@luigi.palamara La Calabria del tramonto eterno. Occhiuto Virtuale, Calabria Reale. Tra BIT e barelle. Cartastraccia e Cartoline. L'Editoriale di Luigi Palamara «La Calabria è la regione dove trovi tutto ciò che di bello offre l’Italia». Roberto Occhiuto dixit. Letta così, pare una réclame dell’Ente Turismo: mare turchese, borghi antichi, peperoncino fiero e tramonti che fanno arrossire perfino il Creatore. E infatti è tutto vero. Come luogo. La Calabria è un quadro appeso al muro del mondo: se la guardi da lontano, ti commuove. Se ci entri dentro, inciampi. Un politico, però, non è un agente immobiliare dell’anima. Non vende panorami, amministra destini. E quando scambia il governo per una cartolina illustrata, il sospetto non è poetico: è comico. O tragico. Dipende dall’umore del contribuente. La Calabria descritta dal presidente sembra un metaverso: sole perenne, sviluppo in 4K, progresso con filtro Instagram. Peccato che, tolto il filtro, resti la realtà. E la realtà non ha bisogno di slogan, ma di ambulanze che arrivino in tempo. Di strade che non sembrino trincee. Di uffici che funzionino senza l’intercessione del santo patrono o del consigliere di turno. Scappano, i calabresi. Non per turismo, ma per necessità. Scappano per curarsi, per lavorare, per respirare un’aria che non sia quella dell’attesa infinita. È una diaspora silenziosa: valigie leggere e cuori pesanti. Restano gli anziani, i testardi, gli innamorati cronici della propria terra. E qualche politico convinto che basti un tramonto sullo Stretto a risolvere l’alba dei problemi. Certo, la sera il sole si spegne sul mare come una promessa mantenuta. È un incanto. Ma poi viene la notte. E la notte, in Calabria, è lunga. È la notte delle liste d’attesa, dei concorsi che non arrivano, delle strade che si interrompono come discorsi imbarazzanti. È la notte dei giovani che preparano curriculum invece del corredo nuziale. Strade, sanità, servizi, lavoro. Non sono dettagli da pie’ di pagina. Sono la grammatica di una regione. E qui la sintassi è sgangherata. Si procede a colpi di toppa, di emergenza, di proclama. E intanto prospera l’unica industria davvero florida: il clientelismo. Un evergreen. Non tramonta mai, quello. Poi ci sono i viaggi istituzionali, le fiere, le passerelle. La BIT di Milano come pellegrinaggio laico: si va, si espone, si promette. Si racconta una Calabria che funziona, efficiente e seducente. E forse, per qualche ora, ci si crede pure. Un’allucinazione collettiva con buffet incluso. Ma governare non è narrare. È rispondere. Non ai giornalisti compiacenti, ma alla signora che aspetta un esame, al ragazzo che aspetta un contratto, al padre che aspetta una strada sicura per tornare a casa. La Calabria è bellissima, presidente. Nessuno lo nega. È così bella che fa rabbia. Perché potrebbe essere tutto ciò che lei dice. E invece è molto meno di ciò che merita. Il tramonto sullo Stretto non basta. Serve l’alba. E l’alba non si fotografa: si costruisce. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
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