“VOLERE IL BENE DELL’ALTRO”
Volere il bene dell’altro, con un cuore misericordioso, compassionevole e benevolente, è il modo migliore per creare un rapporto serio, profondo e personale con tutti. L’aggettivo “benevolente”, nel passaparola di oggi, si coniuga sempre con “benedicente”.
Mi pare di aver sottolineato altre volte come il “benevolente” riesca a penetrare nell’anima degli altri e a scoprire quale sia il loro vero bene.
Il benevolente, infatti, è mosso sì da un sentimento del cuore, ma anche da una luce della mente che fa intravedere ciò che è più importante per l’altro, ossia ciò di cui ha veramente bisogno per essere felice.
Ecco perché una cosa è voler bene, un’altra è “volere il bene”, che non necessariamente coincide con il sentimento affettuoso del voler bene.
Se vogliamo aiutare gli altri a crescere veramente, e crescere anche noi con loro, dobbiamo puntare sul “volere il bene dell’altro”.
E questo, a volte, può assumere anche la forma di un momento difficile e doloroso di chiarimento o di un rimprovero: non sempre è facile, ma se siamo spinti dall’amore vero, senza attaccamenti, prima o poi arriverà la luce.
È proprio questo che oggi il passaparola ci vuole aiutare a scoprire: passare dal solo “voler bene” al “volere il bene” dell’altro.
Concretamente questo vorrà dire, chissà… non nascondere la polvere sotto il tappeto dei nostri rapporti, ma avere il coraggio di sollevarlo per pulire bene.
E se scende qualche lacrima… siano benedette: senza la croce, infatti, non riusciremo mai ad avere una luce vera.
Più che il voler bene, è il “volere il bene” la vera chiave dell’esperienza educativa e luminosa del nostro cammino di fede.
Vogliamo provarci?
Don Nino Carta
28.02.2026
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