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Reggio Calabria. Primarie centrosinistra. Per il PD non è una sfilata: a marzo la sfida tra Battaglia, Canale e Muraca. Falcomatà: Abbiamo tirato la città fuori dal tunnel.

Reggio Calabria. Primarie centrosinistra. Per il PD non è una sfilata: a marzo la sfida tra Battaglia, Canale e Muraca. Falcomatà: "Abbiamo tirato la città fuori dal tunnel".
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Ci sono stagioni in cui la politica si riduce a slogan, e altre in cui torna ad avere il passo lento e severo della responsabilità. A Reggio Calabria, oggi, siamo nella seconda ipotesi. E chi non lo capisce, semplicemente, non ha memoria.

Perché tutto, in questa partita che porta alle primarie del 15 marzo e poi alle comunali di maggio 2026, ruota attorno a una parola che è insieme scomoda e decisiva: ricordo.

Tutto inizia nella sala dell'Hotel Excelsior a Reggio Calabria. 

Valeria Bonforte prende la parola senza fogli. Dice di non aver preparato nulla. In realtà ha preparato mesi di lavoro. È la segretaria cittadina del Partito Democratico di Reggio Calabria e introduce la candidatura di Mimmetto Battaglia. Ma non è una presentazione formale. È un bilancio politico e morale.

Racconta settimane spese a costruire una coalizione larga: partiti, movimenti, associazioni. Non una somma di sigle, ma un tentativo di allargamento in un tempo in cui la politica tende a restringersi. Rivendica il metodo delle primarie come “il più democratico e garantista”. Nessuna scorciatoia, nessuna investitura dall’alto: la legittimazione passa dagli iscritti e dai simpatizzanti.

Poi il passaggio culturale: un manifesto dei valori. Non un cartellone elettorale, ma un sistema di riferimenti. E quei riferimenti hanno un nome preciso: Costituzione. Non evocata come un monumento, ma come una radice da difendere in un tempo che lei giudica delicato, attraversato da tentazioni di indebolimento dei principi costituzionali.

Bonforte richiama il sacrificio dei padri e delle madri costituenti. Ricorda che la libertà non è un dono permanente. Invita a non sottovalutare il referendum imminente. Chiede ai giornalisti di fare il loro mestiere: raccontare, spiegare, diffondere valori. Dignità, lavoro, parità tra uomo e donna, rispetto delle differenze, sicurezza sociale. Parole grandi, ma calate nella concretezza di una città del Sud.

E poi la frase più netta: “Abbiamo la memoria corta”. Invita a ricordare com’era Reggio dodici o quindici anni fa. I sacrifici affrontati per risanare una situazione difficile. Ringrazia amministratori, consiglieri, assessori che “ci hanno messo la faccia”. Ammette che non sono stati perfetti. Che qualcosa poteva essere fatto meglio e prima. Ma il confronto resta aperto.

Non un discorso trionfale, ma un invito alla partecipazione: andare a votare alle primarie, rispettare regole costruite per garantire serietà e trasparenza. La democrazia, quella vera, fatta di gazebo e schede piegate.


Peppe Panetta, segretario provinciale, parte dai gesti formali: deposito delle candidature, firma sui moduli, commissione di garanzia. Perché la politica credibile comincia dalle regole.

Tre candidati alle primarie del centrosinistra: Mimmetto Battaglia, Massimo Canale, Giovanni Muraca. Panetta rivendica la competizione come un “bel segno di partecipazione”. Non una nomination, non una passerella, ma quindici giorni di confronto vero sui temi della città.

Invita all’equilibrio: riconoscere il lavoro fatto, ma anche i limiti. E sostiene che il Partito Democratico ha le carte in regola per chiedere ancora fiducia ai reggini.

Descrive Battaglia come uomo di esperienza, con spessore politico e amministrativo costruito in decenni di impegno pubblico. Non un candidato improvvisato, ma una guida sicura in una fase complessa.

