CartaStraccia.News. Nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza.
Ci sono giornali che nascono per piacere, e infatti piacciono subito: alle segreterie, agli uffici stampa, agli inserzionisti, ai padroni educati e ai servi ben vestiti. Poi ci sono giornali che nascono per disturbare. Non per posa, non per vandalismo intellettuale, ma perché qualcuno deve pur ricordare che la verità non è un prodotto da impacchettare, sponsorizzare e vendere al miglior offerente.
CartaStraccia.News appartiene a questa seconda razza. Una razza scomoda, minoritaria, spesso destinata a camminare senza fanfare e senza applausi. Ma proprio per questo necessaria.
Il nome è già una dichiarazione di guerra. “Carta Straccia” è ciò che il potere vorrebbe fare di ogni parola non allineata, di ogni domanda fuori copione, di ogni cronista che non si accontenta della versione ufficiale. Ma qui la carta straccia diventa insegna, orgoglio, provocazione. Come a dire: chiamateci pure così, purché non ci chiediate di diventare carta intestata del consenso.
Luigi Palamara, fondatore della testata, viene da una terra difficile e antica, la Calabria, e più precisamente da quell’Aspromonte che non è soltanto geografia, ma carattere. Montagna aspra, diffidente, severa. Una scuola senza cattedra, dove si impara presto che il potere non sempre urla: spesso sorride, invita, blandisce, compra. E quando non compra, isola.
Palamara ha scelto questa solitudine. Non quella dei misantropi, ma quella degli uomini liberi. Perché chi fa davvero giornalismo, a un certo punto, resta solo. Solo davanti ai fatti. Solo davanti alla pagina. Solo davanti alla tentazione, sempre elegante e sempre vigliacca, di ammorbidire una frase, togliere un nome, rinviare una verità.
Il suo giornalismo non cerca l’abbraccio del mercato. Non rincorre l’algoritmo, non si inginocchia davanti al banner, non traveste la pubblicità da opinione. In un’epoca in cui molti giornali sembrano supermercati con qualche articolo attorno, CartaStraccia.News prova a fare una cosa quasi scandalosa: rimettere la parola al centro.
E la parola, quando è libera, dà fastidio.
Dà fastidio ai conformisti, che preferiscono la quiete alla verità. Dà fastidio ai potenti, che amano la stampa solo quando li fotografa di profilo. Dà fastidio anche ai lettori pigri, quelli che vogliono essere confermati, mai contraddetti. Ma il giornalismo non è una carezza. È una testimonianza. Talvolta è una ferita. Talvolta è un atto di accusa. Talvolta è soltanto una voce che dice: io c’ero, ho visto, e non fingerò di non aver visto.
In questo sta la forza di Palamara: nell’idea, quasi fuori moda, che il giornalista non debba essere un sacerdote del sistema né un animatore da talk show, ma un testimone. Puro, per quanto possibile. Imperfetto, certo. Fallibile, come tutti. Ma non addomesticato.
CartaStraccia.News va letto per questo. Non per abitudine, perché l’abitudine è la morte del pensiero. Va letto per scelta. Perché scegliere cosa leggere, oggi, è già un gesto politico e morale. Significa decidere se vogliamo essere cittadini o consumatori di titoli. Significa stabilire se l’informazione debba servire la verità o servire il padrone di turno.
La stampa indipendente non ha bisogno di santini. Ha bisogno di lettori esigenti. Di gente che non chieda al giornale di consolarla, ma di svegliarla. Di persone disposte ad accettare che una notizia possa irritare, che un editoriale possa bruciare, che una domanda possa essere più importante di cento risposte confezionate.
E allora sì: leggetelo.
Non perché sia comodo. Non perché sia elegante. Non perché vi prometta neutralità da salotto o indignazione a comando. Leggetelo perché, in mezzo al rumore organizzato dell’informazione contemporanea, ogni voce che rifiuta di vendersi merita almeno di essere ascoltata.
CartaStraccia.News.
Nel nome la provocazione.
Nel contenuto, se ancora sappiamo riconoscerla, la sostanza.


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