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L’ultimo battito di Piazza Italia: tra i volantini CGIL per dire e spiegare il NO al referendum

Mentre la politica dei grandi palazzi si ritira, resta la democrazia dei marciapiedi. Il racconto dei volontari CGIL che spiegano le ragioni del NO: senza microfoni, senza slogan, ma con la pazienza di chi sa che oltre i volantini restano solo le persone.


Giunge un momento, nella vita civile di un Paese, in cui il rumore si ferma. Non perché le domande abbiano trovato risposta, ma perché la legge impone il silenzio. È il caso di queste ore a Piazza Italia, a Reggio Calabria, dove i volantini della CGIL passano di mano in mano come piccoli fogli di coscienza, prima che cali il sipario del silenzio referendario del 22 e 23 marzo.

Li guardi, uno per uno: Gregorio, Carmelo, Pasquale, Marina, Mimmo. Nomi semplici, facce che non finiranno nei telegiornali. Eppure sono loro che tengono in piedi la democrazia quotidiana, quella fatta di parole spiegate senza microfoni, di discussioni sotto il sole, di dubbi raccolti per strada. Non gridano slogan, provano a convincere. È più difficile.

Spiegano le ragioni del NO. E nel farlo non vendono certezze, ma offrono argomenti. In un tempo in cui l’opinione spesso corre più veloce del pensiero, fermarsi a parlare con le persone è quasi un atto controcorrente. Qualcuno ascolta, qualcuno tira dritto, qualcuno scuote la testa. È il mercato delle idee, l’unico che dovrebbe restare sempre aperto.

Poi arriverà il silenzio. Un silenzio strano, perché non è vuoto: è pieno delle parole dette prima, dei dubbi lasciati sospesi, delle convinzioni maturate o respinte. È il momento in cui la politica si ritira e resta il cittadino, solo davanti alla scheda.

E forse è proprio lì che si misura la qualità di una democrazia: non nel volume delle voci, ma nella capacità di ciascuno di scegliere, ricordando quei volti incontrati in piazza, quelle spiegazioni pazienti, quel tempo dedicato senza tornaconto.

Perché alla fine, più dei volantini, restano le persone. E la serietà con cui hanno provato a farsi capire.


Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

@luigi.palamara

L’ultimo battito di Piazza Italia: tra i volantini CGIL per dire e spiegare il NO al referendum. Mentre la politica dei grandi palazzi si ritira, resta la democrazia dei marciapiedi. Il racconto dei volontari CGIL che spiegano le ragioni del NO: senza microfoni, senza slogan, ma con la pazienza di chi sa che oltre i volantini restano solo le persone.  Giunge un momento, nella vita civile di un Paese, in cui il rumore si ferma. Non perché le domande abbiano trovato risposta, ma perché la legge impone il silenzio. È il caso di queste ore a Piazza Italia, a Reggio Calabria, dove i volantini della CGIL passano di mano in mano come piccoli fogli di coscienza, prima che cali il sipario del silenzio referendario del 22 e 23 marzo. Li guardi, uno per uno: Gregorio, Carmelo, Pasquale, Marina, Mimmo. Nomi semplici, facce che non finiranno nei telegiornali. Eppure sono loro che tengono in piedi la democrazia quotidiana, quella fatta di parole spiegate senza microfoni, di discussioni sotto il sole, di dubbi raccolti per strada. Non gridano slogan, provano a convincere. È più difficile. Spiegano le ragioni del NO. E nel farlo non vendono certezze, ma offrono argomenti. In un tempo in cui l’opinione spesso corre più veloce del pensiero, fermarsi a parlare con le persone è quasi un atto controcorrente. Qualcuno ascolta, qualcuno tira dritto, qualcuno scuote la testa. È il mercato delle idee, l’unico che dovrebbe restare sempre aperto. Poi arriverà il silenzio. Un silenzio strano, perché non è vuoto: è pieno delle parole dette prima, dei dubbi lasciati sospesi, delle convinzioni maturate o respinte. È il momento in cui la politica si ritira e resta il cittadino, solo davanti alla scheda. E forse è proprio lì che si misura la qualità di una democrazia: non nel volume delle voci, ma nella capacità di ciascuno di scegliere, ricordando quei volti incontrati in piazza, quelle spiegazioni pazienti, quel tempo dedicato senza tornaconto. Perché alla fine, più dei volantini, restano le persone. E la serietà con cui hanno provato a farsi capire. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

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