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IO STO CON PEDRO SÁNCHEZ. IO STO CON LA SPAGNA

IO STO CON PEDRO SÁNCHEZ
IO STO CON LA SPAGNA

Quando dire “no” diventa un atto di dignità

L'Editoriale di Luigi Palamara

Ci sono momenti nella storia in cui la politica smette di essere diplomazia e torna ad essere, semplicemente, carattere. Non trattati, non sorrisi di circostanza, non pacche sulle spalle davanti alle telecamere. Carattere.

E il carattere, nella politica internazionale, è una merce rarissima.


Il Presidente degli Stati Uniti, l’uomo più potente del mondo, Donald Trump, ha appena deciso di puntare il dito contro un nuovo nemico: il premier spagnolo Pedro Sánchez.

Il motivo non è un trattato violato, né un’aggressione, né una minaccia alla sicurezza globale.

No.

La colpa di Sánchez è molto più grave: ha osato dire no.

No all’uso delle basi spagnole per colpire l’Iran.
No all’ordine — perché di ordine si tratta — di portare le spese militari al 5% del PIL come pretende Trump.

Un atto di insubordinazione, direbbe qualcuno a Washington.

Dalla Sala Ovale è partita la reazione: dura, plateale, quasi furiosa. Trump ha minacciato di interrompere i rapporti commerciali con la Spagna, accusando il governo di Madrid di non avere leadership e di essere stato “terribile”. Un linguaggio che somiglia più a quello di un capobanda irritato che a quello del capo della più grande democrazia del pianeta.

Ma, a ben vedere, qui non è in gioco solo una disputa commerciale o militare.

Qui è in gioco qualcosa di più antico e più semplice: la dignità politica.

Perché nel mondo di oggi, dove molti governi europei sembrano muoversi come camerieri premurosi attorno al tavolo della potenza americana, il gesto di Sánchez ha un valore che va oltre la Spagna.

La storia, del resto, ci ha già insegnato che anche un Paese alleato può — e talvolta deve — saper dire di no.
Accadde anche all’Italia quando, negli anni Ottanta, il presidente del Consiglio Bettino Craxi sfidò apertamente gli Stati Uniti durante la Sigonella crisis. In quella notte tesa, nella base siciliana circondata dai militari italiani e americani, Craxi difese la sovranità nazionale davanti alla potenza americana.

Non fu un gesto contro l’America.

Fu un gesto per l’Italia.

Perché il mondo non è soltanto commercio, mercati, percentuali di PIL e bilanci militari. Non è solo economia e geopolitica. Il mondo è fatto anche di uomini, di dignità, di orgoglio. E soprattutto di coscienze e di anime che meritano rispetto.

Quando la politica dimentica questo, smette di essere guida dei popoli e diventa contabilità del potere.

Può darsi che la Spagna paghi un prezzo.
Può darsi che qualche cifra economica ne risenta.

Ma c’è una verità che la storia continua a dimostrare: non tutte le sconfitte sono disonorevoli e non tutte le vittorie sono dignitose.

E oggi, nel mondo, non esiste medaglia più preziosa di questa: essere diventato il nemico politico di Donald Trump per aver difeso la propria autonomia.

Perché gli statisti non si riconoscono solo dalle grandi riforme o dalle grandi parole. Si riconoscono da dettagli apparentemente minori: dal momento in cui, davanti al potente di turno, trovano il coraggio di fare una cosa semplicissima.

Dire no.

E mentre i leader del mondo si sfidano a colpi di ultimatum, dazi, basi militari e minacce commerciali, un’ombra inquietante continua ad allungarsi sull’orizzonte del pianeta.

L’ombra di un conflitto globale.

Un’ombra che cresce ogni volta che il linguaggio della forza prende il posto della diplomazia e quello dell’arroganza sostituisce il rispetto tra i popoli.

In questo scenario, Donald Trump appare sempre più come un detonatore politico, capace di accendere micce già pronte a esplodere.

E proprio per questo, oggi, davanti a questo gesto di autonomia e di dignità, io non ho dubbi.

Oggi mi sento spagnolo.

Perché quando un popolo difende la propria dignità, quella dignità appartiene un po’ a tutti.

Quando un leader ha il coraggio di alzare la testa davanti al potente di turno, quel gesto non è soltanto nazionale: diventa universale.

Non riguarda solo Madrid.
Riguarda l’Europa.
Riguarda il mondo.

Per questo oggi lo dico senza esitazioni:

Io sto con Pedro Sánchez.
Io sto con la Spagna.