Ricorda che le elezioni non si vincono per diritto acquisito. Vanno affrontate. Dall’altra parte, osserva, un centrodestra diviso, incerto sul nome da proporre, più concentrato su manifestazioni scenografiche che su un progetto coerente.

Rivendica il metodo del centrosinistra: confronto alla luce del sole, primarie come nel 2014, elettori chiamati a scegliere. Invita chi oggi è fuori dalla coalizione a un confronto responsabile. Perché le divisioni favoriscono l’avversario.

E poi il racconto del lavoro svolto: opere pubbliche, risanamento finanziario, gestione dei rifiuti. Ricorda quando cumuli di spazzatura occupavano il centro storico. È un appello alla memoria collettiva.

Mobilitazione, partecipazione: primo obiettivo, il 15 marzo. La forza di un candidato si misura nella capacità di coinvolgere.

Giuseppe Falcomatà sceglie la memoria come chiave politica. Ricorda la Reggio dei debiti, delle partecipate sull’orlo del fallimento, dei lavoratori che occupavano Palazzo San Giorgio, dei servizi sociali in affanno.

Bisogna ricordarsi da dove si è partiti per capire dove si è arrivati.” È la sintesi.

Rivendica le primarie come Dna del centrosinistra: non stanze chiuse, ma scelta affidata a iscritti e cittadini. Contrappone questo metodo a un centrodestra che fatica a dare la parola agli elettori e che, con la nuova legge elettorale, sembra voler ridurre lo spazio delle preferenze.

Cita la finale per Capitale italiana della Cultura come momento in cui la città si è sentita comunità. Non solo opere, ma progetto condiviso.

Ironizza sulle “grandi opere” annunciate dalla destra, sui tunnel evocati come slogan. E contrappone il lavoro concreto sui servizi: risanamento finanziario, trasporto pubblico salvato dal fallimento, gestione dei rifiuti.

“C’è chi vuole scavare tunnel e chi la città fuori dal tunnel ce l’ha portata.” È più di una battuta: è una linea politica.

Su Battaglia insiste su autorevolezza, esperienza, conoscenza della macchina comunale. Continuità come valore, non come stanchezza. Una maratona, non uno sprint.
Chiude con una frase che sente particolarmente: certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano.

Nicola Irto evoca un’immagine che pesa: gli ufficiali giudiziari a Palazzo San Giorgio per pignorare beni del Comune. Lampadari, divani, carte. Un’umiliazione istituzionale.

Da lì si riparte.

Rivendica le primarie come scelta identitaria. Non necessità tattica, ma tratto genetico. Gazebo, coinvolgimento, partecipazione.

Attacca il centrodestra definendo “carnefici” coloro che oggi si propongono come salvatori. Ricorda il sacco di Reggio, il disastro finanziario, le proteste del terzo settore, i creditori in attesa.

Indica nel risanamento dei conti il merito principale: senza bilanci in ordine, nessuna programmazione è possibile.

Affronta temi concreti: aumento dei biglietti del trasporto pubblico deciso dalla Regione governata dalla destra; deleghe alla Città Metropolitana mai rafforzate; sanità in difficoltà, invitando a parlare con medici e infermieri del Grande Ospedale Metropolitano e dell’ASP.

Chiede di smontare la “fuffa” dei programmi scritti da chi non conosce la città. E torna su Battaglia: non una maglia amaranto indossata per l’occasione, ma cucita addosso.


Mimmetto Battaglia prende la parola senza enfasi superflua. È l’unico candidato del Partito Democratico alle primarie. E questo, in una stagione di divisioni, è già un segnale.

Dice: “Abbiamo già vinto”. Intende l’unità interna. Ringrazia dirigenti, parlamentari, amministratori. Parla di un lavoro collettivo e del supporto della segreteria nazionale.

Ricorda che a maggio si voterà in pochi capoluoghi: Venezia, Salerno, Reggio Calabria. I riflettori saranno qui. Le amministrative, insieme al referendum, sono una tappa verso le politiche del 2027.

