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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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Umiltà

“UMILTÀ”
Cercando di capire sempre meglio come vivere la virtù dell’umiltà, mi sono emozionato ed entusiasmato di fronte a queste parole:
«L’umile è colui che non vuole spaccare il mondo, ma che si mette subito a servizio per riattaccarne i pezzi».

Davvero un’immagine stupenda, che ho sentito forte e impegnativa, perché in questi giorni sto pregando in modo speciale per un amico che, per difficoltà come queste, sta attraversando un momento di grande crisi spirituale. È una persona con tante qualità e tanto entusiasmo, che ha bisogno della luce dell’umiltà per scoprire l’importanza e l’incanto del saper “riattaccare i pezzi”, più che perdere tempo a rompere, per orgoglio, veri… “vasi di porcellana”!

Nei momenti di delusione e di risentimento, che tutti possiamo vivere, è fondamentale l’umiltà che, anziché lasciarci circondare da pezzi rotti, ci spinge a leggere le situazioni alla luce… dell’attaccatutto dell’amore.

Un’umiltà vera e sincera ci riporta sempre nel divino, costruito e ricostruito pazientemente, momento dopo momento, sul nostro essere umili, in un’apparente invisibilità; e questo ci sostiene nell’impegno costante di inventare abbracci, incontri, sorrisi, che fanno riscoprire l’emozione della fraternità e della comunione.

La “Comunione delle comunioni” è l’Eucaristia, che ci è stata donata dall’umiltà di un Amore infinito che si fa pezzo di pane, da spezzare e da mangiare. Umiltà infinita che sembra sparire, mentre in realtà diventa Eucaristia dei cuori e della terra, aiutandoci a riannodare i fili d’oro della nostra storia, sfilacciati dall’egoismo, dall’avere, dal piacere e dal potere, riavvicinando persone lontane e cancellando divisioni, guerre e ingiustizie.

Più volte mi è capitato di vivere momenti incantevoli di umiltà vera e sincera che, davanti a qualche comunità “scordata”, come una vecchia chitarra o un vecchio pianoforte, le cui corde e i cui tasti sembravano suonare ognuno per proprio conto, mi hanno fatto riscoprire la bellezza dell’essere armonia, del fare “coro”, del fare comunione, del fare Cielo.

Per concludere, ecco un ultimo pensiero che mi è venuto nel cuore: perché allora, illuminandoli con la luce dell’umiltà, non valorizzare di più i nostri fallimenti e i nostri sbagli, così da non viverli con sgomento, se non addirittura come… una maledizione?

Sto scoprendo sempre più l’importanza degli sbagli e dei fallimenti come terreno fertilissimo, nel quale più facilmente può germogliare in noi il fiore dell’umiltà, con il suo profumo e la sua bellezza: sono semi fecondi di nuovi germogli e di nuovi fiori.

Sì! Accogliere con umiltà i momenti di fallimento è come dare tempo al deserto di diventare oasi e di fiorire!

Don Nino Carta
26.2.2026

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