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Primarie del Centrosinistra a Reggio Calabria, la resa dei conti: l'Apparato, l’Onda e il Terzo Incomodo

Primarie del Centrosinistra a Reggio Calabria, la resa dei conti: l'Apparato, l’Onda e il Terzo Incomodo
Tre candidati e una domanda vera.

L'Editoriale di Luigi Palamara 
Ci sono primarie che sembrano un rito. E primarie che sono un test politico vero.
Quelle del centrosinistra a Reggio Calabria stanno a metà tra le due cose: formalmente un passaggio democratico, sostanzialmente un referendum su cosa debba essere il centrosinistra reggino dopo gli anni dell’amministrazione Falcomatà.

Si voterà domenica 15 marzo 2026, dalle 9 alle 20. Primarie aperte: possono votare anche i sedicenni, con una sottoscrizione alla Carta dei Valori e un contributo simbolico di un euro. Un sistema che in teoria allarga la partecipazione; in pratica, come sempre nelle primarie, premia chi ha più capacità di portare persone ai seggi.

Ed è qui che la partita diventa interessante.

I contendenti sono tre. Non solo tre nomi, ma tre idee diverse di centrosinistra.

Il primo è Mimmo Battaglia, candidato del Partito Democratico e sindaco facente funzioni. È il candidato della struttura, dell’organizzazione, della filiera politica che va dal partito agli amministratori. Attorno a lui il PD si è stretto con una compattezza quasi militare. Nelle primarie questo conta moltissimo: sezioni, militanti, capacità di mobilitare voto. In politica locale la macchina organizzativa spesso vale più di mille slogan.

Ma proprio qui sta anche il suo problema. Battaglia incarna inevitabilmente la continuità con il ciclo politico precedente. Per alcuni è stabilità, per altri è immobilismo. Le primarie diranno se a Reggio Calabria il centrosinistra vuole proseguire sulla stessa strada o cambiare corsia.

Il secondo candidato è Massimo Canale, con il movimento civico Onda Orange. Il suo messaggio è semplice e diretto: rompere con la continuità. Non distruggere il campo progressista, ma scuoterlo. Canale punta su una mobilitazione civica, sui quartieri, su chi non si riconosce più nelle dinamiche tradizionali dei partiti.
Il suo destino politico dipende da una sola variabile: l’affluenza. Se votano soprattutto gli elettori organizzati, parte svantaggiato. Se invece le primarie diventano un evento partecipato e aperto, può diventare il vero sfidante.

Il terzo è Giovanni Muraca, sostenuto dall’area riformista e da Casa Riformista. Muraca si presenta come la terza via: né apparato puro né opposizione frontale. Esperienza amministrativa alle spalle, una campagna costruita sul contatto diretto e su un messaggio quasi antico: la politica che torna tra la gente, casa per casa.
Il suo problema è quello classico delle sfide a tre: rischia di essere schiacciato tra la continuità rappresentata dal PD e la rottura incarnata da Canale.

In assenza di sondaggi affidabili, le primarie si leggono attraverso la politica, non attraverso i numeri. E la politica dice che il favorito oggi resta Battaglia. Non tanto per carisma personale, quanto per una ragione molto più concreta: l’organizzazione.

Ma la storia delle primarie insegna che l’organizzazione vince solo quando la partecipazione resta contenuta. Se invece l’elettorato decide di usare le primarie come strumento per mandare un messaggio, allora la partita cambia. Ed è lì che Canale potrebbe trovare spazio.

Muraca, invece, resta il candidato che può spostare gli equilibri senza necessariamente vincere. Se raccoglierà una fetta significativa di elettori riformisti e moderati, potrebbe decidere — indirettamente — chi dei due arriverà primo.

Se si volesse tradurre la politica in numeri, oggi la fotografia potrebbe essere questa:
Battaglia tra il 40 e il 50 per cento, Canale tra il 25 e il 35, Muraca tra il 20 e il 30.

Ma le primarie non sono un sondaggio. Sono una prova di mobilitazione.

E spesso, in politica, vince chi porta più gente a votare, non chi ha più ragione.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 

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