Ma prima bisogna vincere le primarie. Non per occupare una poltrona, ma per sedersi con tutte le forze alternative alla destra e scrivere un programma condiviso.

Insiste sulla parola visione. Senza prospettiva, l’amministrazione è sopravvivenza.

Rivendica il risanamento: dai pignoramenti ai pagamenti ai fornitori in poco più di tre giorni. Credibilità.

Parla di fondi europei intercettati e spesi, patto con il Governo, monitoraggi con i ministeri.

Sul lavoro: Comune come “azionista di maggioranza del tessuto economico”. Oltre 250 giovani assunti, 150 stabilizzati. Annuncia nuovi bandi.

Sul welfare: emergenza freddo prorogata, Urban Center aperto ai senza dimora, centro assistenza anziani ai Ricoveri Riuniti, progetti nei quartieri fragili come San Giovannello.

Visione urbana: Museo del Mare, waterfront, Parco Lineare Sud, rapporto porto-città. Reggio come porta d’Europa nell’area integrata dello Stretto.

Mobilità: flotta ATAM rinnovata, collegamenti con l’Università Mediterranea, nuove infrastrutture.

Cultura: candidatura a Capitale italiana, Winter School al Museo, distretto culturale con teatro, conservatorio, Accademia di Belle Arti.

Decentramento: cinque municipi, ritorno delle circoscrizioni.

Sanità: denuncia il crollo delle reti, destina un bene confiscato alla Guardia Medica di Gallico.

Aeroporto: nessuno contro lo sviluppo, ma memoria delle scelte regionali; collaborazione pragmatica con la società di gestione.

Rigenerazione urbana ad Arghillà, ingresso nei tavoli decisionali che contano. Scelta di non dichiarare il dissesto, preferendo il risanamento.

Rottamazione dei tributi comunali, rateizzazioni sostenibili, alleggerimento fiscale per le fasce deboli.

Mette a disposizione volto e storia personale e familiare. Chiede di vincere le primarie e confermare per la terza volta il centrosinistra alla guida della città.

Le primarie del 15 marzo vedono in campo Massimo Canale e Giovanni Muraca. Competizione legittima, necessaria. Ma la domanda è un’altra: chi può guidare non solo il Partito Democratico, ma l’intero centrosinistra reggino nella sfida di maggio?

Chi può tenere insieme memoria e visione, conti in ordine e sviluppo, welfare e infrastrutture, rigore e ambizione?

Mimmetto Battaglia oggi appare la risposta più solida. Non per investitura, ma per percorso. Non per slogan, ma per dossier.

Reggio Calabria non ha bisogno di esperimenti. Ha bisogno di continuità competente. Prima si vince la prova delle primarie. Poi si affronta la destra. Con una convinzione semplice e ostinata: il futuro non si improvvisa. Si costruisce.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 
@luigi.palamara

