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Calabria, tra il fango e lo Stato.Tajani porta sul tavolo il Sistema Italia

Calabria, tra il fango e lo Stato.
Tajani porta sul tavolo il "Sistema Italia"
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Questo è un momento, nella vita pubblica di un Paese, in questo caso di una Regione, la Calabria, in cui le parole smettono di essere promesse e diventano contabilità morale. La Calabria, oggi, è lì: tra il fango dell’alluvione e la prova dello Stato.

L’incontro tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il presidente della Regione Roberto Occhiuto, nel palazzo del Consiglio regionale di Reggio Calabria, non è stato uno di quei rituali in cui la politica si guarda allo specchio e si applaude. È stato, almeno nelle intenzioni, un tentativo di risposta. Non alla retorica, ma alla devastazione.

Tajani ha portato sul tavolo quello che chiama il “Sistema Italia”. Un’espressione che, detta così, potrebbe sembrare una formula vuota, buona per i convegni. E invece qui diventa un elenco preciso: ICE, SIMEST, SACE, Cassa Depositi e Prestiti, CDP Venture Capital. Non slogan, ma sigle. Non emozioni, ma strumenti. In un Paese dove spesso si promette tutto e si realizza poco, l’elenco puntuale ha il sapore della serietà.

Trecento milioni di euro a fondo perduto, stanziati da SIMEST per le regioni colpite. Garanzie creditizie assicurate da SACE. Interventi mirati della CDP. Il messaggio è chiaro: le imprese non devono morire sotto le macerie della burocrazia dopo essere sopravvissute all’alluvione. Soprattutto quelle legate all’export, che rappresentano la parte sana, competitiva, spesso invisibile del Mezzogiorno.

Ma il vero nemico, come sempre, non è l’acqua: è il tempo. E Tajani lo sa. Per questo annuncia un numero di emergenza del Ministero degli Esteri. Non un call center anonimo, ma una guida passo dopo passo per l’imprenditore smarrito. Un’idea semplice, quasi banale, e proprio per questo rivoluzionaria in un Paese che ama complicarsi la vita. È il modello Emilia-Romagna e Toscana applicato al Sud. E già questo è un fatto politico.

Dieci giorni per l’erogazione degli aiuti SIMEST. Dieci. In Italia è un numero che suona come una provocazione. Intanto la Protezione Civile lavora alla conta dei danni per attivare il Fondo di Solidarietà Europeo. Centinaia di milioni, forse di più. Tre regioni colpite, Malta coinvolta: tutti i requisiti per l’intervento UE ci sono. Ora resta da vedere se l’Europa saprà essere rapida quanto pretende di essere solidale.

Poi c’è l’altro fronte. Quello più scomodo. Quello che divide.

La sicurezza. Le manifestazioni. La linea sottile tra protesta e devastazione. Tajani non usa giri di parole: serve un DASPO per i violenti. Chi ha precedenti non deve poter tornare in piazza a spaccare tutto. Come gli ultras negli stadi. La libertà di manifestare è sacra, dice. Ma non esiste un diritto costituzionale a incendiare auto della polizia o a trasformare le città in campi di battaglia.

E qui la voce si fa più dura. Quella di ieri, dice il ministro, non era una protesta spontanea. Era una guerriglia organizzata, con presenze anche dall’estero. Parole pesanti, che non cercano consenso ma delimitano un confine: senza ordine, la democrazia si autodistrugge.

Occhiuto, dal canto suo, resta sul terreno concreto. Annuncia la piattaforma digitale regionale già attiva per le richieste di risarcimento. Imprenditori e sindaci possono inserire subito le domande. Nessun alibi, nessuna attesa. La sfida, dice, si vince sull’efficienza. E ha ragione: la solidarietà, se non diventa risarcimento, resta solo una carezza.

C’è anche l’assistenza tecnica, fisica, negli uffici regionali. Mani che aiutano a compilare moduli, non solo tweet di vicinanza. Perché dietro ogni scheda di danno c’è un’azienda di famiglia, una storia, un pezzo di economia reale che rischia di sparire.

Alla fine restano i numeri, che non mentono: 300 milioni di SIMEST, le garanzie SACE, il numero di emergenza della Farnesina, la piattaforma della Regione. È un impianto. Funzionerà? Lo dirà il tempo. Ma almeno, per una volta, lo Stato si è presentato con un’agenda e non solo con un microfono.

