@luigi.palamara Capo di Gabinetto, scelta legittima o atto politico che divide? L'Editoriale di Luigi Palamara Castorina risponde alle polemiche: tra legalità, fiducia e potere Quando una nomina diventa un caso politico Arriva un momento, nella vita pubblica, in cui le nomine smettono di essere atti amministrativi e diventano specchi. Non riflettono solo chi viene scelto, ma soprattutto chi sceglie, perché lo fa e con quali parole prova a difendersi. L’intervista rilasciata da Antonino Castorina a Luigi Palamara sta tutta qui: nella linea sottile tra la legittimità politica e l’irritazione per le polemiche. Castorina non arretra di un passo. Dice, in sostanza: la politica è fatta anche di polemiche, ma io lavoro. E lo dice con un lessico che conosciamo bene, quello di chi rivendica una “stella polare”, una missione, una continuità morale che dovrebbe bastare a mettere a tacere tutto il resto. È una difesa classica. Si chiama autolegittimazione per consunzione: ho fatto, faccio, farò. E quindi ho ragione. Castorina rivendica il diritto a non rispondere a tutti. Anzi, insinua che alcuni critici non abbiano nemmeno “titolo” per parlare. Qui la politica torna quella di sempre: non si discute l’atto, si giudica il giudicante. È un vecchio trucco, efficace ma rischioso, perché sposta il dibattito dal merito al curriculum morale degli avversari. Quando si arriva al punto più delicato — la questione etica — Castorina sorride. Dice che fa sorridere chi oggi parla di morale dopo aver attraversato “stagioni particolari”. È una frase che pesa più di quanto sembri: non accusa, ma ricorda. E in politica, ricordare è spesso più violento che accusare. Poi c’è il capitolo legalità, quello che Fallaci avrebbe passato al microscopio. Castorina qui è netto: tutto è stato fatto secondo la legge, compresa la cancellazione dall’Ordine professionale. Nessuna zona grigia, nessuna furbizia. È un passaggio cruciale, perché sposta il tema dal posso farlo? al è giusto farlo?. E la politica, si sa, cade sempre sul secondo. Quando ammette che il Capo di Gabinetto è una scelta politica e fiduciaria, Castorina dice una verità incontestabile. Ma è una verità che non assolve, semmai espone. Perché se la scelta è politica, allora è legittimo giudicarla politicamente. E le polemiche, a quel punto, non sono rumore: sono il prezzo. Interessante il passaggio sulle primarie. Qui Castorina abbassa i toni, quasi li raffredda. Prima l’unità, poi — solo se necessario — il confronto democratico. È la linea di chi teme le divisioni più delle accuse. Una linea prudente, forse troppo, in un centrosinistra che vive da anni di tavoli e sopravvive a fatica alle piazze. Il punto più sensibile arriva alla fine: l’accusa di essere “contro Falcomatà”. Castorina la respinge con l’arma della storia personale. Sono stato capogruppo, delegato, alleato. È un elenco che non chiede consenso, ma memoria. Eppure, la politica non vive solo di ciò che è stato. Vive di ciò che appare. E le apparenze, piaccia o no, contano quanto i fatti. Quando Castorina dice di non avere nemici, nemmeno nel centrodestra, sta dicendo una cosa che va annotata con una matita rossa: è la dichiarazione di chi vuole stare dentro il sistema, non sopra e non contro. È una scelta legittima, ma è anche una rinuncia alla radicalità. Il finale è quasi dimesso: lavorare, non perdere tempo, sorridere alle critiche. È la posa del politico navigato che ha deciso di resistere più che convincere. Ma resta una domanda sospesa, che l’intervista non chiude e che l’editoriale non può evitare: quando una nomina divide, basta dire che è legittima o bisogna dimostrare che è necessaria? Perché la politica, alla fine, non viene giudicata per ciò che dichiara, ma per ciò che produce. E su questo, come sempre, non parlano le interviste. Parlano i fatti. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno Reggio Calabria 9 febbraio 2026
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