempre produce risultati immediati, ma che nel tempo diventa fondamentale. È così che si ricostruiscono reti e relazioni criminali presenti sul territorio».

Nel 2025 i Carabinieri non hanno scelto tra città e montagne, tra centri e periferie: hanno scelto tutto. Dall’Aspromonte alle arterie urbane, dalla Locride alla Piana.

A San Luca una donna, uscendo dalla chiesa, lo dice piano, quasi con pudore:
«Prima avevamo paura pure a parlare. Ora li vediamo girare, fermarsi, salutare. È come se qualcuno avesse rimesso le luci accese».

La legalità, qui, funziona solo se diventa normale.

Quattro anime e una certezza a mille metri di altezza.
Roccaforte del Greco. Quattro anime d’inverno. Eppure anche qui lo Stato non è un’astrazione.
Quando la neve blocca una macchina e il telefono prende a tratti, dall’altra parte non c’è distanza:
«Restate in auto. Arriviamo noi».

«A Roccaforte non si resta soli. Nemmeno con la neve».
È questa l’Arma che il Generale Totaro descrive senza retorica: «La presenza dell’Arma non è simbolica. È concreta. Ed è un dovere anche dove restare costa fatica».

Il sangue, quando arriva, non trova lo Stato distratto.
Omicidi familiari, parricidi, delitti maturati nella disperazione. A Bovalino, Gioiosa Ionica, San Pietro di Caridà lo Stato è arrivato subito.
«Abbiamo dovuto fare piena luce su fatti di sangue molto gravi – ha spiegato il Generale – e sono tuttora in corso attività investigative per chiarire altri crimini che hanno interessato la provincia, anche in aree di confine».

E poi Millennium, operazione destinata a restare: un’indagine che ha attraversato la Locride, il centro della provincia, l’Italia e l’Europa.
«Un’attività che continuerà a far parlare di sé negli anni a venire», dice Totaro.
Accanto a Millennium, Arangea, Time Out, Penalty: colpi inferti senza clamore, ma con metodo.

La provincia profonda, dove lo Stato non dovrebbe arrivare.

E invece arriva. A Platì, a Caulonia, a San Luca.
«Qui lo Stato lo vedevamo solo in televisione. Ora lo vediamo camminare nei boschi», dice un pastore dell’Aspromonte.

Arriva con i Cacciatori, con le Stazioni, con chi conosce sentieri e silenzi.

I deboli, che non fanno rumore.
«L’impegno dell’Arma – ricorda Totaro – non è solo repressivo. È anche sociale».
Truffe agli anziani, violenze domestiche, Codice Rosso: settanta tra arresti e deferimenti.
«Mi hanno fatto sentire creduta», racconta una donna. «Per la prima volta non mi sono sentita sola».

E poi le scuole. Duecento incontri.
«Abbiamo parlato ai ragazzi come persone», dice uno studente. «Questo ti resta».

Quando l’uniforme salva.
Soccorso in mare, sui sentieri dell’Aspromonte, fuori servizio.

«Non è strategia – dice il Generale – è senso del dovere. Sei lì, e intervieni».

La Festa dell’Arma.
Non una passerella, ma un’appartenenza.
Mostre, scuole, memoria.
«Ho portato mio figlio», dice un padre. «Volevo che vedesse da che parte stare».

Un bilancio che pesa.
Il 2025 si chiude con un bilancio positivo, ma non trionfalistico.
A Reggio Calabria non si vince mai definitivamente. Si resiste. Si avanza. Si resta.

E forse la vera notizia è tutta qui, nelle parole di un cittadino incontrato per strada:
«Finché vedremo i Carabinieri camminare accanto a noi, sapremo che lo Stato non ci ha lasciati».

In una terra dove lo Stato è stato spesso episodico, i Carabinieri hanno scelto di essere continui.
Non eroici. Presenti.
Che, in fondo, è la forma più seria di coraggio.

