Reggio Calabria al centro del Mediterraneo: la sfida di Tajani per un Sud che guarda alla Luna
Il vicepremier a Palazzo Alvaro lancia la conferenza degli addetti scientifici e spaziali del Ministero degli Esteri per il prossimo novembre
Il nuovo sindaco Cannizzaro raccoglie la scommessa dell'internazionalizzazione tra export e innovazione, ma resta il nodo dei problemi reali: dalle infrastrutture storiche al carovita che pesa sulle tasche dei cittadini
L'Editoriale di Luigi Palamara
C’è qualcosa di antico, quasi teatrale, nelle conferenze stampa italiane quando il potere scende in provincia. Si aspetta il ministro, si guardano le porte, si bisbiglia sull’audio, si contano gli assessori, si riconoscono i consiglieri, si intravedono i futuri presidenti, i vicesindaci, i dirigenti, i rettori, i rappresentanti delle categorie. Tutti al loro posto, tutti in attesa che la scena cominci.
A Reggio Calabria, il 6 luglio 2026, la scena era Palazzo Alvaro. Il protagonista annunciato era Antonio Tajani, ministro degli Esteri, vicepremier, segretario di Forza Italia. Accanto a lui Francesco Cannizzaro, sindaco appena insediato, emozionato quanto basta, ambizioso più di quanto basta, consapevole che ogni prima uscita pubblica di un sindaco è anche una dichiarazione di identità.
E l’identità scelta è stata chiara: non una Reggio piagnona, non una Reggio marginale, non una Reggio condannata alla retorica del Sud dimenticato. Ma una Reggio mediterranea, internazionale, scientifica, spaziale, agricola, universitaria, esportatrice, persino lunare.
Sì, lunare. Perché tra le parole pronunciate da Tajani ce n’è una che sembrava venire da un’altra latitudine: Artemis, NASA, telecomunicazioni con la Luna, antenna in Calabria, forse sulla Sila, forse altrove. Una di quelle immagini che, in una terra abituata a misurarsi con strade rotte, treni lenti, aeroporti incerti e burocrazie immobili, può sembrare quasi una provocazione. Ma è proprio qui che la politica, quando vuole, dovrebbe avere il coraggio di disturbare il cinismo.
Tajani ha portato a Reggio un annuncio preciso: nel mese di novembre la città ospiterà la conferenza degli addetti scientifici, spaziali e degli esperti agricoli del Ministero degli Esteri. Cinquanta figure distribuite nelle ambasciate italiane nel mondo, chiamate a fare da ponte tra ricerca, diplomazia, impresa, università ed export. Non comparse da convegno, ma terminali dello Stato italiano nei luoghi dove si decidono cooperazioni, investimenti, accordi tecnologici e relazioni economiche.
Il punto politico è questo: per una volta Reggio non viene raccontata come periferia, ma proposta come piattaforma. Non come fondo della carta geografica, ma come centro di una nuova geografia. E questa, se non resta parola, è una notizia.
Cannizzaro lo ha capito e ha giocato la sua prima carta da sindaco sul terreno più alto: università, giovani, internazionalizzazione, imprese, agroalimentare, export, clima, talenti da trattenere. Ha parlato con l’enfasi di chi inaugura una stagione e con la gratitudine di chi sa di avere davanti un ministro amico. Nulla di scandaloso: la politica è anche relazione, fedeltà, appartenenza. Purché poi non diventi soltanto cerimonia.
Il rischio, infatti, è sempre lo stesso. Che dietro le parole solenni, Mediterraneo, innovazione, intelligenza artificiale, Piano Mattei, corridoio IMEC, università attrattiva, resti il solito odore di vernice fresca su muri vecchi. Il Sud ne ha viste troppe di inaugurazioni senza seguito, di tavoli tecnici evaporati, di promesse parcheggiate nei comunicati stampa, di missioni internazionali terminate con una foto e un buffet.
Ma sarebbe troppo facile liquidare tutto con il sarcasmo. Sarebbe anche ingiusto. Perché dentro l’intervento di Tajani c’è una visione che merita di essere presa sul serio: l’Italia non può essere soltanto Roma, Milano, Torino, Bologna. Non può raccontare all’estero sempre le stesse università, le stesse imprese, gli stessi centri di ricerca, gli stessi salotti. Se davvero vuole competere, deve portare nel mondo anche le sue province migliori, le sue energie nascoste, le sue eccellenze meno illuminate.
