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#IoStoConPedro: Se la coscienza di Sánchez disturba i sonni dell'Europa rassegnata.

#IoStoConPedro: Se la coscienza di Sánchez disturba i sonni dell'Europa rassegnata.
L'Editoriale di Luigi Palamara 
Giunge sempre un momento, nella storia, in cui qualcuno si alza in piedi mentre gli altri restano seduti. Non sempre è l’uomo perfetto. Non sempre è l’eroe che i libri di scuola ci avevano promesso. Ma è quello che, per primo, ha il coraggio di dire: “Basta.”

Oggi quel qualcuno, piaccia o no, si chiama Pedro Sánchez.

In un mondo stordito dal frastuono delle potenze, dalle provocazioni e dalle tempeste politiche sollevate da uomini come Donald Trump, Sánchez ha fatto una cosa che la politica moderna ha quasi dimenticato: ha parlato di coscienza. Non di convenienza. Non di consenso. Di coscienza.

E quando qualcuno parla di coscienza, succede sempre la stessa cosa: metà del mondo lo applaude, l’altra metà lo considera un ingenuo.

Ma la verità è che la storia non la fanno i prudenti.

La fanno quelli che disturbano l’ordine delle cose.
Quelli che si espongono.
Quelli che osano dire che l’Europa non può diventare un continente rassegnato alla guerra permanente.

Sánchez lo ha detto. Con tutti i limiti, con tutte le contraddizioni che la politica porta con sé. Ma lo ha detto.

E questo, oggi, non è poco.

Perché viviamo in un’epoca in cui la parola pace è diventata sospetta.
Chi la pronuncia viene guardato con diffidenza, quasi fosse un sognatore o, peggio, un traditore della realpolitik.

Eppure senza sognatori il mondo non cambia mai.

Sánchez ha fatto qualcosa di raro: ha ricordato all’Europa che esiste ancora una scelta. Che non siamo obbligati a seguire sempre la corrente delle grandi potenze. Che la politica può ancora essere una voce morale, non solo un esercizio di forza.

È per questo che qualcuno ha iniziato a dire — provocatoriamente, ma non troppo — che il suo nome meriterebbe persino il Premio Nobel per la Pace.

Forse è presto.
Forse è un’esagerazione.
O forse no.

Perché i Nobel, quelli veri, non premiano la perfezione. Premiano il coraggio di tentare.

E Sánchez ha tentato.

Ha tentato di fermare la deriva, di scuotere le coscienze, di dire che l’Europa può essere qualcosa di diverso da un campo di battaglia diplomatico tra giganti.

Non sappiamo se ci riuscirà.
La storia è spietata con chi prova a cambiare il corso delle cose.

Ma sappiamo una cosa: senza qualcuno che inizi, nessuno seguirà.

E allora sì, si può anche trasformare quella frase in un hashtag, in una bandiera, in una provocazione globale:

#IoStoConPedro

Perché a volte la politica ha bisogno di schierarsi non con il più forte, ma con chi prova — ostinatamente — a tenere viva l’idea che il mondo possa avere un’altra trama.

Io sto con lui.

E tu?

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno

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