Intervento di Valeria Bonforte Segretaria cittadina del PD Reggio Calabria. Reggio Calabria. Primarie centrosinistra. Per il PD non è una sfilata: a marzo la sfida tra Battaglia, Canale e Muraca. Falcomatà: "Abbiamo tirato la città fuori dal tunnel". L'Editoriale di Luigi Palamara Ci sono stagioni in cui la politica si riduce a slogan, e altre in cui torna ad avere il passo lento e severo della responsabilità. A Reggio Calabria, oggi, siamo nella seconda ipotesi. E chi non lo capisce, semplicemente, non ha memoria. Perché tutto, in questa partita che porta alle primarie del 15 marzo e poi alle comunali di maggio 2026, ruota attorno a una parola che è insieme scomoda e decisiva: ricordo. Tutto inizia nella sala dell'Hotel Excelsior a Reggio Calabria. Valeria Bonforte prende la parola senza fogli. Dice di non aver preparato nulla. In realtà ha preparato mesi di lavoro. È la segretaria cittadina del Partito Democratico di Reggio Calabria e introduce la candidatura di Mimmetto Battaglia. Ma non è una presentazione formale. È un bilancio politico e morale. Racconta settimane spese a costruire una coalizione larga: partiti, movimenti, associazioni. Non una somma di sigle, ma un tentativo di allargamento in un tempo in cui la politica tende a restringersi. Rivendica il metodo delle primarie come “il più democratico e garantista”. Nessuna scorciatoia, nessuna investitura dall’alto: la legittimazione passa dagli iscritti e dai simpatizzanti. Poi il passaggio culturale: un manifesto dei valori. Non un cartellone elettorale, ma un sistema di riferimenti. E quei riferimenti hanno un nome preciso: Costituzione. Non evocata come un monumento, ma come una radice da difendere in un tempo che lei giudica delicato, attraversato da tentazioni di indebolimento dei principi costituzionali. Bonforte richiama il sacrificio dei padri e delle madri costituenti. Ricorda che la libertà non è un dono permanente. Invita a non sottovalutare il referendum imminente. Chiede ai giornalisti di fare il loro mestiere: raccontare, spiegare, diffondere valori. Dignità, lavoro, parità tra uomo e donna, rispetto delle differenze, sicurezza sociale. Parole grandi, ma calate nella concretezza di una città del Sud. E poi la frase più netta: “Abbiamo la memoria corta”. Invita a ricordare com’era Reggio dodici o quindici anni fa. I sacrifici affrontati per risanare una situazione difficile. Ringrazia amministratori, consiglieri, assessori che “ci hanno messo la faccia”. Ammette che non sono stati perfetti. Che qualcosa poteva essere fatto meglio e prima. Ma il confronto resta aperto. Non un discorso trionfale, ma un invito alla partecipazione: andare a votare alle primarie, rispettare regole costruite per garantire serietà e trasparenza. La democrazia, quella vera, fatta di gazebo e schede piegate. Peppe Panetta, segretario provinciale, parte dai gesti formali: deposito delle candidature, firma sui moduli, commissione di garanzia. Perché la politica credibile comincia dalle regole. Tre candidati alle primarie del centrosinistra: Mimmetto Battaglia, Massimo Canale, Giovanni Muraca. Panetta rivendica la competizione come un “bel segno di partecipazione”. Non una nomination, non una passerella, ma quindici giorni di confronto vero sui temi della città. Invita all’equilibrio: riconoscere il lavoro fatto, ma anche i limiti. E sostiene che il Partito Democratico ha le carte in regola per chiedere ancora fiducia ai reggini. Descrive Battaglia come uomo di esperienza, con spessore politico e amministrativo costruito in decenni di impegno pubblico. Non un candidato improvvisato, ma una guida sicura in una fase complessa. Ricorda che le elezioni non si vincono per diritto acquisito. Vanno affrontate. Dall’altra parte, osserva, un centrodestra diviso, incerto sul nome da proporre, più concentrato su manifestazioni scenografiche che su un progetto coerente. Rivendica il metodo del centrosinistra: confronto alla luce del sole, primarie come nel 2014, elettori chiamati a scegliere. Invita chi oggi

