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Reggio Calabria. Città Metropolitana. Carmelo Versace e l’arte della permanenza breve ma intensa

Reggio Calabria. Città Metropolitana. Carmelo Versace e l’arte della permanenza breve ma intensa

L'Editoriale di Luigi Palamara

L’esigenza di ribadire, di tornare sull’argomento, di riproporre fatti e circostanze nasce da una constatazione semplice: oggi le notizie non vengono smentite, vengono sommerse. Si sovrappongono altre narrazioni, si accavallano dichiarazioni, si costruiscono nuove versioni che “superano” la realtà senza mai davvero confrontarsi con essa.

E questo non lo accettiamo. Non lo accetteremo mai.

Perché la memoria corta è una comodità del potere, ma non può diventare la regola dell’informazione.

C’è chi passa alla storia per quello che costruisce in dieci anni e chi riesce nell’impresa più ardita: farsi ricordare in sessanta giorni.
La politica, si sa, è l’arte del possibile. A Reggio Calabria sta diventando l’arte del comprimibile: concentrare in due mesi ciò che altri non oserebbero in un mandato intero.

Il sindaco facente funzioni della Città Metropolitana, Carmelo Versace, a ridosso della decadenza, ha deciso che il tempo non va sprecato. E così ha inaugurato una stagione amministrativa che potremmo definire “intensiva”: poche settimane, molte nomine, qualche sorpresa e un pizzico di ardimento.

La prima, la più delicata, riguarda la nomina di Antonino Castorina a Capo di Gabinetto.
Antonino Castorina è consigliere comunale ed è sotto processo per presunti brogli elettorali. La presunzione d’innocenza è un principio sacrosanto, ma anche il senso dell’opportunità è una virtù antica, oggi evidentemente fuori moda.

In una stagione in cui la politica invoca legalità a ogni conferenza stampa, scegliere come braccio destro un amministratore coinvolto in un procedimento per brogli è una dimostrazione di coerenza creativa. Una scelta che non è solo amministrativa: è quasi filosofica.

Poi c’è l’altra opera: l’ampliamento dello staff.
Numeri che crescono con l’entusiasmo di un contatore elettrico in agosto. Si parla di raggiungere in tempi brevi quota 36 più 5. E ci siamo vicini. Una cabina di regia così affollata da sembrare un consiglio di amministrazione di una holding multinazionale più che l’ufficio di un ente già gravato da problemi strutturali nel territorio di competenza.

Ed è proprio qui che la satira si ferma e la questione diventa seria.

Perché la Città Metropolitana di Reggio Calabria non è un laboratorio teorico dove sperimentare formule politiche dell’ultimo minuto. È un territorio con infrastrutture fragili, comuni in affanno finanziario, giovani che partono e servizi che arrancano. Ogni nomina, ogni incarico, ogni euro pubblico speso ha un peso specifico che va oltre il perimetro del Palazzo.

Eppure, nello stesso tempo, ci viene raccontato un Versace diverso:
il leader del territorio, l’uomo della presenza costante, il dialogatore instancabile, l’avvocato che ha costruito la propria carriera “passo dopo passo”, il profilo capace di cambiare gli equilibri politici della Città Metropolitana.

Un ritratto quasi agiografico.

Versace, si dice, ha attraversato i comuni, ascoltato i sindaci, vissuto il territorio. Forse è vero. Ma la politica non è una maratona di strette di mano: è responsabilità nelle scelte. E la credibilità non si misura dalla quantità di riunioni, bensì dalla qualità dei segnali che si danno.

In una fase in cui il centro-sinistra locale appare smarrito e le coalizioni vivono tensioni interne, il nome di Versace circola come possibile baricentro futuro. Profilo corteggiato trasversalmente, figura di equilibrio, potenziale ago della bilancia.

Ma l’equilibrio non è stare al centro di tutto. È sapere quando fermarsi.

Se davvero vuole rappresentare un modello differente – presenza concreta, mediazione, rapporto umano – allora la prima rivoluzione dovrebbe essere la sobrietà.
Sobrietà nelle nomine.
Sobrietà negli staff.
Sobrietà nei segnali politici.

Perché la politica, soprattutto in un territorio complesso come quello reggino, non può permettersi il lusso dell’ambiguità morale. La legalità non è un paragrafo nei discorsi ufficiali: è una linea di condotta.

La partita futura è aperta. Versace potrebbe essere protagonista, nessuno lo nega. Ma c’è una differenza sostanziale tra essere decisivi e volerlo apparire.

In questi due mesi finali, più che cambiare gli equilibri, sarebbe già molto ristabilire le priorità.

E se la storia dovrà ricordare qualcosa di questa breve stagione, sarebbe auspicabile non fosse il numero degli incarichi, ma la misura delle scelte.

Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno

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