Perché la dignità di un popolo non è negoziabile.
E la libertà non si misura in percentuali di PIL.

Si misura nella schiena dritta degli uomini.


Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontano

@luigi.palamara IO STO CON PEDRO SÁNCHEZ IO STO CON LA SPAGNA Quando dire “no” diventa un atto di dignità L'Editoriale di Luigi Palamara Ci sono momenti nella storia in cui la politica smette di essere diplomazia e torna ad essere, semplicemente, carattere. Non trattati, non sorrisi di circostanza, non pacche sulle spalle davanti alle telecamere. Carattere. E il carattere, nella politica internazionale, è una merce rarissima. Il Presidente degli Stati Uniti, l’uomo più potente del mondo, Donald Trump, ha appena deciso di puntare il dito contro un nuovo nemico: il premier spagnolo Pedro Sánchez. Il motivo non è un trattato violato, né un’aggressione, né una minaccia alla sicurezza globale. No. La colpa di Sánchez è molto più grave: ha osato dire no. No all’uso delle basi spagnole per colpire l’Iran. No all’ordine — perché di ordine si tratta — di portare le spese militari al 5% del PIL come pretende Trump. Un atto di insubordinazione, direbbe qualcuno a Washington. Dalla Sala Ovale è partita la reazione: dura, plateale, quasi furiosa. Trump ha minacciato di interrompere i rapporti commerciali con la Spagna, accusando il governo di Madrid di non avere leadership e di essere stato “terribile”. Un linguaggio che somiglia più a quello di un capobanda irritato che a quello del capo della più grande democrazia del pianeta. Ma, a ben vedere, qui non è in gioco solo una disputa commerciale o militare. Qui è in gioco qualcosa di più antico e più semplice: la dignità politica. Perché nel mondo di oggi, dove molti governi europei sembrano muoversi come camerieri premurosi attorno al tavolo della potenza americana, il gesto di Sánchez ha un valore che va oltre la Spagna. La storia, del resto, ci ha già insegnato che anche un Paese alleato può — e talvolta deve — saper dire di no. Accadde anche all’Italia quando, negli anni Ottanta, il presidente del Consiglio Bettino Craxi sfidò apertamente gli Stati Uniti durante la Sigonella crisis. In quella notte tesa, nella base siciliana circondata dai militari italiani e americani, Craxi difese la sovranità nazionale davanti alla potenza americana. Non fu un gesto contro l’America. Fu un gesto per l’Italia. Perché il mondo non è soltanto commercio, mercati, percentuali di PIL e bilanci militari. Non è solo economia e geopolitica. Il mondo è fatto anche di uomini, di dignità, di orgoglio. E soprattutto di coscienze e di anime che meritano rispetto. Quando la politica dimentica questo, smette di essere guida dei popoli e diventa contabilità del potere. Può darsi che la Spagna paghi un prezzo. Può darsi che qualche cifra economica ne risenta. Ma c’è una verità che la storia continua a dimostrare: non tutte le sconfitte sono disonorevoli e non tutte le vittorie sono dignitose. E oggi, nel mondo, non esiste medaglia più preziosa di questa: essere diventato il nemico politico di Donald Trump per aver difeso la propria autonomia. Perché gli statisti non si riconoscono solo dalle grandi riforme o dalle grandi parole. Si riconoscono da dettagli apparentemente minori: dal momento in cui, davanti al potente di turno, trovano il coraggio di fare una cosa semplicissima. Dire no. E mentre i leader del mondo si sfidano a colpi di ultimatum, dazi, basi militari e minacce commerciali, un’ombra inquietante continua ad allungarsi sull’orizzonte del pianeta. L’ombra di un conflitto globale. Un’ombra che cresce ogni volta che il linguaggio della forza prende il posto della diplomazia e quello dell’arroganza sostituisce il rispetto tra i popoli. In questo scenario, Donald Trump appare sempre più come un detonatore politico, capace di accendere micce già pronte a esplodere. E proprio per questo, oggi, davanti a questo gesto di autonomia e di dignità, io non ho dubbi. Oggi mi sento spagnolo. Perché quando un popolo difende la propria dignità, quella dignità appartiene un po’ a tutti. Quando un leader ha il coraggio di alzare la testa davanti al potente di turno, quel gesto non è soltanto nazionale: diventa universale. #iostoconlaspgna #iostoconpedrosanchez ♬ audio originale - Luigi Palamara

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