♬ audio originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara

Intervento di Peppe Panetta Segretario Provinciale del 0D Reggio Calabria. Reggio Calabria. Primarie centrosinistra. Per il PD non è una sfilata: a marzo la sfida tra Battaglia, Canale e Muraca. Falcomatà: "Abbiamo tirato la città fuori dal tunnel". L'Editoriale di Luigi Palamara Ci sono stagioni in cui la politica si riduce a slogan, e altre in cui torna ad avere il passo lento e severo della responsabilità. A Reggio Calabria, oggi, siamo nella seconda ipotesi. E chi non lo capisce, semplicemente, non ha memoria. Perché tutto, in questa partita che porta alle primarie del 15 marzo e poi alle comunali di maggio 2026, ruota attorno a una parola che è insieme scomoda e decisiva: ricordo. Tutto inizia nella sala dell'Hotel Excelsior a Reggio Calabria. Valeria Bonforte prende la parola senza fogli. Dice di non aver preparato nulla. In realtà ha preparato mesi di lavoro. È la segretaria cittadina del Partito Democratico di Reggio Calabria e introduce la candidatura di Mimmetto Battaglia. Ma non è una presentazione formale. È un bilancio politico e morale. Racconta settimane spese a costruire una coalizione larga: partiti, movimenti, associazioni. Non una somma di sigle, ma un tentativo di allargamento in un tempo in cui la politica tende a restringersi. Rivendica il metodo delle primarie come “il più democratico e garantista”. Nessuna scorciatoia, nessuna investitura dall’alto: la legittimazione passa dagli iscritti e dai simpatizzanti. Poi il passaggio culturale: un manifesto dei valori. Non un cartellone elettorale, ma un sistema di riferimenti. E quei riferimenti hanno un nome preciso: Costituzione. Non evocata come un monumento, ma come una radice da difendere in un tempo che lei giudica delicato, attraversato da tentazioni di indebolimento dei principi costituzionali. Bonforte richiama il sacrificio dei padri e delle madri costituenti. Ricorda che la libertà non è un dono permanente. Invita a non sottovalutare il referendum imminente. Chiede ai giornalisti di fare il loro mestiere: raccontare, spiegare, diffondere valori. Dignità, lavoro, parità tra uomo e donna, rispetto delle differenze, sicurezza sociale. Parole grandi, ma calate nella concretezza di una città del Sud. E poi la frase più netta: “Abbiamo la memoria corta”. Invita a ricordare com’era Reggio dodici o quindici anni fa. I sacrifici affrontati per risanare una situazione difficile. Ringrazia amministratori, consiglieri, assessori che “ci hanno messo la faccia”. Ammette che non sono stati perfetti. Che qualcosa poteva essere fatto meglio e prima. Ma il confronto resta aperto. Non un discorso trionfale, ma un invito alla partecipazione: andare a votare alle primarie, rispettare regole costruite per garantire serietà e trasparenza. La democrazia, quella vera, fatta di gazebo e schede piegate. Peppe Panetta, segretario provinciale, parte dai gesti formali: deposito delle candidature, firma sui moduli, commissione di garanzia. Perché la politica credibile comincia dalle regole. Tre candidati alle primarie del centrosinistra: Mimmetto Battaglia, Massimo Canale, Giovanni Muraca. Panetta rivendica la competizione come un “bel segno di partecipazione”. Non una nomination, non una passerella, ma quindici giorni di confronto vero sui temi della città. Invita all’equilibrio: riconoscere il lavoro fatto, ma anche i limiti. E sostiene che il Partito Democratico ha le carte in regola per chiedere ancora fiducia ai reggini. Descrive Battaglia come uomo di esperienza, con spessore politico e amministrativo costruito in decenni di impegno pubblico. Non un candidato improvvisato, ma una guida sicura in una fase complessa. Ricorda che le elezioni non si vincono per diritto acquisito. Vanno affrontate. Dall’altra parte, osserva, un centrodestra diviso, incerto sul nome da proporre, più concentrato su manifestazioni scenografiche che su un progetto coerente. Rivendica il metodo del centrosinistra: confronto alla luce del sole, primarie come nel 2014, elettori chiamati a scegliere. Invita chi oggi è

