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Sanità. Calabria. Aspromonte, l’Articolo 32 e il farmaco che non arriva

Sanità. Calabria. Aspromonte, l’Articolo 32 e il farmaco che non arriva
L’Editoriale di Luigi Palamara

C’è una ragazza di ventinove anni, in un piccolo paese dell’Aspromonte, dove le case si aggrappano alla montagna come capre al costone e il vento porta l’odore delle ginestre fino alle soglie. Si chiama Anna (nome di fantasia), ma la storia è vera. Stamattina ha scoperto che la sua terapia non c’è.

Non è finita.
Non è stata sospesa.
Non è stata cambiata.

Non c’è.

Anna è affetta da sclerosi multipla recidivante-remittente. È in cura presso il reparto di Neurologia del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. Il farmaco si chiama Ocrelizumab. Una parola che sembra uscita da un laboratorio lontano, distante dai campi d’ulivo e dalle mulattiere dell’Aspromonte. Ma significa una cosa semplice: arginare l’avanzata silenziosa della malattia.

E invece, oggi, quella parola si è fatta vuota.

«Non è arrivato, signorina»

Nel corridoio dell’ospedale l’intonaco è screpolato come la pelle dei muri nei paesi antichi.

«Non è arrivato, signorina. Dobbiamo aspettare.»
«Aspettare cosa?»
«La fornitura.»
«E la mia terapia?»
«Appena possibile.»

Appena possibile. È una formula che in Calabria somiglia a una stagione. Può durare giorni. Può durare mesi.

Anna torna al paese nel pomeriggio. Il pullman sale tra i tornanti. Dal finestrino vede lo Stretto, una lama azzurra tra le montagne. Le sembra lontano tutto, perfino il suo diritto.

Al bar, sotto la fotografia ingiallita di un’emigrazione di cinquant’anni fa, gli uomini discutono.

«Chi è ’sta ragazza?» chiede mastro Rocco, con la coppola calcata sulla fronte.
«È la figlia di Michele Romeo. Quella che studia.»
«E che le manca?»
«Il farmaco.»
«E perché?»
«Dicono che non c’è.»

Silenzio.

«Comu non c’è?»
«Non c’è e basta.»

Nell’Aspromonte le cose che non ci sono si chiamano in un modo solo: destino. Ma questa volta il destino ha la forma di un magazzino vuoto.

L’Articolo 32 tra le montagne.
La Costituzione della Repubblica Italiana, all’Articolo 32, afferma che la salute è diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.

Parole alte. Da capitale.
Ma qui, dove la sera si chiudono le persiane per il vento e per la solitudine, quelle parole devono fare i conti con la realtà: un farmaco che non arriva, una terapia interrotta, una ragazza che aspetta.

Che valore ha un diritto se dipende da una consegna in ritardo?

Chi risponde se la malattia avanza mentre si aspetta una firma, un ordine, una procedura?


«Andate al Nord»

La zia Concetta, seduta davanti alla porta, scuote la testa.

«Figlia mia, perché non ve ne andate al Nord? Là almeno si curano.»
Anna la guarda.
«E questa non è Italia, zia?»

La chiamano migrazione sanitaria. Ma qui non è una scelta. È una fuga. Ogni anno centinaia di calabresi partono: per un esame, per un intervento, per una terapia che altrove è garantita.

E intanto i paesi restano con gli anziani, con le case chiuse, con i ragazzi che sognano treni e aerei.

Anna scrive al Presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Scrive alle direzioni sanitarie competenti. Scrive, perché tacere sarebbe più comodo. E più pericoloso.

Il silenzio, in Calabria, è una coperta spessa. Copre tutto: le mancanze, i ritardi, le promesse.

«Ma chi ti senti, figlia mia?» le dice un vicino.
«Mi sento una cittadina.»

Non chiede privilegi. Non chiede corsie preferenziali. Chiede la continuità terapeutica prevista dal suo piano di cura.

La Repubblica non si misura nei discorsi ufficiali, ma nei corridoi degli ospedali. Non nei comunicati stampa, ma negli scaffali dove dovrebbe esserci un farmaco.

Se una terapia essenziale non è disponibile in una struttura pubblica, il problema non è di Anna. È dello Stato.

E allora la domanda sale dalle gole dell’Aspromonte, attraversa i boschi, scende fino al mare:

quanto vale davvero l’Articolo 32 quando incontra la Calabria?

Finché la risposta sarà «appena possibile», resterà un’eco tra le montagne.

E una ragazza di ventinove anni continuerà a domandarsi se il suo diritto alla salute sia una certezza della Repubblica… o una promessa che, come tante, si perde lungo la strada che sale verso casa.

Luigi Palamara
Giornalista e artista aspromontano

La storia è vera. Vissuta con il dolore e la dignità che solo chi vive, o ha vissuto, in Aspromonte può davvero comprendere.
@luigi.palamara

Sanità. Calabria. Aspromonte, l’Articolo 32 e il farmaco che non arriva L’Editoriale di Luigi Palamara C’è una ragazza di ventinove anni, in un piccolo paese dell’Aspromonte, dove le case si aggrappano alla montagna come capre al costone e il vento porta l’odore delle ginestre fino alle soglie. Si chiama Anna (nome di fantasia), ma la storia è vera. Stamattina ha scoperto che la sua terapia non c’è. Non è finita. Non è stata sospesa. Non è stata cambiata. Non c’è. Anna è affetta da sclerosi multipla recidivante-remittente. È in cura presso il reparto di Neurologia del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. Il farmaco si chiama Ocrelizumab. Una parola che sembra uscita da un laboratorio lontano, distante dai campi d’ulivo e dalle mulattiere dell’Aspromonte. Ma significa una cosa semplice: arginare l’avanzata silenziosa della malattia. E invece, oggi, quella parola si è fatta vuota. «Non è arrivato, signorina» Nel corridoio dell’ospedale l’intonaco è screpolato come la pelle dei muri nei paesi antichi. «Non è arrivato, signorina. Dobbiamo aspettare.» «Aspettare cosa?» «La fornitura.» «E la mia terapia?» «Appena possibile.» Appena possibile. È una formula che in Calabria somiglia a una stagione. Può durare giorni. Può durare mesi. Anna torna al paese nel pomeriggio. Il pullman sale tra i tornanti. Dal finestrino vede lo Stretto, una lama azzurra tra le montagne. Le sembra lontano tutto, perfino il suo diritto. Al bar, sotto la fotografia ingiallita di un’emigrazione di cinquant’anni fa, gli uomini discutono. «Chi è ’sta ragazza?» chiede mastro Rocco, con la coppola calcata sulla fronte. «È la figlia di Michele Romeo. Quella che studia.» «E che le manca?» «Il farmaco.» «E perché?» «Dicono che non c’è.» Silenzio. «Comu non c’è?» «Non c’è e basta.» Nell’Aspromonte le cose che non ci sono si chiamano in un modo solo: destino. Ma questa volta il destino ha la forma di un magazzino vuoto. L’Articolo 32 tra le montagne. La Costituzione della Repubblica Italiana, all’Articolo 32, afferma che la salute è diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Parole alte. Da capitale. Ma qui, dove la sera si chiudono le persiane per i

♬ audio originale - Luigi Palamara

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