I miei unici sovrani? Siete voi. Ecco perché ho scelto la libertà di CartaStraccia.News.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Ci sono due modi di fare il giornalista.
Il primo è quello del passacarte: raccogliere le notizie, impilarle con ordine e consegnarle al pubblico come si consegna una ricevuta. Pulito, neutrale, innocuo. Il secondo è più scomodo: guardare le cose, pensarle, giudicarle e poi scriverle. Esporsi. Metterci la faccia e, soprattutto, la schiena.
Io appartengo alla seconda specie.
Perché un giornalista che scrive — che non si limita a raccontare ma osa anche dire cosa pensa — ha bisogno di un dialogo continuo con chi legge. Non di un monologo. Di un confronto. Oggi questo confronto passa per tutti i canali possibili: TikTok, Facebook, Instagram, YouTube. E presto passerà anche da una nuova casa editoriale che stiamo costruendo, Cartastraccia.news.
Qualcuno guarda i numeri e si sorprende. Io no.
Non sono un colpo di fortuna, né un capriccio dell’algoritmo. Sono il frutto di decenni di lavoro. Di notti passate a scrivere quando gli altri dormivano. Di sudore. Di delusioni. Di gioie improvvise e di dolori che ti insegnano più di qualsiasi manuale di giornalismo.
Sono il risultato di una vita intera spesa a costruire un bagaglio culturale, a coltivare un talento — ammesso che ne abbia uno — e soprattutto a difendere una cosa sempre più rara: la libertà di dire ciò che si pensa.
E allora grazie.
Grazie a chi mi legge ogni giorno.
Grazie a chi guarda i miei video.
Grazie anche a chi passa, ascolta, legge e poi se ne va senza mettere un “mi piace”, senza seguire, senza lasciare tracce digitali.
Non importa.
Perché il vero ringraziamento va a chi, con una parola, un messaggio, uno sguardo, mi dimostra affetto. E siete tanti. Molti più di quanto si possa immaginare.
Siete voi il mio carburante.
Siete voi la forza che ogni giorno mi spinge a fare di più e a fare meglio, in un mestiere che spesso si svolge in mezzo agli sciacalli, tra chi urla, manipola, inventa.
Voi invece osservate. Pensate. Leggete senza pregiudizi.
E per un giornalista non esiste potere più grande.
Perché i lettori — quelli veri — non sono un pubblico.
Sono i miei unici sovrani.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
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