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L’anatomia del «Gargiazza»: se la risata di chi giudica sbatte contro il muro del silenzio

L’anatomia del «Gargiazza»: se la risata di chi giudica sbatte contro il muro del silenzio


Vestito bene, convinto di sapere, pronto a ridere di ciò che non capisce. Ma in Aspromonte il potere del disprezzo finisce dove inizia la "misura": quella dignità antica che non combatte l'arrogante, lo lascia semplicemente solo.

Il racconto di Luigi Palamara 


Il vento scendeva lento dall’Aspromonte, portando con sé un odore di legna e di terra bagnata. Nel paese le voci erano poche, come se ciascuno avesse imparato a dire solo ciò che serve.

Sulla panchina davanti alla fontana, due uomini stavano seduti in silenzio. Uno guardava lontano, verso la montagna; l’altro fissava la piazza vuota.

Poi si sentì una risata.

Secca, corta, come un colpo dato senza motivo.

Il primo alzò appena la testa.
«Hai sentito?»

L’altro socchiuse gli occhi.
«L’ho sentita.»

La risata tornò, più forte stavolta. Non allegra. Non di quelle che uniscono. Era una risata che tagliava.

«È uno di quelli,» disse il primo. «Uno che crede di sapere.»

Dal vicolo uscì un uomo. Vestiva bene, troppo bene per quel paese. Camminava con un’aria che non apparteneva a quei luoghi, come se ogni cosa gli fosse dovuta.

Guardò i due sulla panchina e sorrise. Poi rise di nuovo.

«Di che ride?» chiese il primo, senza alzarsi.

L’altro si strinse nelle spalle.
«Non ride. Giudica.»

L’uomo si avvicinò di qualche passo.
«Sempre qui, voi,» disse. «Sempre uguali.»

Nessuno rispose subito. Il silenzio lo accolse, come accoglieva tutto ciò che non trovava posto.

«Sai come li chiamano, qui?» disse piano il secondo, rivolto al compagno.

«Come?»

«Gargiazza.»

L’uomo smise di sorridere per un istante.
«E che vuol dire?»

Il primo si alzò lentamente. Non c’era rabbia nei suoi gesti, ma qualcosa di più fermo.

«Vuol dire uno che ride degli altri per sentirsi più alto,» disse. «Uno che crede di poter giudicare senza conoscere.»

L’uomo fece una smorfia.
«E allora?»

Il vento passò tra le case, portando via un foglio secco.

«Allora niente,» rispose il secondo. «Qui non si fanno prediche.»

«E che fate?» chiese l’uomo, con una risata più incerta.

Il primo lo guardò negli occhi.
«Si lascia stare.»

«Come?»

«Si lascia stare,» ripeté. «Il gargiazza, qui, non si combatte. Non si discute. Si lascia solo.»

Il silenzio tornò, più pesante.

L’uomo si guardò intorno. La piazza era vuota. Le finestre chiuse. Nessuno che parlasse, nessuno che rispondesse.

«Bella accoglienza,» disse, ma la voce gli uscì più bassa.

«Non è accoglienza,» disse il secondo. «È misura.»

«E io sarei…?»

«Uno che non serve,» concluse il primo. «Uno che qui non ha radici.»

L’uomo fece per dire qualcosa, ma si fermò. La sua risata non tornò più.

Si voltò e prese la strada che scendeva verso il fondo valle.

I due rimasero sulla panchina.

«Se ne va,» disse il primo.

«Se ne vanno sempre,» rispose l’altro.

Il vento riprese a soffiare tra le pietre del paese.

E la montagna, immobile, sembrava aver già deciso tutto da tempo.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

L’anatomia del «Gargiazza»: se la risata di chi giudica sbatte contro il muro del silenzio Vestito bene, convinto di sapere, pronto a ridere di ciò che non capisce. Ma in Aspromonte il potere del disprezzo finisce dove inizia la "misura": quella dignità antica che non combatte l'arrogante, lo lascia semplicemente solo. Il racconto di Luigi Palamara Il vento scendeva lento dall’Aspromonte, portando con sé un odore di legna e di terra bagnata. Nel paese le voci erano poche, come se ciascuno avesse imparato a dire solo ciò che serve. Sulla panchina davanti alla fontana, due uomini stavano seduti in silenzio. Uno guardava lontano, verso la montagna; l’altro fissava la piazza vuota. Poi si sentì una risata. Secca, corta, come un colpo dato senza motivo. Il primo alzò appena la testa. «Hai sentito?» L’altro socchiuse gli occhi. «L’ho sentita.» La risata tornò, più forte stavolta. Non allegra. Non di quelle che uniscono. Era una risata che tagliava. «È uno di quelli,» disse il primo. «Uno che crede di sapere.» Dal vicolo uscì un uomo. Vestiva bene, troppo bene per quel paese. Camminava con un’aria che non apparteneva a quei luoghi, come se ogni cosa gli fosse dovuta. Guardò i due sulla panchina e sorrise. Poi rise di nuovo. «Di che ride?» chiese il primo, senza alzarsi. L’altro si strinse nelle spalle. «Non ride. Giudica.» L’uomo si avvicinò di qualche passo. «Sempre qui, voi,» disse. «Sempre uguali.» Nessuno rispose subito. Il silenzio lo accolse, come accoglieva tutto ciò che non trovava posto. «Sai come li chiamano, qui?» disse piano il secondo, rivolto al compagno. «Come?» «Gargiazza.» L’uomo smise di sorridere per un istante. «E che vuol dire?» Il primo si alzò lentamente. Non c’era rabbia nei suoi gesti, ma qualcosa di più fermo. «Vuol dire uno che ride degli altri per sentirsi più alto,» disse. «Uno che crede di poter giudicare senza conoscere.» L’uomo fece una smorfia. «E allora?» Il vento passò tra le case, portando via un foglio secco. «Allora niente,» rispose il secondo. «Qui non si fanno prediche.» «E che fate?» chiese l’uomo, con una risata più incerta. Il primo lo guardò negli occhi. «Si lascia stare.» «Come?» «Si lascia stare,» ripeté. «Il gargiazza, qui, non si combatte. Non si discute. Si lascia solo.» Il silenzio tornò, più pesante. L’uomo si guardò intorno. La piazza era vuota. Le finestre chiuse. Nessuno che parlasse, nessuno che rispondesse. «Bella accoglienza,» disse, ma la voce gli uscì più bassa. «Non è accoglienza,» disse il secondo. «È misura.» «E io sarei…?» «Uno che non serve,» concluse il primo. «Uno che qui non ha radici.» L’uomo fece per dire qualcosa, ma si fermò. La sua risata non tornò più. Si voltò e prese la strada che scendeva verso il fondo valle. I due rimasero sulla panchina. «Se ne va,» disse il primo. «Se ne vanno sempre,» rispose l’altro. Il vento riprese a soffiare tra le pietre del paese. E la montagna, immobile, sembrava aver già deciso tutto da tempo. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

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