#NeiSecoliFedeli

Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno

@luigi.palamara

Reggio Calabria 2025, l’anno dei Carabinieri: un anno di Stato vissuto insieme e la cronaca di una presenza che non fa rumore L’Editoriale di Luigi Palamara Esistono territori dove lo Stato deve alzare la voce per farsi sentire. E ce ne sono altri, come Reggio Calabria, dove lo Stato deve soprattutto esserci. Ogni giorno. Anche quando non fa notizia. Anche quando non conviene. Il 2025 dei Carabinieri reggini è stato questo: una lunga, ostinata, quotidiana esercitazione di presenza. Una presenza che non si annuncia, ma si riconosce. Come il passo dell’appuntato che attraversa la piazza all’alba. Come la gazzella che passa lenta davanti al bar ancora chiuso. «Quando li vedo so che non siamo soli», dice un anziano a Bagnara Calabra, seduto su una panchina con il mare davanti. «Magari non risolvono tutto, ma intanto ci sono. E questo, da queste parti, vale oro». A guidare questo presidio silenzioso ma inflessibile c’è il Generale di Brigata Cesario Totaro, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria. Un ufficiale che non ama le frasi ad effetto e che sembra appartenere a quella razza sempre più rara di comandanti convinti che l’autorità non si declami, ma si pratichi. Con disciplina. Con pazienza. E soprattutto con onore e umiltà. «Il 2025 è stato un anno impegnativo – ha spiegato nel bilancio annuale – non solo sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, ma anche sul piano della formazione e della crescita consapevole dei giovani. Un percorso iniziato all’inizio dell’anno e culminato con le iniziative legate al 211° anniversario della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri». «Non parla molto», racconta un sindaco dell’entroterra, «ma quando serve lo Stato, lui arriva. E arriva con i fatti». Il territorio: battuto palmo a palmo, giorno e notte. Trecentomila persone controllate, oltre duecentomila veicoli fermati. Numeri, certo. Ma dietro i numeri ci sono strade battute di notte, contrade dimenticate, piazze di paese dove l’uniforme è ancora un segnale rassicurante prima che repressivo. «Il controllo del territorio – sottolinea Totaro – è un’attività silenziosa, che non sempre produce risultati immediati, ma che nel tempo diventa fondamentale. È così che si ricostruiscono reti e relazioni criminali presenti sul territorio». Nel 2025 i Carabinieri non hanno scelto tra città e montagne, tra centri e periferie: hanno scelto tutto. Dall’Aspromonte alle arterie urbane, dalla Locride alla Piana. A San Luca una donna, uscendo dalla chiesa, lo dice piano, quasi con pudore: «Prima avevamo paura pure a parlare. Ora li vediamo girare, fermarsi, salutare. È come se qualcuno avesse rimesso le luci accese». La legalità, qui, funziona solo se diventa normale. Quattro anime e una certezza a mille metri di altezza. Roccaforte del Greco. Quattro anime d’inverno. Eppure anche qui lo Stato non è un’astrazione. Quando la neve blocca una macchina e il telefono prende a tratti, dall’altra parte non c’è distanza: «Restate in auto. Arriviamo noi». «A Roccaforte non si resta soli. Nemmeno con la neve». È questa l’Arma che il Generale Totaro descrive senza retorica: «La presenza dell’Arma non è simbolica. È concreta. Ed è un dovere anche dove restare costa fatica». Il sangue, quando arriva, non trova lo Stato distratto. Omicidi familiari, parricidi, delitti maturati nella disperazione. A Bovalino, Gioiosa Ionica, San Pietro di Caridà lo Stato è arrivato subito. «Abbiamo dovuto fare piena luce su fatti di sangue molto gravi – ha spiegato il Generale – e sono tuttora in corso attività investigative per chiarire altri crimini che hanno interessato la provincia, anche in aree di confine». E poi Millennium, operazione destinata a restare: un’indagine che ha attraversato la Locride, il centro della provincia, l’Italia e l’Europa. «Un’attività che continuerà a far parlare di sé negli anni a venire», dice Totaro. Accanto a Millennium, Arangea, Time Out, Penalty: colpi inferti senza clamore, ma con metodo. La provincia profonda, dove lo Stato non dovrebbe arrivare. E invece

