Cannizzaro lancia la Sfida: Un Centrodestra "Numero 10" per Conquistare Reggio.
L'editoriale di Luigi Palamara
A Reggio Calabria febbraio non è solo il mese degli innamorati. È il mese in cui la politica prova a travestirsi da sentimento. L’onorevole Francesco Cannizzaro lo sa bene e gioca con il calendario: il 14 febbraio come coincidenza, non come mossa studiata. Dice. Perché in politica le coincidenze sono rare come i miracoli, e quando capitano conviene sempre diffidarne un poco.
Eppure l’operazione è chiara: trasformare l’amore privato in orgoglio civico, l’innamoramento in progetto, il sentimento in voto. “Siamo tutti innamorati di Reggio”, proclama. E fin qui nulla da eccepire: ogni città merita dichiarazioni d’affetto. Il punto è un altro: l’amore, in politica, si misura in chilometri d’asfalto, in servizi che funzionano, in burocrazia che non soffoca. Non in metafore.
Cannizzaro parla di una coalizione unita, forte, entusiasta. Il centrodestra come squadra compatta, con il numero 10 sulle spalle ma con undici uomini in campo. La metafora calcistica è facile, popolare, rassicurante. Il numero 10 è quello che inventa, che segna, che trascina. Ma senza difesa e senza centrocampo resta un funambolo solitario. E Reggio, più che di funamboli, ha bisogno di amministratori.
Dieci punti programmatici. Dieci anni di governo. “Destinazione 2036”. Il numero diventa simbolo, quasi una cabala laica. Ma la politica non è numerologia. È tempo, competenza, ostinazione. È soprattutto capacità di fare presto ciò che per decenni non si è fatto.
L’elenco delle promesse è imponente: cabinovia da Pentimele ai forti, porto turistico con fondi già disponibili, crociere da attrarre, il “tunnel più bello d’Europa” accanto al “chilometro più bello d’Italia”, decongestionamento del centro, scuole da spostare per liberare il traffico, una Villa Comunale trasformata in parco moderno e vivibile. E ancora: proiettare Reggio nel Piano Mattei, candidarla a missione strategica nazionale.
Visione o vertigine? Dipende. Le grandi opere seducono. Ma seducono sempre prima del bilancio consuntivo.
C’è poi il capitolo dei servizi essenziali, evocati come priorità. Ed è qui che la retorica si fa più seria. Perché una città che ambisce a diventare turistica non può permettersi trasporti inadeguati, traffico paralizzante, uffici lenti, quartieri dimenticati. Il turismo non è una fotografia al tramonto: è un sistema che funziona.
Cannizzaro rivendica risultati ottenuti “dall’opposizione”: aeroporto, porto, lido comunale, circoscrizioni, pulmini per i disabili, eventi internazionali, presenza di ministri, perfino il G7 e il Capodanno Rai. Rivendica autorevolezza a Roma e a Bruxelles. Rivendica una classe dirigente capace di attrarre investimenti. È una narrazione di forza: abbiamo già fatto, faremo di più.
Ma la politica è memoria. E la memoria ricorda anche sconfitte, errori, scelte sbagliate. Lo stesso centrodestra che oggi si presenta compatto è quello che ieri ha perso. “Un’altra stagione”, dice l’onorevole. Può darsi. Le stagioni cambiano, ma le città restano. E giudicano.
Sul fronte opposto, il centrosinistra viene dipinto come confuso, rinviato, incapace di sintesi. Salotti chiusi, riunioni rimandate, candidati incerti. È un classico: la forza si misura anche nello specchio della debolezza altrui. Ma guai a sottovalutare l’avversario. In politica, l’eccesso di sicurezza è il primo passo verso la sorpresa.
Interessante, invece, l’idea di un centrodestra “allargato”, capace di includere movimenti civici e personalità diverse. “Sposiamo le idee, non le persone”, afferma Cannizzaro. È una frase che merita rispetto. Perché se fosse vera fino in fondo, segnerebbe un cambio di passo in una terra dove troppo spesso le appartenenze hanno contato più dei progetti.
Il punto, però, resta uno: Reggio non ha bisogno di essere sognata. Ha bisogno di essere governata.
Può diventare una città turistica europea? Forse sì. Ha le risorse naturali, la storia, la posizione geografica. Ma tra il sogno e il cantiere c’è di mezzo la burocrazia, che l’onorevole promette di “sburocratizzare”. E qui si gioca la partita vera. Perché in Italia la burocrazia non è un ostacolo: è un sistema. E i sistemi non si abbattono con uno slogan.
