La notte lunga dell’Aspromonte.
La verità arriva senza permesso. Non c’è pace per chi tradisce.
Il racconto di Luigi Palamara
Il vento scendeva dalla montagna come una voce antica, passando tra i castagni e le rocce, sfiorando i tetti bassi del paese. A quell’ora, l’Aspromonte non dormiva mai davvero: restava in ascolto.
Michele era seduto sul muretto davanti alla casa, le mani intrecciate, lo sguardo perso verso il sentiero che si arrampicava tra le ombre.
Dal buio arrivò una figura lenta.
«Sei ancora qui?» disse una voce roca.
«Dove dovrei andare, compare?» rispose Michele senza voltarsi.
Era Rocco. Si avvicinò, si tolse il cappello e si sedette accanto a lui. Per un po’ rimasero in silenzio, ascoltando il vento.
«Dicono che sei stato tu» disse infine Rocco.
Michele abbassò gli occhi. «Dicono tante cose.»
«E tu che dici?»
Michele sospirò. «Io dico che la montagna vede tutto.»
Rocco lo guardò di lato. «La montagna non parla.»
«No,» fece Michele, «ma aspetta.»
Un cane abbaiò in lontananza. Le luci di una casa si accesero e poi si spensero subito, come se qualcuno avesse avuto paura di essere visto.
«Non dovevi farlo,» disse Rocco a bassa voce.
«Non dovevo lasciare che succedesse,» ribatté Michele. «È diverso.»
Rocco scosse la testa. «Qui non è mai diverso. Qui ogni cosa ha lo stesso peso.»
Michele si alzò, fece qualche passo, poi si fermò.
«Tu lo sai com’è andata.»
«Lo so,» rispose Rocco. «Ma non basta saperlo. Gli altri vogliono crederci.»
«E a cosa credono?»
Rocco alzò le spalle. «A quello che li fa dormire tranquilli.»
Michele guardò il sentiero. «Io non dormo da tre notti.»
«E non dormirai,» disse Rocco. «Finché non finisce.»
«E quando finisce?»
Rocco lo fissò negli occhi. «Qui non finisce mai.»
Il vento si fece più forte, come se qualcuno avesse aperto una porta invisibile tra le gole della montagna.
«Parto domani,» disse Michele all’improvviso.
Rocco rimase zitto. Poi: «E dove vai?»
«Giù. Verso il mare.»
«Il mare non cancella niente.»
«Lo so,» disse Michele. «Ma almeno non mi guarda.»
Rocco si alzò lentamente. «La montagna ti guarderà lo stesso.»
Michele accennò un sorriso amaro. «Allora vuol dire che mi porterò dietro anche lei.»
Si strinsero la mano, senza forza.
Rocco fece per andarsene, poi si fermò.
«Michele.»
«Dimmi.»
«Se ti cercano…»
Michele lo interruppe. «Mi troveranno.»
Rocco abbassò il capo. «Sì. Ti troveranno.»
Rimasto solo, Michele guardò ancora una volta il sentiero. Gli sembrò che qualcosa si muovesse tra gli alberi, ma forse era solo il vento.
O forse no.
In Aspromonte, pensò, non è mai solo il vento.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara La notte lunga dell’Aspromonte. La verità arriva senza permesso. Non c’è pace per chi tradisce. Il racconto di Luigi Palamara  Il vento scendeva dalla montagna come una voce antica, passando tra i castagni e le rocce, sfiorando i tetti bassi del paese. A quell’ora, l’Aspromonte non dormiva mai davvero: restava in ascolto. Michele era seduto sul muretto davanti alla casa, le mani intrecciate, lo sguardo perso verso il sentiero che si arrampicava tra le ombre. Dal buio arrivò una figura lenta. «Sei ancora qui?» disse una voce roca. «Dove dovrei andare, compare?» rispose Michele senza voltarsi. Era Rocco. Si avvicinò, si tolse il cappello e si sedette accanto a lui. Per un po’ rimasero in silenzio, ascoltando il vento. «Dicono che sei stato tu» disse infine Rocco. Michele abbassò gli occhi. «Dicono tante cose.» «E tu che dici?» Michele sospirò. «Io dico che la montagna vede tutto.» Rocco lo guardò di lato. «La montagna non parla.» «No,» fece Michele, «ma aspetta.» Un cane abbaiò in lontananza. Le luci di una casa si accesero e poi si spensero subito, come se qualcuno avesse avuto paura di essere visto. «Non dovevi farlo,» disse Rocco a bassa voce. «Non dovevo lasciare che succedesse,» ribatté Michele. «È diverso.» Rocco scosse la testa. «Qui non è mai diverso. Qui ogni cosa ha lo stesso peso.» Michele si alzò, fece qualche passo, poi si fermò. «Tu lo sai com’è andata.» «Lo so,» rispose Rocco. «Ma non basta saperlo. Gli altri vogliono crederci.» «E a cosa credono?» Rocco alzò le spalle. «A quello che li fa dormire tranquilli.» Michele guardò il sentiero. «Io non dormo da tre notti.» «E non dormirai,» disse Rocco. «Finché non finisce.» «E quando finisce?» Rocco lo fissò negli occhi. «Qui non finisce mai.» Il vento si fece più forte, come se qualcuno avesse aperto una porta invisibile tra le gole della montagna. «Parto domani,» disse Michele all’improvviso. Rocco rimase zitto. Poi: «E dove vai?» «Giù. Verso il mare.» «Il mare non cancella niente.» «Lo so,» disse Michele. «Ma almeno non mi guarda.» Rocco si alzò lentamente. «La montagna ti guarderà lo stesso.» Michele accennò un sorriso amaro. «Allora vuol dire che mi porterò dietro anche lei.» Si strinsero la mano, senza forza. Rocco fece per andarsene, poi si fermò. «Michele.» «Dimmi.» «Se ti cercano…» Michele lo interruppe. «Mi troveranno.» Rocco abbassò il capo. «Sì. Ti troveranno.» Rimasto solo, Michele guardò ancora una volta il sentiero. Gli sembrò che qualcosa si muovesse tra gli alberi, ma forse era solo il vento. O forse no. In Aspromonte, pensò, non è mai solo il vento. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno #racconto #aspromonte #luigipalamara ♬ audio originale - Luigi Palamara

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