CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

Effetto Vizzari: la carica dell'ex sindaco scuote San Roberto. Tra memoria e strategia, la partita per il Comune entra nel vivo.

Effetto Vizzari: la carica dell'ex sindaco scuote San Roberto. Tra memoria e strategia, la partita per il Comune entra nel vivo.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Eccolo il momento, nella vita di un piccolo paese dell’Aspromonte, in cui la nostalgia smette di essere rimpianto e diventa scelta. A San Roberto, frazione di storia incastonata sopra Reggio Calabria, quel momento ha un nome e un cognome: Roberto Vizzari.

Non è sceso in piazza. Non ha arringato la folla dal balcone del municipio. Ha parlato attraverso lo schermo freddo di Facebook. Qualcuno storcerà il naso. Io no. I tempi cambiano, e chi non lo capisce resta prigioniero della cartolina ingiallita. La politica oggi passa anche da lì, dal dito che scorre sul vetro, dal messaggio che attraversa l’etere e raggiunge case lontane, figli emigrati, cuori rimasti.

Roberto Vizzari non è un improvvisato. È stato sindaco per quindici anni. Tre mandati. Non una comparsa, ma un capitolo intero della storia amministrativa di San Roberto. Un’epoca, appunto. E quando dice che si è fermato per legge, non per volontà, non sta cercando un alibi: sta ricordando un dato di fatto. La norma lo ha fermato. Non i cittadini.

Quindici anni non si archiviano con una scrollata di spalle. Sono esperienza, sono conoscenza delle pieghe di un bilancio comunale, delle fragilità di un territorio che lotta contro lo spopolamento, delle attese di chi resta quando gli altri partono. Governare un piccolo comune dell’Aspromonte non è retorica: è fatica quotidiana, è mediazione continua, è concretezza.

Vizzari rivendica un paese che sotto la sua guida cresceva, si affermava, diventava punto di riferimento nell’area dello Stretto. Parla di visione, di identità. Parole che oggi sembrano fuori moda, in un’Italia che si accontenta della gestione ordinaria. Ma senza visione un paese si spegne. Senza identità si dissolve.

“HO DECISO DI RICANDIDARMI A SINDACO.” Non è solo una frase in maiuscolo. È un atto di responsabilità. Perché tornare è sempre più difficile che andarsene. Tornare significa esporsi, accettare il giudizio, mettere sul tavolo la propria storia e dire: valutate, scegliete, decidete.

C’è chi diffida dei ritorni. Io diffido dell’amnesia. In Calabria la memoria è un bene raro. E se un amministratore ha lasciato un segno, se ha costruito relazioni istituzionali, se oggi siede in consiglio comunale a Reggio e può dialogare con Regione e Governo, questo non è un peccato. È un patrimonio. In una terra dove spesso si resta isolati, avere porte aperte non è sudditanza: è opportunità.

Si dice: la politica non è sentimento. Vero. Ma senza sentimento la politica diventa burocrazia senz’anima. Quando Vizzari parla di “casa”, di “amore viscerale”, non sta scrivendo una poesia. Sta ricordando che un sindaco, in un paese di poche migliaia di anime, è prima di tutto uno che conosce per nome le persone, che incrocia gli sguardi al bar, che condivide lutti e feste patronali.

Il ricambio è un valore. Ma non è un dogma. Non si cambia per il gusto di cambiare. Si cambia per migliorare. E se una comunità ritiene che l’esperienza possa essere la chiave per affrontare una fase politica favorevole, per intercettare fondi, per rimettere in moto progetti, allora il ritorno non è nostalgia: è strategia.

In democrazia nessuno è indispensabile. È vero. Ma in democrazia ogni cittadino ha il diritto di proporsi e ogni comunità ha il diritto di scegliere chi ritiene più adatto. Roberto Vizzari esercita un diritto. I sanrobertesi eserciteranno una sovranità.

Il punto non è se sia un volto nuovo o un volto noto. Il punto è se sappia ancora guardare avanti. E la forza di chi ha già governato, e vuole farlo di nuovo, sta proprio lì: nel coraggio di rimettersi in discussione.

Le urne parleranno. Non Facebook. Ma intanto, in quel piccolo lembo d’Aspromonte, una cosa è certa: la partita è aperta. E quando un uomo decide di tornare non per occupare una poltrona, ma per rivendicare un’idea di comunità, la politica — quella vera — riprende fiato.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 

Posta un commento

0 Commenti