PASSAPAROLA. NON GIUDICARE
Quanti pensieri, in questi giorni di missione in Brasile, sento nascere dentro di me ascoltando ancora una volta l’invito di Gesù a non giudicare.
Il primo pensiero mi porta a chiedere seriamente perdono per tutte le volte in cui ho giudicato la vita degli altri, senza pensare che solo loro, le persone che stiamo giudicando, possono conoscere in profondità il proprio passato, con le sue lotte, le sue sofferenze e le sue cicatrici.
Quanto è vero che tante volte puntiamo il dito fermandoci all’apparenza: una grande immaturità umana e spirituale, perché il voler giudicare gli altri dall’apparenza non salva mai, ma distrugge soltanto.
Tutti, infatti, siamo peccatori, e la misura del nostro giudizio è offuscata dalle nostre fragilità, dai nostri egoismi e, tante volte, chissà, anche dai nostri tentativi di autoassolverci.
È fondamentale, allora, ricordarci che giudicare gli altri senza amore vero è come avere un corpo senza anima, senza cuore e quindi senza un amore serio e costruttivo. Così si cade nella tentazione di incasellare gli altri e di giudicarli, identificando il peccato con il peccatore.
Per noi cristiani, però, nati dall’Amore per essere amore, non può mai essere così. Ogni uomo e ogni donna, anche il più peccatore e la più peccatrice, non si identificano mai con il proprio peccato, perché prima di tutto ogni uomo e ogni donna sono un mistero dell’amore di Dio Padre. Per questo siamo tutti sorelle e fratelli; ed è solo in questa luce che dobbiamo guardarci, rispettarci e accoglierci.
Dio non si ferma mai a perdere tempo con il nostro passato, che ormai è nella sua misericordia, così come non smette mai di proporci ogni giorno orizzonti nuovi nel suo progetto infinito d’amore, con nuove possibilità di bene e con talenti da far nascere, rifiorire e fruttificare.
Dio, infatti, è un “ottimista incorreggibile”, proprio perché ogni suo giudizio è sempre alla luce della sua misericordia infinita.
Chiaramente questo non vuole essere un “liberi tutti”, come se ognuno fosse libero di fare quello che gli pare e piace. No, no!
Significa, invece, che il nostro giudicare cristiano deve essere finalizzato ad aiutare chi può aver sbagliato a uscire con serenità e gratitudine dall’errore e dal peccato.
Allora correggere sì, certamente, ma non come nemici in cerca di vendetta; piuttosto, come samaritani che amorevolmente si chinano su coloro che possono aver sbagliato, per accogliere, curare e abbracciare.
Allora giudicare sì, perché no? Ma solo con amore e per amore, sferzando sì il peccato, ma prima di tutto pronti ad aiutare e a dare vita nuova al peccatore.
Un giudicare libero, intelligente e frutto di grandi silenzi, che per questo ci invita a saper aspettare, con sapienza e pazienza, il momento di parlare, che con certezza arriverà.
Insomma, un giudicare veramente cristiano, perché solo Amore.
Don Nino Carta
25.6.2026
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