♬ suono originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara

IL 2025 DEI CARABINIERI DI REGGIO CALABRIA: UN ANNO DI PRESENZA, LEGALITÀ E VICINANZA AI CITTADINI Anche il 2025 è stato senza ombra di dubbio un anno particolarmente impegnativo per il Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, sul piano della sicurezza e dell’ordine pubblico, che ha richiesto un impegno costante nel contrasto alla criminalità e nella tutela delle fasce più deboli, nonché una forte attenzione ai giovani e al mondo della scuola, nel solco dei valori fondanti dell’Arma. Controllo del territorio e prevenzione: una presenza costante Nel corso del 2025 l’attività di controllo del territorio è proseguita senza soluzione di continuità, con servizi mirati tanto negli ambiti più remoti del territorio, quanto nelle aree urbane, nei centri più piccoli e lungo le principali arterie stradali. I Carabinieri hanno assicurato una presenza quotidiana nei luoghi di maggior aggregazione, contribuendo a rafforzare la percezione di sicurezza tra i cittadini e a prevenire i reati predatori e diffusi. L’azione preventiva e repressiva ha interessato in modo particolare le aree più complesse della provincia di Reggio Calabria, dove sono stati intensificati i servizi straordinari di controllo, anche con il supporto dei reparti specializzati. Sono state controllate circa 300 mila persone e quasi 200 mila veicoli. Tali attività hanno consentito di intercettare situazioni di illegalità, sequestrare armi e sostanze stupefacenti e assicurare alla giustizia soggetti responsabili di gravi reati, incidendo in maniera significativa sul tessuto criminale locale e non solo. Attività investigative e operazioni di servizio nel 2025 Già nei primi giorni del 2025 l’Arma dei Carabinieri si è trovata a fronteggiare da una serie di gravi fatti di sangue che hanno richiesto un immediato e costante impegno investigativo. In particolare, a Bovalino lo scorso 20 gennaio sono stati eseguiti i fermi di indiziato di delitto nei confronti di due fratelli, di cui uno minorenne, gravemente indiziati dell’uccisione del padre, maturata in ambito familiare. A Gioiosa Ionica invece, il 13 settembre al termine di accurate e complesse indagini, è stato fermato un cittadino di nazionalità indiana, ritenuto responsabile dell’omicidio di un connazionale, episodio che aveva suscitato forte allarme sociale. A San Pietro di Caridà l’Arma è intervenuta a seguito di ulteriori gravi fatti omicidiari, per i quali sono tuttora in corso articolate e approfondite indagini. Hanno fatto da contorno a questi gravi fatti di sangue una serie di operazioni di servizio, capaci di incidere in modo significativo sugli assetti della criminalità organizzata e dei traffici illeciti. Su tutte l’operazione “Millennium”, la più rilevante condotta nel corso dell’anno, che sicuramente farà parlare a lungo di sé; coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ha portato a denunciare 101 persone in stato di libertà e a eseguire 3 misure cautelari nei confronti di 97 soggetti ritenuti appartenenti a un’articolata struttura criminale, nonché il sequestro di società riconducibili agli indagati e utilizzate per il sostegno e il riciclaggio delle attività illecite, con ramificazioni su scala nazionale e internazionale. Sempre nel capoluogo, l’operazione “Arangea Bis – Oikos” ha consentito di disarticolare due distinte associazioni per delinquere finalizzate al traffico internazionale e allo spaccio di sostanze stupefacenti, mentre l’operazione “Time Out” ha colpito un sodalizio dedito al narcotraffico operante nel quartiere di Catona. Particolare risalto investigativo ha avuto, altresì, l’operazione “Penalty” che ha interessato il settore delle frodi sportive, con l’emersione di un sistema illecito legato a flussi anomali di scommesse e alla manipolazione di eventi calcistici. L’attività ha avuto risalto anche nel contesto internazionale e segnatamente nell’ambito dei lavori del 15th INTERPOL Match-Fixing Task Force Meeting, tenutosi ad Abu Dhabi (UAE) dall’11 al

♬ suono originale - Luigi Palamara

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