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@luigi.palamara

Intervento di Giuseppe Falcomatà già sindaco di Reggio Calabria e Consigliere Regionale del PD in Calabria. Reggio Calabria. Primarie centrosinistra. Per il PD non è una sfilata: a marzo la sfida tra Battaglia, Canale e Muraca. Falcomatà: "Abbiamo tirato la città fuori dal tunnel". L'Editoriale di Luigi Palamara Ci sono stagioni in cui la politica si riduce a slogan, e altre in cui torna ad avere il passo lento e severo della responsabilità. A Reggio Calabria, oggi, siamo nella seconda ipotesi. E chi non lo capisce, semplicemente, non ha memoria. Perché tutto, in questa partita che porta alle primarie del 15 marzo e poi alle comunali di maggio 2026, ruota attorno a una parola che è insieme scomoda e decisiva: ricordo. Tutto inizia nella sala dell'Hotel Excelsior a Reggio Calabria. Valeria Bonforte prende la parola senza fogli. Dice di non aver preparato nulla. In realtà ha preparato mesi di lavoro. È la segretaria cittadina del Partito Democratico di Reggio Calabria e introduce la candidatura di Mimmetto Battaglia. Ma non è una presentazione formale. È un bilancio politico e morale. Racconta settimane spese a costruire una coalizione larga: partiti, movimenti, associazioni. Non una somma di sigle, ma un tentativo di allargamento in un tempo in cui la politica tende a restringersi. Rivendica il metodo delle primarie come “il più democratico e garantista”. Nessuna scorciatoia, nessuna investitura dall’alto: la legittimazione passa dagli iscritti e dai simpatizzanti. Poi il passaggio culturale: un manifesto dei valori. Non un cartellone elettorale, ma un sistema di riferimenti. E quei riferimenti hanno un nome preciso: Costituzione. Non evocata come un monumento, ma come una radice da difendere in un tempo che lei giudica delicato, attraversato da tentazioni di indebolimento dei principi costituzionali. Bonforte richiama il sacrificio dei padri e delle madri costituenti. Ricorda che la libertà non è un dono permanente. Invita a non sottovalutare il referendum imminente. Chiede ai giornalisti di fare il loro mestiere: raccontare, spiegare, diffondere valori. Dignità, lavoro, parità tra uomo e donna, rispetto delle differenze, sicurezza sociale. Parole grandi, ma calate nella concretezza di una città del Sud. E poi la frase più netta: “Abbiamo la memoria corta”. Invita a ricordare com’era Reggio dodici o quindici anni fa. I sacrifici affrontati per risanare una situazione difficile. Ringrazia amministratori, consiglieri, assessori che “ci hanno messo la faccia”. Ammette che non sono stati perfetti. Che qualcosa poteva essere fatto meglio e prima. Ma il confronto resta aperto. Non un discorso trionfale, ma un invito alla partecipazione: andare a votare alle primarie, rispettare regole costruite per garantire serietà e trasparenza. La democrazia, quella vera, fatta di gazebo e schede piegate. Peppe Panetta, segretario provinciale, parte dai gesti formali: deposito delle candidature, firma sui moduli, commissione di garanzia. Perché la politica credibile comincia dalle regole. Tre candidati alle primarie del centrosinistra: Mimmetto Battaglia, Massimo Canale, Giovanni Muraca. Panetta rivendica la competizione come un “bel segno di partecipazione”. Non una nomination, non una passerella, ma quindici giorni di confronto vero sui temi della città. Invita all’equilibrio: riconoscere il lavoro fatto, ma anche i limiti. E sostiene che il Partito Democratico ha le carte in regola per chiedere ancora fiducia ai reggini. Descrive Battaglia come uomo di esperienza, con spessore politico e amministrativo costruito in decenni di impegno pubblico. Non un candidato improvvisato, ma una guida sicura in una fase complessa. Ricorda che le elezioni non si vincono per diritto acquisito. Vanno affrontate. Dall’altra parte, osserva, un centrodestra diviso, incerto sul nome da proporre, più concentrato su manifestazioni scenografiche che su un progetto coerente. Rivendica il metodo del centrosinistra: confronto alla luce del sole, primarie come nel 2014, elettori chiamat

