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PASSAPAROLA. “VIVERE LA MITEZZA”

PASSAPAROLA. “VIVERE LA MITEZZA”


Un passaparola che è un invito affettuoso a scegliere la dolcezza come stile di vita, contrapponendosi all’aggressività e alla violenza.

Però non diventa mai debolezza; anzi, è una vera forza interiore che ci permette di gestire i conflitti con amabilità, rispettando gli altri e mantenendo sempre la calma: una virtù che arricchisce le relazioni, favorendo la pace interiore.

È per questo che le persone miti non si lasciano incattivire dai torti subiti, ma resistono ad essi senza usare metodi violenti.

Papa Francesco, a questo riguardo, sottolinea come la mitezza e quindi la tenerezza sembrino sì virtù umane molto piccole, ma siano capaci di superare i conflitti più difficili: «La violenza infatti non si arrende alla violenza, ma alla mitezza e alla mansuetudine».

Ho letto e mi è piaciuto, a proposito, il commento della scrittrice Barbara Spinelli: «Tra i quattro elementi della natura, i miti scelgono l’acqua; infatti, quando incontra un ostacolo, si ferma; se l’ostacolo si rompe, corre via e sa diventare rotonda o quadrata, a seconda del recipiente nel quale viene messa. Ma questa non è affatto debolezza; anzi, è una vera forza naturale di adattamento a ogni situazione, così che il mite sa attraversare difficoltà e tempeste senza alterarsi: una vera forza che disarma gli altri».

In fondo, è lo stesso consiglio che ci dà Gesù nel Vangelo: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore!».

Proprio così: la mitezza è una forza interiore potentissima, che ha come fondamento la nostra umiltà e la nostra fiducia in Dio.

Per questo, pur avendo l’opportunità e la forza per vincere chi ci offende e vuole farci del male, il mite non risponde allo stesso modo, ma cerca sempre altre soluzioni non violente, di mitezza e di pace, sapendo aspettare con pazienza il momento di Dio.

Gesù stesso ci ha donato la sua beatitudine: «Beati i miti, perché erediteranno la terra».

Quale terra? Beh, la terra come Dio stesso l’ha sognata: la terra-Paradiso!

Don Nino Carta
28.4.2026

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