Il 14 febbraio passerà. Le metafore sull’amore sfioriranno come i fiori comprati all’ultimo minuto. Resteranno i dieci punti, i dieci anni promessi, le grandi opere annunciate, la squadra schierata.
E resterà una domanda, semplice e spietata come sanno essere le città del Sud: sarà finalmente la volta buona?
Reggio non chiede poesia. Chiede manutenzione, coraggio, serietà.
E soprattutto chiede una cosa che la politica promette sempre e mantiene di rado: dignità.
Cannizzaro lancia la Sfida: Un Centrodestra "Numero 10" per Conquistare Reggio. L'editoriale di Luigi Palamara A Reggio Calabria febbraio non è solo il mese degli innamorati. È il mese in cui la politica prova a travestirsi da sentimento. L’onorevole Francesco Cannizzaro lo sa bene e gioca con il calendario: il 14 febbraio come coincidenza, non come mossa studiata. Dice. Perché in politica le coincidenze sono rare come i miracoli, e quando capitano conviene sempre diffidarne un poco. Eppure l’operazione è chiara: trasformare l’amore privato in orgoglio civico, l’innamoramento in progetto, il sentimento in voto. “Siamo tutti innamorati di Reggio”, proclama. E fin qui nulla da eccepire: ogni città merita dichiarazioni d’affetto. Il punto è un altro: l’amore, in politica, si misura in chilometri d’asfalto, in servizi che funzionano, in burocrazia che non soffoca. Non in metafore. Cannizzaro parla di una coalizione unita, forte, entusiasta. Il centrodestra come squadra compatta, con il numero 10 sulle spalle ma con undici uomini in campo. La metafora calcistica è facile, popolare, rassicurante. Il numero 10 è quello che inventa, che segna, che trascina. Ma senza difesa e senza centrocampo resta un funambolo solitario. E Reggio, più che di funamboli, ha bisogno di amministratori. Dieci punti programmatici. Dieci anni di governo. “Destinazione 2036”. Il numero diventa simbolo, quasi una cabala laica. Ma la politica non è numerologia. È tempo, competenza, ostinazione. È soprattutto capacità di fare presto ciò che per decenni non si è fatto. L’elenco delle promesse è imponente: cabinovia da Pentimele ai forti, porto turistico con fondi già disponibili, crociere da attrarre, il “tunnel più bello d’Europa” accanto al “chilometro più bello d’Italia”, decongestionamento del centro, scuole da spostare per liberare il traffico, una Villa Comunale trasformata in parco moderno e vivibile. E ancora: proiettare Reggio nel Piano Mattei, candidarla a missione strategica nazionale. Visione o vertigine? Dipende. Le grandi opere seducono. Ma seducono sempre prima del bilancio consuntivo. C’è poi il capitolo dei servizi essenziali, evocati come priorità. Ed è qui che la retorica si fa più seria. Perché una città che ambisce a diventare turistica non può permettersi trasporti inadeguati, traffico paralizzante, uffici lenti, quartieri dimenticati. Il turismo non è una fotografia al tramonto: è un sistema che funziona. Cannizzaro rivendica risultati ottenuti “dall’opposizione”: aeroporto, porto, lido comunale, circoscrizioni, pulmini per i disabili, eventi internazionali, presenza di ministri, perfino il G7 e il Capodanno Rai. Rivendica autorevolezza a Roma e a Bruxelles. Rivendica una classe dirigente capace di attrarre investimenti. È una narrazione di forza: abbiamo già fatto, faremo di più. Ma la politica è memoria. E la memoria ricorda anche sconfitte, errori, scelte sbagliate. Lo stesso centrodestra che oggi si presenta compatto è quello che ieri ha perso. “Un’altra stagione”, dice l’onorevole. Può darsi. Le stagioni cambiano, ma le città restano. E giudicano. Sul fronte opposto, il centrosinistra viene dipinto come confuso, rinviato, incapace di sintesi. Salotti chiusi, riunioni rimandate, candidati incerti. È un classico: la forza si misura anche nello specchio della debolezza altrui. Ma guai a sottovalutare l’avversario. In politica, l’eccesso di sicurezza è il primo passo verso la sorpresa. Interessante, invece, l’idea di un centrodestra “allargato”, capace di includere movimenti civici e personalità diverse. “Sposiamo le idee, non le persone”, afferma Cannizzaro. È una frase che merita rispetto. Perché se fosse vera fino in fondo, segnerebbe un cambio di passo in una terra dove troppo spesso le appartenenze hanno contato più dei progetti. Il punto, però, resta uno: Reggio non ha bisogno di essere sognata. Ha bisogno di essere governata. Può diventare una città turistica europea? Forse sì. Ha le risorse naturali, la storia, la posizione geografica. Ma tra
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