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"Amaro" Mimmo Lucano. Riace, il sindaco sospeso e quella parola chiamata giustizia

"Amaro" Mimmo Lucano. Riace, il sindaco sospeso e quella parola chiamata giustizia

IL CASO RIACE

Mimmo, il Prefetto e il gioco dell’oca: Lucano sospeso (ancora), torna l'incubo della sedia vuota

La Prefettura mette i sigilli alla fascia tricolore dopo la mazzata in Appello per il processo Xenia. Mentre il sindaco "multitasking" vola a Bruxelles, il Comune finisce al vice. Tra ricorsi in Cassazione e sogni di giustizia, la Locride resta nel limbo delle carte bollate.

Il Punto di CartaStraccia.News

 La ghigliottina burocratica: Non c'è pace tra gli ulivi di Riace. La Prefetta Vaccaro firma, Lucano incassa e il vicesindaco scalda il motore. La legge Severino non fa sconti, nemmeno a chi ha fatto del borgo una bandiera globale.

 Destinazione Cassazione: "Speriamo nella giustizia vera", dice lui. Intanto, tra un'aula di tribunale e uno scranno all'Europarlamento, la domanda resta la stessa: a Riace si amministra con il codice penale o con il cuore in mano?

 Il paradosso italiano: In un Paese dove le sentenze arrivano con la velocità di una processione, Mimmo Lucano resta l'eterno sospeso. Un piede in Calabria, uno in Europa e la testa alle prossime carte bollate.

Passeranno i giudici, passeranno i Prefetti, ma il destino di Riace sembra ormai scritto: non è più un Comune, è un fascicolo giudiziario senza fine. Niente serenità, almeno per ora.

L'Editoriale di Luigi Palamara


A Riace, paese diventato simbolo prima ancora che luogo, Mimmo Lucano non è più, almeno per ora, il sindaco. La Prefettura di Reggio Calabria lo ha sospeso dalle sue funzioni. A guidare il Comune sarà il vicesindaco.

È una decisione arrivata dopo la sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria, che ha respinto il reclamo presentato da Lucano contro la decadenza dichiarata dal Tribunale di Locri. Al centro c’è la condanna a diciotto mesi, con pena sospesa, per falso nel processo “Xenia”, l’inchiesta nata intorno alla gestione dell’accoglienza dei migranti nel piccolo centro della Locride.

La prefetta Clara Vaccaro ha comunicato il provvedimento al sindaco, al vicesindaco, al segretario comunale, ai consiglieri e ai componenti della giunta. Nella nota si richiama “l’immediata esecutività” della pronuncia del giudice d’appello. È il linguaggio delle istituzioni: asciutto, formale, definitivo. Ma dietro quelle righe c’è una vicenda che da anni divide, commuove, irrita, appassiona.

Per alcuni Mimmo Lucano resta l’uomo che ha provato a salvare un paese dallo spopolamento aprendo le porte a chi arrivava dal mare. Per altri è un amministratore che ha oltrepassato le regole. In mezzo, come spesso accade in Italia, c’è la giustizia con i suoi tempi, i suoi gradi, le sue carte, e una comunità che attende di capire chi debba governarla.

I legali di Lucano, gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta, hanno annunciato il ricorso in Cassazione. Sarà dunque la Suprema Corte a pronunciarsi sull’ultimo passaggio di questa lunga vicenda giudiziaria. Intanto, però, la sospensione produce i suoi effetti.

Lucano, oggi anche europarlamentare di Avs, ha reagito con poche parole: «Prendo atto della sospensione disposta dalla prefettura in seguito alla sentenza d’appello nel procedimento sulla mia decadenza. Ovviamente ricorrerò in Cassazione perché non ho altra soluzione. Siamo obbligati a sperare sempre in qualcosa che si chiama giustizia vera».

C’è, in questa frase, tutto il peso di una battaglia personale e politica. La speranza, quando entra nei tribunali, diventa spesso attesa. E l’attesa, per chi amministra un paese, può essere una condanna prima ancora della sentenza definitiva.

Riace, intanto, resta lì. Con le sue case, le sue strade, la sua storia recente diventata caso nazionale. Un piccolo Comune calabrese che continua a portare sulle spalle una domanda più grande di lui: fino a che punto si può spingere un’idea di umanità dentro i confini della legge?

La risposta, ancora una volta, non arriverà dalla piazza. Arriverà dalle carte. E forse è proprio questo il destino italiano di molte storie: nascere tra la gente e finire davanti a un giudice.

Luigi Palamara Giornalista e Artoista Aspromontàno

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