Il due di coppe che si crede asso di briscola: la fiera del fango e dei maestri senza cattedra
Il vizio reggino dei tribuni improvvisati che sostituiscono l'autorevolezza con il volume
Tra rancori travestiti da coraggio e piccolissimi palcoscenici destinati a svanire, l'unica difesa contro chi cerca disperatamente di farsi notare resta l'indifferenza: inutile regalare attenzione a chi vive di sola irrilevanza.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Ci sono figure talmente marginali da riuscire nell’impresa, non facile, di fare rumore senza produrre eco. Personaggi dal seguito minimo, dal consenso termico, roba da gennaio inoltrato, che pure si svegliano la mattina convinti di poter impartire lezioni di politica (ha provato a candidarsi con chi criticava o meglio offredeva poiché fare critica non fa per lui e non è stato votato neanche da sua moglie), giornalismo (non è giornalista), comunicazione e informazione (non sa scrivere neanche in italiano e non sa cosa sia una inchiesta o un editoriale).
È una vecchia malattia reggina: chi non riesce a costruire nulla pretende di spiegare agli altri come si costruisce il mondo. Chi non ha autorevolezza la sostituisce con il volume. Chi non ha pensiero lo traveste da indignazione. E chi non ha pubblico si consola con una piccola claque, rumorosa quanto provvisoria, pronta ad applaudire oggi e a sparire domani alla prima corrente contraria.
Il problema non è la critica. La critica è ossigeno. Il problema è la posa. Quella postura da tribuno improvvisato, da maestro senza cattedra, da moralista senza morale, che trasforma ogni occasione in un pulpito e ogni pulpito in una pozzanghera. Perché certi personaggi non discutono: schizzano. Non argomentano: imbrattano. Si muovono come mosche convinte di essersi posate su un trono, mentre il resto del mondo riconosce benissimo l’odore dell’ambiente.
A Reggio Calabria, come altrove, capita anche che il due di coppe alzi la voce credendosi asso di briscola. Succede. Il guaio è quando qualcuno, per noia o per distrazione, gli presta pure attenzione. Allora l’insignificante si gonfia, il mediocre si sente perseguitato, il chiasso diventa programma politico e la rancorosità viene scambiata per coraggio.
La soluzione, in fondo, è semplice: non inseguire chi vive di fango. Lasciarlo nel suo habitat naturale, tra il puzzo dell’irrilevanza e lo sterco dell’autocompiacimento. Perché ogni minuto speso a rispondere a chi non ha nulla da dire è un regalo fatto alla sua unica ambizione: essere notato.
Siamo davvero bolliti, si dice. Forse peggio: siamo già cucinati, impiattati e serviti. E, come spesso accade, il cameriere pretende pure di spiegarci la ricetta.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
@luigi.palamara Il due di coppe che si crede asso di briscola: la fiera del fango e dei maestri senza cattedra Il vizio reggino dei tribuni improvvisati che sostituiscono l'autorevolezza con il volume Tra rancori travestiti da coraggio e piccolissimi palcoscenici destinati a svanire, l'unica difesa contro chi cerca disperatamente di farsi notare resta l'indifferenza: inutile regalare attenzione a chi vive di sola irrilevanza. L'Editoriale di Luigi Palamara  Ci sono figure talmente marginali da riuscire nell’impresa, non facile, di fare rumore senza produrre eco. Personaggi dal seguito minimo, dal consenso termico, roba da gennaio inoltrato, che pure si svegliano la mattina convinti di poter impartire lezioni di politica (ha provato a candidarsi con chi criticava o meglio offrndeva poiché fare critica non fa per lui e non è stato votato neanche da sua moglie), giornalismo (non è giornalista), comunicazione e informazione (non sa scrivere neanche in italiano e non sa cosa sia una inchiesta o un editoriale). È una vecchia malattia reggina: chi non riesce a costruire nulla pretende di spiegare agli altri come si costruisce il mondo. Chi non ha autorevolezza la sostituisce con il volume. Chi non ha pensiero lo traveste da indignazione. E chi non ha pubblico si consola con una piccola claque, rumorosa quanto provvisoria, pronta ad applaudire oggi e a sparire domani alla prima corrente contraria. Il problema non è la critica. La critica è ossigeno. Il problema è la posa. Quella postura da tribuno improvvisato, da maestro senza cattedra, da moralista senza morale, che trasforma ogni occasione in un pulpito e ogni pulpito in una pozzanghera. Perché certi personaggi non discutono: schizzano. Non argomentano: imbrattano. Si muovono come mosche convinte di essersi posate su un trono, mentre il resto del mondo riconosce benissimo l’odore dell’ambiente. A Reggio Calabria, come altrove, capita anche che il due di coppe alzi la voce credendosi asso di briscola. Succede. Il guaio è quando qualcuno, per noia o per distrazione, gli presta pure attenzione. Allora l’insignificante si gonfia, il mediocre si sente perseguitato, il chiasso diventa programma politico e la rancorosità viene scambiata per coraggio. La soluzione, in fondo, è semplice: non inseguire chi vive di fango. Lasciarlo nel suo habitat naturale, tra il puzzo dell’irrilevanza e lo sterco dell’autocompiacimento. Perché ogni minuto speso a rispondere a chi non ha nulla da dire è un regalo fatto alla sua unica ambizione: essere notato. Siamo davvero bolliti, si dice. Forse peggio: siamo già cucinati, impiattati e serviti. E, come spesso accade, il cameriere pretende pure di spiegarci la ricetta. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere #luigipalamara #reggiocalabria ♬ audio originale - Luigi Palamara
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