«Non hanno capito nulla»: l'editoriale che i salotti buoni non leggeranno mai mentre un microfono e un rapper scrivono la Storia
L'Editoriale di Luigi Palamara
Un vizio antico, in questo Paese: parlare di ciò che si vede per non accorgersi di ciò che accade.
Oggi tutti discutono del referendum, lo masticano, lo rigirano, lo trasformano nell’ennesima partita da bar tra tifoserie politiche. Intanto, alle loro spalle, è già passata la storia. Senza chiedere permesso, senza bussare, senza avvisare.
Due anni fa un cantante, FEDEZ, — uno di quelli che i benpensanti liquidano con un’alzata di spalle — disse una verità semplice: i giornali italiani stanno morendo, e chi verrà dopo non li leggerà. Risero. Perché in Italia si ride sempre di ciò che non si capisce, e si disprezza ciò che non si controlla.
Oggi non ride più nessuno. O meglio: ridono ancora, ma con un filo di paura.
Perché mentre i direttori organizzavano convegni sul “futuro dell’editoria” — che è il modo elegante per dire che non sanno che farne del presente — qualcun altro costruiva quel futuro. Senza permessi, senza editoriali indignati, senza la benedizione di nessun salotto.
Dieci persone, una redazione. Un direttore editoriale. Un inviato in guerra. Milioni di visualizzazioni. E, soprattutto, un pubblico giovane. Quello che i giornali tradizionali hanno perso da anni e che fingono ancora di inseguire con inserti patinati e titoli stanchi.
Qui non c’entra la destra o la sinistra. Questa è la favola che raccontano a se stessi per non ammettere la verità: non sanno più parlare a nessuno.
La destra, negli ultimi anni, ha capito almeno una cosa: la comunicazione non è un accessorio della politica, è la politica. La sinistra, invece, continua a specchiarsi nei suoi circoli, nei suoi giornaletti, nei suoi dibattiti autoreferenziali dove si applaude da sola.
E poi c’è lui, il “rapper”. Che non è né di destra né di sinistra. È qualcosa di più pericoloso: è uno che ha capito prima degli altri.
Ha visto il vuoto e lo ha riempito. Ha intuito che l’informazione non è più un privilegio ma un territorio da conquistare. E mentre i custodi del vecchio mondo difendevano le loro mura già crollate, lui costruiva una casa nuova.
Si può detestarlo, diffidarne, accusarlo di opportunismo. Tutto legittimo. Ma inutile.
Perché il punto non è lui. Il punto è che oggi, in Italia, l’informazione politica che raggiunge davvero i giovani non passa più dai giornali. Passa da un microfono, da un divano, da un linguaggio che quei giornali non parlano più.
E i giornali cosa fanno? Scrivono articoli scandalizzati perché un politico va a farsi intervistare lì.
Non hanno capito nulla.
Non hanno capito che non è la politica ad andare da lui. È il potere — quello vero, quello dell’attenzione — che si è già spostato.
E mentre continuano a dividersi tra chi difende e chi attacca, tra chi loda e chi demonizza, stanno perdendo l’unica cosa che conta: il lettore.
O meglio: lo hanno già perso.
Il futuro non è alle porte. È già entrato, ha preso posto, e sta riscrivendo le regole.
Loro, come sempre, stanno ancora discutendo se sia una buona o una cattiva notizia.
Nel frattempo, qualcuno sta costruendo il giornale che li seppellirà.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

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