PASSAPAROLA. “ESSERE AUTENTICI”
Non lo sapevo, ma leggendo per caso un articolo ho scoperto che nel rito ambrosiano, celebrato nella diocesi di Milano, la Settimana Santa viene chiamata “Settimana autentica”, così come anche tutto il tempo pasquale che ancora per un po’ di giorni stiamo vivendo.
E ho trovato molto interessante la spiegazione:
“Perché è nella Passione e nella Risurrezione del Signore che si è rivelato il volto ‘autentico’ sia di Dio sia dell’uomo”.
Dio sembra dirci: “Volete davvero sapere e capire, perlomeno un po’, chi siete voi e chi sono Io? Ecco, vi do appuntamento con un uomo in croce che risorge, che poi… è mio Figlio, Dio”.
Ogni momento e ogni gesto della vita di Gesù, infatti, ruota intorno a questo mistero: come, per esempio, il prendere un asciugamano e chinarsi per lavare i piedi ai suoi, con Pietro che, impetuoso com’era, lo rimprovera con decisione. Solo più tardi capirà che il nostro Dio-Amore lo comprendiamo soltanto quando anche noi ci facciamo servi per amore, come, per esempio, lavandoci i piedi gli uni gli altri per amore!
Ve l’immaginate un’umanità in cui ognuno lava i piedi agli altri? Un vero scandalo e una vera follia, se pensiamo agli “ideali” di vita degli uomini, non solo di quel tempo, ma di tutti i tempi.
Nei tempi attuali della globalizzazione e degli inchini utilitaristici, frutto di egoismi e di voglia di potere, ecco l’annuncio di un’“autenticità”, di un altro modo di vivere, di un altro mondo!
L’autenticità di un Dio che non chiede sacrifici; anzi, è Lui che si sacrifica per noi. E non proibisce di prendere qualcosa, come con l’albero del bene e del male, ma ordina: “Prendete e mangiate, prendete e bevete!”.
Un’autenticità per cui, quando lo stanno uccidendo, Lui guarda, ama e perdona, così che dalle sue ferite non escano rabbia o condanna, ma sangue e acqua, per pulire, guarire e salvare.
Un’autenticità per la quale un ferito dà la vita per amore e, proprio per questo, umanizza, converte, salva e trionfa, facendo anche oggi “rotolare pietre” in continuazione.
Una Risurrezione come proposta di vita anche per noi oggi, perché senza di essa la Chiesa non esisterebbe più e sarebbe solo una memoria storica per i libri.
Senza l’autenticità della Risurrezione, Gesù sarebbe ricordato come il fondatore di una scuola di pensiero, come tanti nella storia: persone anche formidabili e da ammirare, ma che non continuano a essere vive e attuali come Gesù, con la sua presenza autentica e trasformante, perché divina.
Senza questa autenticità, la nostra fede diventa una scatola vuota, un pozzo senza acqua, una conchiglia senza perla, un violino senza corde…
E dire che sarebbe stato più comodo, e anche più semplice per Lui, proporci una vita buona, dedicata al prossimo, quindi bella e felice, e non una croce su cui morire per amore!
Ma il nostro vero Dio è proprio questo.
Un Dio che solo così dona autenticità alla vita: quando risorge e fa risorgere.
Perché Gesù non è solo il Risorto, ma la Risurrezione stessa: “Io sono la risurrezione e la vita” (Gv 11,25).
A noi rispondere con autenticità, per mostrare anche oggi al mondo una vita nuova, che merita veramente il nome di vita.
Un Risorto che non riposerà mai finché non saranno tolte tutte le “pietre” di schiavitù e di morte dell’ultimo uomo sulla terra.
Vivere con autenticità è morire e risorgere per amore… fino alla fine!
Don Nino Carta
20.5.2026
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