CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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CartaStraccia.News: un volto, due occhi e il dovere di parlare

CartaStraccia.News: un volto, due occhi e il dovere di parlare

Ci sono loghi che spiegano troppo e finiscono per non dire nulla. E ce ne sono altri che, con poche linee, si assumono il rischio di essere capiti.

Quello di CartaStraccia.News appartiene alla seconda categoria.

È un volto che parla. Ma non urla. È un segnalibro, perché le pagine importanti non dovrebbero essere lasciate al caso. Ha due occhi che guardano, perché un giornale che non osserva è soltanto carta riempita d’inchiostro. E contiene alcune linee: il tema, lo svolgimento, il percorso di un pensiero che nasce da una domanda e dovrebbe arrivare, possibilmente, a una verità.

Tutto è delimitato da un contorno preciso. Non una gabbia, ma un confine. Quello della libertà di parola quando sa di essere anche responsabilità. Perché dire tutto non significa dire qualsiasi cosa. La provocazione può essere necessaria; la volgarità, quasi mai. La libertà non consiste nell’andare fuori luogo, ma nel restare dentro la realtà senza piegare la schiena.

Il logo è semplice. Ed è proprio questa la sua forza.

Viviamo in un tempo in cui tutti cercano di apparire complicati per sembrare profondi. Si aggiungono colori, effetti, simboli, slogan e promesse. Poi, quando si gratta la superficie, spesso non resta niente. Qui accade il contrario: pochi segni e un’idea riconoscibile.

CartaStraccia.News porta nel nome una provocazione dichiarata. La carta straccia è ciò che si getta, ciò che non vale, ciò che viene accartocciato dopo l’uso. Ma può anche essere il simbolo di un giornalismo che non vuole imbalsamarsi, che accetta di sporcarsi le mani, di essere discusso, contestato e perfino respinto.

Il sottotitolo chiarisce l’ambizione:

“Nel nome la provocazione, nei contenuti la sostanza.”

È una promessa impegnativa. Provocare è facile. Basta alzare la voce, scegliere un bersaglio e aspettare le reazioni. Dare sostanza, invece, richiede lavoro: verificare, ascoltare, distinguere i fatti dalle opinioni e avere il coraggio di correggersi.

Il nuovo giornale online, fondato e diretto da Luigi Palamara, si presenta dunque con un’identità netta. Non finge neutralità estetica, non nasconde il desiderio di intervenire nel dibattito pubblico e non chiede il permesso di porre domande.

Ma ogni testata, alla fine, viene giudicata non dal logo che espone, bensì dalle verità che riesce a raccontare. Il simbolo apre la porta. Gli articoli dovranno dimostrare che, dietro quel volto che parla, esistono occhi capaci di vedere e una coscienza disposta a non voltarsi dall’altra parte.

A me questo logo piace.

Mi piace perché non cerca di impressionare. Cerca di farsi ricordare. Mi piace perché sembra dire che il giornalismo non è un monumento, ma una conversazione. E mi piace perché conserva qualcosa che oggi rischia di diventare raro: l’idea che le parole debbano avere un senso prima ancora di avere successo.

Adesso viene la parte più difficile.

Riempire quelle linee di fatti. Usare quegli occhi per guardare davvero. E fare in modo che quel volto parli senza diventare una delle tante bocche che, ogni giorno, producono rumore.

Il logo promette libertà e sostanza.

Saranno i lettori a stabilire se la promessa verrà mantenuta.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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