Reggio Calabria. Il mercato delle maglie a trenta giorni dal voto: se il "No grazie" di Cannizzaro diventa una lezione di dignità
L'Editoriale di Luigi Palamara
A poco più di un mese dalle elezioni, c’è una parola che in politica dovrebbe pesare come il piombo: decenza. E invece accade spesso il contrario: pesa meno di una tessera di partito, meno di una firma in fondo a un comunicato, meno perfino di una stretta di mano di convenienza. Così assistiamo all’ennesimo spettacolo del trasformismo, antico vizio italiano, sempre uguale a sé stesso: cambiano i simboli, cambiano i nomi, resta la stessa abitudine a salire sul carro che si presume vincente.
Il testo diffuso da Massimiliano Merenda per annunciare il suo approdo in Noi Moderati è pieno di entusiasmo, gratitudine, onore, spirito di servizio. Parole nobili, parole lucide, parole perfette. Talmente perfette da sembrare già sentite. Perché in politica, quando il calendario segna meno trenta al voto, la forma non basta più: conta la sostanza. E la sostanza dice che a un mese dalle elezioni un cambio di casacca non è politicamente serio, né moralmente elegante, né elettoralmente rispettoso verso i cittadini.
Si possono rimettere le deleghe, si possono distribuire ringraziamenti, si può persino infiocchettare tutto con il lessico del “bene della città”. Ma resta una domanda, ruvida e inevitabile: perché adesso? Perché non prima? Perché non mesi fa, quando una scelta avrebbe avuto il sapore della convinzione e non quello dell’opportunità? In politica il tempo non è un dettaglio: è quasi tutto. E una scelta giusta nel momento sbagliato diventa sospetta; una scelta di campo fatta all’ultimo miglio assomiglia troppo a un calcolo.
C’è poi un altro fatto, che vale più di molti aggettivi e di molte autocelebrazioni: il “No grazie” dell’onorevole Francesco Cannizzaro a Massimiliano Merenda. Due parole soltanto. Due parole cortesi in apparenza, ma in realtà definitive come una porta chiusa. Perché quel “No grazie” suona come ciò che spesso la politica non ha più il coraggio di dire: non tutto si compra, non tutto si assorbe, non tutto si ricicla. Non basta presentarsi sull’uscio con un nuovo entusiasmo per cancellare il sospetto che si tratti dell’ennesima migrazione tattica.
Ed è proprio qui il punto. Il problema non è soltanto Merenda, né soltanto il partito che dovrebbe accoglierlo. Il problema è una cultura politica malata, che considera normale passare da una sponda all’altra quando il voto è vicino, come se gli elettori fossero comparse distratte, come se la coerenza fosse un vezzo da anime ingenue e non una virtù pubblica. Ma gli elettori non sono ingenui. Vedono, registrano, giudicano. E soprattutto ricordano.
Reggio Calabria merita di più di questo mercato delle adesioni tardive. Merita una politica che scelga prima, parli chiaro, si assuma un rischio, paghi un prezzo. Merita uomini che restino fedeli a una linea anche quando conviene di meno, non quando conviene di più. Perché il coraggio della politica non consiste nel trovare una collocazione all’ultimo minuto, ma nel difendere una posizione quando è scomoda.
Chi oggi canta le lodi della nuova casa politica e del candidato sindaco farebbe bene a spiegare ai cittadini non quanto sia entusiasta, ma perché la folgorazione sia arrivata soltanto adesso. A trenta giorni dal voto, le conversioni improvvise somigliano meno a una scelta ideale e più a una manovra di sopravvivenza. E la città, già troppe volte tradita da promesse, slogan e giravolte, non ha bisogno di nuovi convertiti: ha bisogno di persone credibili.
Il “No grazie” di Cannizzaro, allora, è più di una risposta personale. È, o dovrebbe essere, una lezione politica. Significa che c’è un limite oltre il quale il trasformismo non può essere spacciato per partecipazione, né il cambio di casacca per amore della città. Significa che la dignità, ogni tanto, può ancora alzare la testa in mezzo al frastuono della propaganda.