Reggio Calabria e la Calabria hanno diritto a questa luce. Ma la luce, da sola, non basta. Anzi, se dura un giorno solo, serve appena a fotografare le crepe.
Tajani ha insistito su tre parole: ricerca, innovazione, formazione. Ha ragione. Senza queste tre parole, il Sud resta letteratura. Con queste tre parole, può diventare economia. Ma perché accada servono conseguenze: accordi veri tra università e imprese, studenti stranieri che arrivano davvero, imprese locali messe in contatto con mercati veri, giovani che non siano convocati soltanto per fare da sfondo, infrastrutture materiali e digitali, meno burocrazia, meno provincialismo, meno paura del mondo.
L’agricoltura calabrese, evocata più volte, è un esempio perfetto. Non è folklore. Non è cartolina. È export, ricerca genetica non ideologica, resistenza climatica, qualità, marchio, identità economica. Il bergamotto non deve essere solo un simbolo da citare nei discorsi: deve essere una filiera da difendere, studiare, vendere, internazionalizzare. Lo stesso vale per il porto di Gioia Tauro, gigante spesso trattato come se fosse un accidente geografico invece che una leva strategica nazionale.
Poi c’è stata la politica, quella inevitabile. Trump, la NATO, Vannacci, il centrodestra, le tasse, le tredicesime, l’IRPEF, i privati, il risparmio nazionale. Tajani ha risposto da ministro e da segretario di partito, mescolando atlantismo, liberalismo, berlusconismo e pragmatismo. Ha detto una cosa semplice: se l’Europa vuole contare, deve anche sapersi difendere. Se l’Italia vuole crescere, deve abbassare le tasse e mobilitare investimenti privati. Si può essere d’accordo o no, ma almeno è una linea. E in tempi di politica ridotta a slogan, avere una linea è già una forma di educazione.
La domanda più concreta, però, è arrivata alla fine. Non sulla Luna, non sull’IMEC, non sull’intelligenza artificiale. Ma sulle zucchine. Quattro zucchine che prima costavano un euro e ora ne costano quattro. È stata la domanda più brutale e più vera. Perché mentre i governi parlano di corridoi intercontinentali, la gente fa i conti davanti allo scaffale del supermercato.
Tajani ha risposto indicando il costo dell’energia come causa principale dell’aumento dei prezzi. È una risposta tecnicamente fondata, ma politicamente incompleta se non diventa azione quotidiana. Perché il cittadino non mangia scenari geopolitici, non paga la spesa con i comunicati sull’inflazione, non riempie il frigorifero con le strategie energetiche di lungo periodo. Vuole sapere quando e come lo Stato riuscirà a impedire che ogni crisi internazionale finisca sul suo scontrino.
Ed è qui che la conferenza di Reggio trova il suo senso più profondo. La politica estera non è una materia per ambasciatori annoiati e ministri in viaggio. È il prezzo del pane, della benzina, dei fertilizzanti, della corrente, delle zucchine. È il porto che lavora o non lavora. È l’impresa che esporta o chiude. È il giovane che resta o parte. È l’università che attrae o si svuota.
Se Reggio capisce questo, può davvero diventare una capitale mediterranea. Non per decreto, non per applauso, non per benedizione ministeriale, ma per scelta culturale.
Il ministro ha acceso un riflettore. Il sindaco ha raccolto la sfida. Ora viene la parte meno elegante e più decisiva: non spegnerlo.