La Calabria non chiede miracoli. Chiede normalità. E la normalità, in Italia, è spesso la cosa più difficile da ottenere.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 
@luigi.palamara

Calabria, tra il fango e lo Stato. Tajani porta sul tavolo il "Sistema Italia" L'Editoriale di Luigi Palamara Q73sto è un momento, nella vita pubblica di un Paese, in questo caso di una Regione, la Calabria, in cui le parole smettono di essere promesse e diventano contabilità morale. La Calabria, oggi, è lì: tra il fango dell’alluvione e la prova dello Stato. L’incontro tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il presidente della Regione Roberto Occhiuto, nel palazzo del Consiglio regionale di Reggio Calabria, non è stato uno di quei rituali in cui la politica si guarda allo specchio e si applaude. È stato, almeno nelle intenzioni, un tentativo di risposta. Non alla retorica, ma alla devastazione. Tajani ha portato sul tavolo quello che chiama il “Sistema Italia”. Un’espressione che, detta così, potrebbe sembrare una formula vuota, buona per i convegni. E invece qui diventa un elenco preciso: ICE, SIMEST, SACE, Cassa Depositi e Prestiti, CDP Venture Capital. Non slogan, ma sigle. Non emozioni, ma strumenti. In un Paese dove spesso si promette tutto e si realizza poco, l’elenco puntuale ha il sapore della serietà. Trecento milioni di euro a fondo perduto, stanziati da SIMEST per le regioni colpite. Garanzie creditizie assicurate da SACE. Interventi mirati della CDP. Il messaggio è chiaro: le imprese non devono morire sotto le macerie della burocrazia dopo essere sopravvissute all’alluvione. Soprattutto quelle legate all’export, che rappresentano la parte sana, competitiva, spesso invisibile del Mezzogiorno. Ma il vero nemico, come sempre, non è l’acqua: è il tempo. E Tajani lo sa. Per questo annuncia un numero di emergenza del Ministero degli Esteri. Non un call center anonimo, ma una guida passo dopo passo per l’imprenditore smarrito. Un’idea semplice, quasi banale, e proprio per questo rivoluzionaria in un Paese che ama complicarsi la vita. È il modello Emilia-Romagna e Toscana applicato al Sud. E già questo è un fatto politico. Dieci giorni per l’erogazione degli aiuti SIMEST. Dieci. In Italia è un numero che suona come una provocazione. Intanto la Protezione Civile lavora alla conta dei danni per attivare il Fondo di Solidarietà Europeo. Centinaia di milioni, forse di più. Tre regioni colpite, Malta coinvolta: tutti i requisiti per l’intervento UE ci sono. Ora resta da vedere se l’Europa saprà essere rapida quanto pretende di essere solidale. Poi c’è l’altro fronte. Quello più scomodo. Quello che divide. La sicurezza. Le manifestazioni. La linea sottile tra protesta e devastazione. Tajani non usa giri di parole: serve un DASPO per i violenti. Chi ha precedenti non deve poter tornare in piazza a spaccare tutto. Come gli ultras negli stadi. La libertà di manifestare è sacra, dice. Ma non esiste un diritto costituzionale a incendiare auto della polizia o a trasformare le città in campi di battaglia. E qui la voce si fa più dura. Quella di ieri, dice il ministro, non era una protesta spontanea. Era una guerriglia organizzata, con presenze anche dall’estero. Parole pesanti, che non cercano consenso ma delimitano un confine: senza ordine, la democrazia si autodistrugge. Occhiuto, dal canto suo, resta sul terreno concreto. Annuncia la piattaforma digitale regionale già attiva per le richieste di risarcimento. Imprenditori e sindaci possono inserire subito le domande. Nessun alibi, nessuna attesa. La sfida, dice, si vince sull’efficienza. E ha ragione: la solidarietà, se non diventa risarcimento, resta solo una carezza. C’è anche l’assistenza tecnica, fisica, negli uffici regionali. Mani che aiutano a compilare moduli, non solo tweet di vicinanza. Perché dietro ogni scheda di danno c’è un’azienda di famiglia, una storia, un pezzo di economia reale che rischia di sparire. Alla fine restano i numeri, che non mentono: 300 milioni di SIMEST, le garanzie SACE, il numero di emergenza della Farnesina, la piattaforma della Regione. È un impianto. Funzionerà? Lo dirà il tempo. Ma almeno, per una volta, lo Stato si è presentato con un’agenda e non s

♬ suono originale - Luigi Palamara

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