CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

Non si scrive per IL giornale, ma per UN giornale.

Non si scrive per "il" giornale, ma per "un" giornale.
L'Editoriale di Luigi Palamara


Il giornalismo "fantasma": se il fatto non c’è, basta inventare il sospetto

​Tra buffet da 60 euro e volantini nati nelle chat, va in scena il "giallo senza delitto": un nuovo genere letterario dove l'indignazione è preventiva e la prova un optional. Quando la suggestione sostituisce la verifica, l'inchiesta diventa un'eco che amplifica il nulla, lasciando il lettore nel fumo di uno scandalo che non esiste.

C’è un luogo preciso: Reggio Calabria.
C’è un edificio solenne: il Palazzo di Giustizia.
C’è un nome altisonante: Associazione Nazionale Magistrati, sezione di Roma.
C’è una cornice evocativa: Villa Spada, nel Circolo della Guardia di Finanza.
E poi c’è lui, puntuale come un trombettiere in parata: Maurizio Gasparri.

Mancano solo le prove.

Il pezzo che leggiamo ha il passo del romanzo d’appendice e il fiato corto della verifica mancata. Si apre con “immagini raccapriccianti”. Parola grave. Di quelle che evocano fosse comuni, non volantini appesi a una bacheca. Ma poi scopriamo che il raccapriccio si regge su un flyer che “circola nelle chat”, che “nessuno rivendica”, che “forse”, che “pare”, che “sembrerebbe”. Un festival del condizionale, spacciato per cronaca.

Siamo a Reggio Calabria, dentro un tribunale. Luogo che merita rispetto e precisione. Invece si costruisce un “giallo”. E il bello del giallo è che non serve il cadavere: basta l’atmosfera. “Strapotere dell’Anm”, denuncia un avvocato locale. Nome? Non pervenuto. Documento? Non pervenuto. Ma l’eco sì, quello arriva forte.

Poi si vola a Roma, a Villa Spada, nel Circolo della Guardia di Finanza. Un buffet, un dj set, 60 euro. E l’ombra lunga del referendum. Il volantino, ci dicono, è passato “di telefono in telefono in telefono”. Triplice ripetizione: come nei racconti intorno al fuoco. Nessuno conferma, nessuno smentisce. La location non può parlare. L’ufficio stampa non sa. I recapiti non esistono. Evento annullato. Ma il titolo resta.

È un capolavoro di insinuazione: non si afferma, si allude. Non si dimostra, si suggerisce. E intanto si costruisce il sospetto che la magistratura occupi lo Stato come un reparto corazzato.

Poi arriva Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, e il tono sale. “Carnevale di Rio”. “Occupazione dello Stato”. “Bugiardi al servizio del No”. Parole pesanti, dette con la leggerezza di chi sa che troveranno spazio. E l’articolo le accoglie, le amplifica, le incornicia. Senza chiedere: su cosa si fondano? Su un volantino con un IBAN scritto senza una “a”? Sul logo di un’app grafica? Sull’assenza di un numero di telefono?

E infine l’appello al Presidente del Csm e a Sergio Mattarella. Quando non si hanno certezze, si chiamano in causa le massime autorità. Fa scena. Dà l’impressione che il fatto sia enorme. Anche se il fatto, nella sostanza, resta evanescente.

Ma c’è un dettaglio – piccolo, minuscolo, quasi imbarazzante nella sua semplicità – che rovina la sceneggiatura: la verità.

E la verità è che, dentro il Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria, sono esposti sia i roll up del comitato del No sia i manifesti del comitato del . Entrambi. Nessuna occupazione militare. Nessuna presa del potere. Nessun colpo di mano.

E soprattutto: entrambi con le autorizzazioni previste.

Dunque dov’è lo scandalo? Nella par condicio? Nella pluralità? Nel rispetto delle regole?

Il problema non è il Sì o il No. Non è l’Anm. Non è Reggio Calabria, né Roma, né Villa Spada. Il problema è il metodo. Il giornalismo non è l’arte del sospetto. È l’arte della verifica. Non si pubblica perché “circola nelle chat”. Non si titola perché “sembrerebbe”. Non si accusa perché un politico tuona.

Chi scrive dovrebbe ricordarsi una differenza sottile ma decisiva: non si scrive per il giornale – quello che pretende clamore, velocità, schieramento. Si scrive per un giornale. Che è una cosa più austera. Più scomoda. Più seria.

Perché il giornale chiede rumore.
Un giornale chiede verità.

E tra il rumore e la verità, purtroppo, c’è di mezzo un volantino. Che forse esiste. O forse no. Ma intanto il titolo è già stampato.

E la rettifica, quella sì, di solito non finisce mai in prima pagina.

Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno

Posta un commento

0 Commenti