Perché la verità è semplice, e proprio per questo brucia: a un mese dalle elezioni non si cambia casacca, si risponde del proprio percorso. Tutto il resto non è entusiasmo. È opportunismo travestito da impegno.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Reggio Calabria. Il mercato delle maglie a trenta giorni dal voto: se il "No grazie" di Cannizzaro diventa una lezione di dignità L'Editoriale di Luigi Palamara A poco più di un mese dalle elezioni, c’è una parola che in politica dovrebbe pesare come il piombo: decenza. E invece accade spesso il contrario: pesa meno di una tessera di partito, meno di una firma in fondo a un comunicato, meno perfino di una stretta di mano di convenienza. Così assistiamo all’ennesimo spettacolo del trasformismo, antico vizio italiano, sempre uguale a sé stesso: cambiano i simboli, cambiano i nomi, resta la stessa abitudine a salire sul carro che si presume vincente. Il testo diffuso da Massimiliano Merenda per annunciare il suo approdo in Noi Moderati è pieno di entusiasmo, gratitudine, onore, spirito di servizio. Parole nobili, parole lucide, parole perfette. Talmente perfette da sembrare già sentite. Perché in politica, quando il calendario segna meno trenta al voto, la forma non basta più: conta la sostanza. E la sostanza dice che a un mese dalle elezioni un cambio di casacca non è politicamente serio, né moralmente elegante, né elettoralmente rispettoso verso i cittadini. Si possono rimettere le deleghe, si possono distribuire ringraziamenti, si può persino infiocchettare tutto con il lessico del “bene della città”. Ma resta una domanda, ruvida e inevitabile: perché adesso? Perché non prima? Perché non mesi fa, quando una scelta avrebbe avuto il sapore della convinzione e non quello dell’opportunità? In politica il tempo non è un dettaglio: è quasi tutto. E una scelta giusta nel momento sbagliato diventa sospetta; una scelta di campo fatta all’ultimo miglio assomiglia troppo a un calcolo. C’è poi un altro fatto, che vale più di molti aggettivi e di molte autocelebrazioni: il “No grazie” dell’onorevole Cannizzaro a Massimiliano Merenda. Due parole soltanto. Due parole cortesi in apparenza, ma in realtà definitive come una porta chiusa. Perché quel “No grazie” suona come ciò che spesso la politica non ha più il coraggio di dire: non tutto si compra, non tutto si assorbe, non tutto si ricicla. Non basta presentarsi sull’uscio con un nuovo entusiasmo per cancellare il sospetto che si tratti dell’ennesima migrazione tattica. Ed è proprio qui il punto. Il problema non è soltanto Merenda, né soltanto il partito che dovrebbe accoglierlo. Il problema è una cultura politica malata, che considera normale passare da una sponda all’altra quando il voto è vicino, come se gli elettori fossero comparse distratte, come se la coerenza fosse un vezzo da anime ingenue e non una virtù pubblica. Ma gli elettori non sono ingenui. Vedono, registrano, giudicano. E soprattutto ricordano. Reggio Calabria merita di più di questo mercato delle adesioni tardive. Merita una politica che scelga prima, parli chiaro, si assuma un rischio, paghi un prezzo. Merita uomini che restino fedeli a una linea anche quando conviene di meno, non quando conviene di più. Perché il coraggio della politica non consiste nel trovare una collocazione all’ultimo minuto, ma nel difendere una posizione quando è scomoda. Chi oggi canta le lodi della nuova casa politica e del candidato sindaco farebbe bene a spiegare ai cittadini non quanto sia entusiasta, ma perché la folgorazione sia arrivata soltanto adesso. A trenta giorni dal voto, le conversioni improvvise somigliano meno a una scelta ideale e più a una manovra di sopravvivenza. E la città, già troppe volte tradita da promesse, slogan e giravolte, non ha bisogno di nuovi convertiti: ha bisogno di persone credibili. Il “No grazie” di Cannizzaro, allora, è più di una risposta personale. È, o dovrebbe essere, una lezione politica. Significa che c’è un limite oltre il quale il trasformismo non può essere spacciato per partecipazione, né il cambio di casacca per amore della città. Significa che la dignità, ogni tanto, può ancora alzare la testa in mezzo al frastuono della propaganda. Perché la verità è semplice, e proprio per questo brucia: a un mese dall
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