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@luigi.palamara

Intervento del Senatore Nicola Irto Segretario del PD Calabria. Reggio Calabria. Primarie centrosinistra. Per il PD non è una sfilata: a marzo la sfida tra Battaglia, Canale e Muraca. Falcomatà: "Abbiamo tirato la città fuori dal tunnel". L'Editoriale di Luigi Palamara Ci sono stagioni in cui la politica si riduce a slogan, e altre in cui torna ad avere il passo lento e severo della responsabilità. A Reggio Calabria, oggi, siamo nella seconda ipotesi. E chi non lo capisce, semplicemente, non ha memoria. Perché tutto, in questa partita che porta alle primarie del 15 marzo e poi alle comunali di maggio 2026, ruota attorno a una parola che è insieme scomoda e decisiva: ricordo. Tutto inizia nella sala dell'Hotel Excelsior a Reggio Calabria. Valeria Bonforte prende la parola senza fogli. Dice di non aver preparato nulla. In realtà ha preparato mesi di lavoro. È la segretaria cittadina del Partito Democratico di Reggio Calabria e introduce la candidatura di Mimmetto Battaglia. Ma non è una presentazione formale. È un bilancio politico e morale. Racconta settimane spese a costruire una coalizione larga: partiti, movimenti, associazioni. Non una somma di sigle, ma un tentativo di allargamento in un tempo in cui la politica tende a restringersi. Rivendica il metodo delle primarie come “il più democratico e garantista”. Nessuna scorciatoia, nessuna investitura dall’alto: la legittimazione passa dagli iscritti e dai simpatizzanti. Poi il passaggio culturale: un manifesto dei valori. Non un cartellone elettorale, ma un sistema di riferimenti. E quei riferimenti hanno un nome preciso: Costituzione. Non evocata come un monumento, ma come una radice da difendere in un tempo che lei giudica delicato, attraversato da tentazioni di indebolimento dei principi costituzionali. Bonforte richiama il sacrificio dei padri e delle madri costituenti. Ricorda che la libertà non è un dono permanente. Invita a non sottovalutare il referendum imminente. Chiede ai giornalisti di fare il loro mestiere: raccontare, spiegare, diffondere valori. Dignità, lavoro, parità tra uomo e donna, rispetto delle differenze, sicurezza sociale. Parole grandi, ma calate nella concretezza di una città del Sud. E poi la frase più netta: “Abbiamo la memoria corta”. Invita a ricordare com’era Reggio dodici o quindici anni fa. I sacrifici affrontati per risanare una situazione difficile. Ringrazia amministratori, consiglieri, assessori che “ci hanno messo la faccia”. Ammette che non sono stati perfetti. Che qualcosa poteva essere fatto meglio e prima. Ma il confronto resta aperto. Non un discorso trionfale, ma un invito alla partecipazione: andare a votare alle primarie, rispettare regole costruite per garantire serietà e trasparenza. La democrazia, quella vera, fatta di gazebo e schede piegate. Peppe Panetta, segretario provinciale, parte dai gesti formali: deposito delle candidature, firma sui moduli, commissione di garanzia. Perché la politica credibile comincia dalle regole. Tre candidati alle primarie del centrosinistra: Mimmetto Battaglia, Massimo Canale, Giovanni Muraca. Panetta rivendica la competizione come un “bel segno di partecipazione”. Non una nomination, non una passerella, ma quindici giorni di confronto vero sui temi della città. Invita all’equilibrio: riconoscere il lavoro fatto, ma anche i limiti. E sostiene che il Partito Democratico ha le carte in regola per chiedere ancora fiducia ai reggini. Descrive Battaglia come uomo di esperienza, con spessore politico e amministrativo costruito in decenni di impegno pubblico. Non un candidato improvvisato, ma una guida sicura in una fase complessa. Ricorda che le elezioni non si vincono per diritto acquisito. Vanno affrontate. Dall’altra parte, osserva, un centrodestra diviso, incerto sul nome da proporre, più concentrato su manifestazioni scenografiche che su un progetto coerente. Rivendica il metodo del centrosinistra: confronto alla luce del sole, primarie come nel 2014, elettori chiamati a scegliere. Invita chi oggi è fuori dalla

