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Reggio Calabria. Circoscrizioni e sobrietà: la sfida di Giordano per una città che ritrova la sua prossimità

Reggio Calabria. Circoscrizioni e sobrietà: la sfida di Giordano per una città che ritrova la sua prossimità.

Di Luigi Palamara 


Reggio Calabria, a volte, è una città che sembra condannata alla memoria corta. Si discute, si polemizza, si alzano polveroni politici, e spesso si dimentica il lavoro lungo, silenzioso, metodico che precede ogni decisione amministrativa. L’intervista rilasciata dal consigliere comunale Giuseppe Giordano al giornalista Luigi Palamara il 4 marzo 2026 ha il merito – raro, di questi tempi – di riportare il dibattito su un terreno più serio: quello dei fatti.

E i fatti, quando vengono raccontati con ordine, hanno sempre una forza disarmante.

Giordano ricorda innanzitutto che il tema delle circoscrizioni non nasce oggi, né ieri. È una questione che attraversa la storia amministrativa della città. Le circoscrizioni nacquero nel 1978, in un’Italia diversa, in una Reggio che cercava strumenti per avvicinare le istituzioni ai quartieri. E i quartieri, qui, non sono soltanto porzioni urbane: sono pezzi di storia. Gallico, Pellaro, Catona, Gallina, Cataforio. Comuni che nel 1927 furono inglobati nella “Grande Reggio”, ma che non hanno mai smesso di conservare identità e bisogni propri.

Ricordarlo non è nostalgia. È realismo amministrativo.

Giordano lo dice con chiarezza: quelle realtà avevano economie autonome, comunità vive, tradizioni civiche. Le circoscrizioni nacquero proprio per evitare che quelle periferie diventassero periferie anche nella politica.

Poi arrivò il 2010. Una modifica normativa al TUEL cancellò di fatto le circoscrizioni per le città sotto i 250 mila abitanti. Un colpo di penna legislativo che trasformò il decentramento in un lusso riservato alle metropoli.

La politica, però, quando vuole davvero risolvere un problema, trova le strade. E Giordano riconosce senza esitazioni il ruolo dell’emendamento parlamentare che ha rimosso quell’ostacolo. Non è un dettaglio: in tempi di propaganda permanente, riconoscere i meriti istituzionali altrui è già un gesto di serietà.

Ma il punto più interessante dell’intervista è un altro.

Giordano racconta una verità che spesso sfugge al dibattito politico: le circoscrizioni non sono soltanto consigli e poltrone. Sono servizi, presìdi, organizzazione territoriale. In altre parole, sono amministrazione concreta.

Per questo l’amministrazione comunale, anche quando la legge impediva formalmente di ricostituirle, ha lavorato per costruire una struttura territoriale reale: poli sociali, presìdi di welfare, servizi di prossimità. Una rete pensata soprattutto per le categorie più fragili.

È un punto cruciale. Perché dimostra che il decentramento non è un artificio politico ma un modello amministrativo.

E qui emerge un altro aspetto che nell’intervista colpisce: la metodologia. Giordano parla di studi analitici, di masterplan, di analisi dei servizi, della viabilità, degli impianti sportivi, dei livelli di istruzione, dei luoghi di culto. Non improvvisazione, dunque, ma pianificazione.

È il contrario della politica gridata.

La riattivazione delle circoscrizioni è stata preparata con pazienza: audizioni, confronti con esperti, ascolto di associazioni e comitati di quartiere, dialogo con ex presidenti circoscrizionali e docenti universitari. Un lavoro che ha richiesto mesi e che ha prodotto un impianto amministrativo coerente con la realtà della città.

Non è poco.

E non è poco neppure l’onestà con cui Giordano affronta il nodo della sostenibilità finanziaria. La politica, spesso, promette senza calcolare i costi. Qui invece si è discusso proprio di questo: quando e come attivare il sistema circoscrizionale senza gravare inutilmente sulle casse comunali.

Il confronto con il Ministero, durato mesi, ha portato a una soluzione chiara: far coincidere l’avvio delle circoscrizioni con il rinnovo del Consiglio comunale.

È una scelta di razionalità istituzionale.

Poi c’è la polemica politica. Quella non manca mai. Il centrodestra accusa il centrosinistra di voler introdurre il cosiddetto “listone” per convenienza elettorale. Giordano risponde con un ragionamento che richiama una parola ormai dimenticata nella politica italiana: sobrietà.

Le elezioni circoscrizionali costano, e quei costi sono interamente a carico del Comune. È dunque legittimo – anzi doveroso – cercare soluzioni che garantiscano partecipazione ma anche responsabilità.

La partecipazione, ricorda Giordano, non si misura dal numero dei candidati ma dalla qualità dell’impegno civico.

Ed è qui che il discorso assume un tono quasi nostalgico, ma nel senso più nobile del termine. Giordano evoca gli anni Settanta e Ottanta, quando le circoscrizioni erano luoghi di servizio civico prima ancora che trampolini politici. Non si entrava per un gettone o per un’indennità. Si entrava per lavorare sul territorio.

Erano palestre di politica vera.

Molti amministratori locali hanno iniziato proprio lì. Imparando il mestiere più difficile: governare i problemi concreti dei quartieri.

In questo senso la riforma proposta non riduce la democrazia. Semmai la responsabilizza.

