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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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Il coraggio di voltare pagina

Contro il calcolo di chi contrabbanda l'immobilismo per saggezza: l'atto di scegliere è l'unico modo per non farsi consumare dalla rassegnazione

Il coraggio di voltare pagina

La stanchezza e i confini mentali sono le vere prigioni del nostro tempo. Il mondo non appartiene ai sedentari dell'anima, ma a chi si espone, rischia e ricomincia.

L'Editoriale di Luigi Palamara 

Non bisogna avere paura di scegliere. Mai. La paura della scelta è la più comoda delle prigioni: non ha sbarre, non ha guardiani, non fa rumore. Ti lascia seduto, ti accarezza la spalla, ti sussurra che dopotutto va bene così. E intanto ti consuma.

Quella che molti chiamano solidità, spesso, non è solidità affatto. È calcolo. È tornaconto. È la piccola rendita di posizione di chi ha trovato un angolo tiepido nel mondo e pretende che tutti gli altri vi si adattino. La chiamano prudenza, ma è immobilismo. La chiamano equilibrio, ma è paura travestita da saggezza.

Non fatevi prendere dalla stanchezza. La stanchezza è una cattiva consigliera: vi offre le pantofole quando avreste bisogno delle scarpette da ginnastica. Vi dice di restare, di rimandare, di non disturbare l’ordine delle cose. Ma l’ordine delle cose, quando diventa abitudine cieca, è solo muffa con la cravatta.

Scegliere, invece, dà energia. Cambiare apre finestre. Non sempre porta fortuna, non sempre porta vittorie immediate, ma rimette sangue nelle vene. Chi cambia si espone, certo. Rischia, certo. Ma almeno vive. E vivere non è trascinarsi dentro una monotonia sistemica, in quel grigiore organizzato che piano piano diventa squallore.

La vita sociale è luce. È incontro. È movimento. È la prova quotidiana che nessuno si salva da solo e che nessuno deve essere condannato a restare dove altri hanno deciso di collocarlo.

Diffidate di chi vi consiglia sempre la quiete. Di chi vi dice: “Non muoverti, non scegliere, non andare”. Spesso non sta proteggendo voi. Sta proteggendo il proprio comodo. Vuole rubarvi tempo, entusiasmo, vita. E quando lo capite, anche solo per un istante, non concedetegli un minuto di più. Voltate pagina. Andatevene. Subito. Prima che la rassegnazione diventi carattere.

E soprattutto non consentite a nessuno di farvi sentire stranieri solo perché venite da qualche chilometro più in là. Il mondo non appartiene ai sedentari dell’anima, né ai custodi di dogane immaginarie. Il mondo è di tutti: di chi parte, di chi arriva, di chi ricomincia.

I confini più duri non stanno sulle carte geografiche. Stanno nella testa delle mezze calzette.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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