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Intervento del Sindaco f.f. di Reggio Calabria Mimmetto Battaglia, candidato unitario del PD alle primarie del Centrosinistra del 15 marzo 2026. Reggio Calabria. Primarie centrosinistra. Per il PD non è una sfilata: a marzo la sfida tra Battaglia, Canale e Muraca. Falcomatà: "Abbiamo tirato la città fuori dal tunnel". L'Editoriale di Luigi Palamara Ci sono stagioni in cui la politica si riduce a slogan, e altre in cui torna ad avere il passo lento e severo della responsabilità. A Reggio Calabria, oggi, siamo nella seconda ipotesi. E chi non lo capisce, semplicemente, non ha memoria. Perché tutto, in questa partita che porta alle primarie del 15 marzo e poi alle comunali di maggio 2026, ruota attorno a una parola che è insieme scomoda e decisiva: ricordo. Tutto inizia nella sala dell'Hotel Excelsior a Reggio Calabria. Valeria Bonforte prende la parola senza fogli. Dice di non aver preparato nulla. In realtà ha preparato mesi di lavoro. È la segretaria cittadina del Partito Democratico di Reggio Calabria e introduce la candidatura di Mimmetto Battaglia. Ma non è una presentazione formale. È un bilancio politico e morale. Racconta settimane spese a costruire una coalizione larga: partiti, movimenti, associazioni. Non una somma di sigle, ma un tentativo di allargamento in un tempo in cui la politica tende a restringersi. Rivendica il metodo delle primarie come “il più democratico e garantista”. Nessuna scorciatoia, nessuna investitura dall’alto: la legittimazione passa dagli iscritti e dai simpatizzanti. Poi il passaggio culturale: un manifesto dei valori. Non un cartellone elettorale, ma un sistema di riferimenti. E quei riferimenti hanno un nome preciso: Costituzione. Non evocata come un monumento, ma come una radice da difendere in un tempo che lei giudica delicato, attraversato da tentazioni di indebolimento dei principi costituzionali. Bonforte richiama il sacrificio dei padri e delle madri costituenti. Ricorda che la libertà non è un dono permanente. Invita a non sottovalutare il referendum imminente. Chiede ai giornalisti di fare il loro mestiere: raccontare, spiegare, diffondere valori. Dignità, lavoro, parità tra uomo e donna, rispetto delle differenze, sicurezza sociale. Parole grandi, ma calate nella concretezza di una città del Sud. E poi la frase più netta: “Abbiamo la memoria corta”. Invita a ricordare com’era Reggio dodici o quindici anni fa. I sacrifici affrontati per risanare una situazione difficile. Ringrazia amministratori, consiglieri, assessori che “ci hanno messo la faccia”. Ammette che non sono stati perfetti. Che qualcosa poteva essere fatto meglio e prima. Ma il confronto resta aperto. Non un discorso trionfale, ma un invito alla partecipazione: andare a votare alle primarie, rispettare regole costruite per garantire serietà e trasparenza. La democrazia, quella vera, fatta di gazebo e schede piegate. Peppe Panetta, segretario provinciale, parte dai gesti formali: deposito delle candidature, firma sui moduli, commissione di garanzia. Perché la politica credibile comincia dalle regole. Tre candidati alle primarie del centrosinistra: Mimmetto Battaglia, Massimo Canale, Giovanni Muraca. Panetta rivendica la competizione come un “bel segno di partecipazione”. Non una nomination, non una passerella, ma quindici giorni di confronto vero sui temi della città. Invita all’equilibrio: riconoscere il lavoro fatto, ma anche i limiti. E sostiene che il Partito Democratico ha le carte in regola per chiedere ancora fiducia ai reggini. Descrive Battaglia come uomo di esperienza, con spessore politico e amministrativo costruito in decenni di impegno pubblico. Non un candidato improvvisato, ma una guida sicura in una fase complessa. Ricorda che le elezioni non si vincono per diritto acquisito. Vanno affrontate. Dall’altra parte, osserva, un centrodestra diviso, incerto sul nome da proporre, più concentrato su manifestazioni scenografiche che su un progetto coerente. Rivendica il metodo del centrosinistra: confronto alla luce del sole, pri

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