Infine, l’orizzonte più ampio. Perché Giordano non si limita alle circoscrizioni. Ricorda che la riorganizzazione amministrativa della città ha senso soltanto se si completa con una vera riforma della Città metropolitana.

Una città metropolitana che abbia funzioni reali, risorse adeguate, capacità decisionale. Non un contenitore burocratico ma un livello istituzionale capace di guidare lo sviluppo di un territorio strategico.

Le circoscrizioni, in questo quadro, diventano il primo gradino: il punto in cui cittadini e istituzioni tornano a parlarsi.

E forse è proprio questo il punto più politico dell’intervista.

Perché dietro la discussione tecnica su regolamenti e sistemi elettorali si intravede una questione più grande: il rapporto tra la città e i suoi cittadini. Tra il centro e le periferie. Tra la politica e la comunità.

Le circoscrizioni non risolveranno tutti i problemi di Reggio Calabria. Sarebbe ingenuo pensarlo. Ma possono restituire qualcosa che la politica italiana ha spesso smarrito: la prossimità.

E in una città lunga, complessa, territorialmente estesa come Reggio Calabria, la prossimità non è un dettaglio amministrativo.

È una necessità democratica.


Luigi Palamara 

Giornalista e Artista Aspromontàno 


Reggio Calabria 4 marzo 2026

@luigi.palamara

Reggio Calabria. Circoscrizioni e sobrietà: la sfida di Giordano per una città che ritrova la sua prossimità. Di Luigi Palamara  Reggio Calabria, a volte, è una città che sembra condannata alla memoria corta. Si discute, si polemizza, si alzano polveroni politici, e spesso si dimentica il lavoro lungo, silenzioso, metodico che precede ogni decisione amministrativa. L’intervista rilasciata dal consigliere comunale Giuseppe Giordano al giornalista Luigi Palamara il 4 marzo 2026 ha il merito – raro, di questi tempi – di riportare il dibattito su un terreno più serio: quello dei fatti. E i fatti, quando vengono raccontati con ordine, hanno sempre una forza disarmante. Giordano ricorda innanzitutto che il tema delle circoscrizioni non nasce oggi, né ieri. È una questione che attraversa la storia amministrativa della città. Le circoscrizioni nacquero nel 1978, in un’Italia diversa, in una Reggio che cercava strumenti per avvicinare le istituzioni ai quartieri. E i quartieri, qui, non sono soltanto porzioni urbane: sono pezzi di storia. Gallico, Pellaro, Catona, Gallina, Cataforio. Comuni che nel 1927 furono inglobati nella “Grande Reggio”, ma che non hanno mai smesso di conservare identità e bisogni propri. Ricordarlo non è nostalgia. È realismo amministrativo. Giordano lo dice con chiarezza: quelle realtà avevano economie autonome, comunità vive, tradizioni civiche. Le circoscrizioni nacquero proprio per evitare che quelle periferie diventassero periferie anche nella politica. Poi arrivò il 2010. Una modifica normativa al TUEL cancellò di fatto le circoscrizioni per le città sotto i 250 mila abitanti. Un colpo di penna legislativo che trasformò il decentramento in un lusso riservato alle metropoli. La politica, però, quando vuole davvero risolvere un problema, trova le strade. E Giordano riconosce senza esitazioni il ruolo dell’emendamento parlamentare che ha rimosso quell’ostacolo. Non è un dettaglio: in tempi di propaganda permanente, riconoscere i meriti istituzionali altrui è già un gesto di serietà. Ma il punto più interessante dell’intervista è un altro. Giordano racconta una verità che spesso sfugge al dibattito politico: le circoscrizioni non sono soltanto consigli e poltrone. Sono servizi, presìdi, organizzazione territoriale. In altre parole, sono amministrazione concreta. Per questo l’amministrazione comunale, anche quando la legge impediva formalmente di ricostituirle, ha lavorato per costruire una struttura territoriale reale: poli sociali, presìdi di welfare, servizi di prossimità. Una rete pensata soprattutto per le categorie più fragili. È un punto cruciale. Perché dimostra che il decentramento non è un artificio politico ma un modello amministrativo. E qui emerge un altro aspetto che nell’intervista colpisce: la metodologia. Giordano parla di studi analitici, di masterplan, di analisi dei servizi, della viabilità, degli impianti sportivi, dei livelli di istruzione, dei luoghi di culto. Non improvvisazione, dunque, ma pianificazione. È il contrario della politica gridata. La riattivazione delle circoscrizioni è stata preparata con pazienza: audizioni, confronti con esperti, ascolto di associazioni e comitati di quartiere, dialogo con ex presidenti circoscrizionali e docenti universitari. Un lavoro che ha richiesto mesi e che ha prodotto un impianto amministrativo coerente con la realtà della città. Non è poco. E non è poco neppure l’onestà con cui Giordano affronta il nodo della sostenibilità finanziaria. La politica, spesso, promette senza calcolare i costi. Qui invece si è discusso proprio di questo: quando e come attivare il sistema circoscrizionale senza gravare inutilmente sulle casse comunali. Il confronto con il Ministero, durato mesi, ha portato a una soluzione chiara: far coincidere l’avvio delle circoscrizioni con il rinnovo del Consiglio comunale. È una scelta di razionalità istituzionale. Poi c’è la polemica politica. Quella non manca mai. Il centrodestra accusa il centrosinistra di

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