Perché Reggio Calabria non ha bisogno di essere compatita. Ha bisogno di essere messa alla prova. E soprattutto ha bisogno di una classe dirigente che non si accontenti di ospitare il futuro per tre giorni, ma pretenda di abitarlo per i prossimi trent’anni.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Reggio Calabria al centro del Mediterraneo: la sfida di Tajani per un Sud che guarda alla Luna Il vicepremier a Palazzo Alvaro lancia la conferenza degli addetti scientifici e spaziali del Ministero degli Esteri per il prossimo novembre Il nuovo sindaco Cannizzaro raccoglie la scommessa dell'internazionalizzazione tra export e innovazione, ma resta il nodo dei problemi reali: dalle infrastrutture storiche al carovita che pesa sulle tasche dei cittadini L'Editoriale di Luigi Palamara C’è qualcosa di antico, quasi teatrale, nelle conferenze stampa italiane quando il potere scende in provincia. Si aspetta il ministro, si guardano le porte, si bisbiglia sull’audio, si contano gli assessori, si riconoscono i consiglieri, si intravedono i futuri presidenti, i vicesindaci, i dirigenti, i rettori, i rappresentanti delle categorie. Tutti al loro posto, tutti in attesa che la scena cominci. A Reggio Calabria, il 6 luglio 2026, la scena era Palazzo Alvaro. Il protagonista annunciato era Antonio Tajani, ministro degli Esteri, vicepremier, segretario di Forza Italia. Accanto a lui Francesco Cannizzaro, sindaco appena insediato, emozionato quanto basta, ambizioso più di quanto basta, consapevole che ogni prima uscita pubblica di un sindaco è anche una dichiarazione di identità. E l’identità scelta è stata chiara: non una Reggio piagnona, non una Reggio marginale, non una Reggio condannata alla retorica del Sud dimenticato. Ma una Reggio mediterranea, internazionale, scientifica, spaziale, agricola, universitaria, esportatrice, persino lunare. Sì, lunare. Perché tra le parole pronunciate da Tajani ce n’è una che sembrava venire da un’altra latitudine: Artemis, NASA, telecomunicazioni con la Luna, antenna in Calabria, forse sulla Sila, forse altrove. Una di quelle immagini che, in una terra abituata a misurarsi con strade rotte, treni lenti, aeroporti incerti e burocrazie immobili, può sembrare quasi una provocazione. Ma è proprio qui che la politica, quando vuole, dovrebbe avere il coraggio di disturbare il cinismo. Tajani ha portato a Reggio un annuncio preciso: nel mese di novembre la città ospiterà la conferenza degli addetti scientifici, spaziali e degli esperti agricoli del Ministero degli Esteri. Cinquanta figure distribuite nelle ambasciate italiane nel mondo, chiamate a fare da ponte tra ricerca, diplomazia, impresa, università ed export. Non comparse da convegno, ma terminali dello Stato italiano nei luoghi dove si decidono cooperazioni, investimenti, accordi tecnologici e relazioni economiche. Il punto politico è questo: per una volta Reggio non viene raccontata come periferia, ma proposta come piattaforma. Non come fondo della carta geografica, ma come centro di una nuova geografia. E questa, se non resta parola, è una notizia. Cannizzaro lo ha capito e ha giocato la sua prima carta da sindaco sul terreno più alto: università, giovani, internazionalizzazione, imprese, agroalimentare, export, clima, talenti da trattenere. Ha parlato con l’enfasi di chi inaugura una stagione e con la gratitudine di chi sa di avere davanti un ministro amico. Nulla di scandaloso: la politica è anche relazione, fedeltà, appartenenza. Purché poi non diventi soltanto cerimonia. Il rischio, infatti, è sempre lo stesso. Che dietro le parole solenni, Mediterraneo, innovazione, intelligenza artificiale, Piano Mattei, corridoio IMEC, università attrattiva, resti il solito odore di vernice fresca su muri vecchi. Il Sud ne ha viste troppe di inaugurazioni senza seguito, di tavoli tecnici evaporati, di promesse parcheggiate nei comunicati stampa, di missioni internazionali terminate con una foto e un buffet. Ma sarebbe troppo facile liquidare tutto con il sarcasmo. Sarebbe anche ingiusto. Perché dentro l’intervento di Tajani c’è una visione che merita di essere presa sul serio: l’Italia non può essere soltanto Roma, Milano, Torino, Bologna. Editoriale completo su CartaStraccia.News
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@luigi.palamara Reggio Calabria al centro del Mediterraneo: la sfida di Tajani per un Sud che guarda alla Luna Il vicepremier a Palazzo Alvaro lancia la conferenza degli addetti scientifici e spaziali del Ministero degli Esteri per il prossimo novembre Il nuovo sindaco Cannizzaro raccoglie la scommessa dell'internazionalizzazione tra export e innovazione, ma resta il nodo dei problemi reali: dalle infrastrutture storiche al carovita che pesa sulle tasche dei cittadini L'Editoriale di Luigi Palamara C’è qualcosa di antico, quasi teatrale, nelle conferenze stampa italiane quando il potere scende in provincia. Si aspetta il ministro, si guardano le porte, si bisbiglia sull’audio, si contano gli assessori, si riconoscono i consiglieri, si intravedono i futuri presidenti, i vicesindaci, i dirigenti, i rettori, i rappresentanti delle categorie. Tutti al loro posto, tutti in attesa che la scena cominci. A Reggio Calabria, il 6 luglio 2026, la scena era Palazzo Alvaro. Il protagonista annunciato era Antonio Tajani, ministro degli Esteri, vicepremier, segretario di Forza Italia. Accanto a lui Francesco Cannizzaro, sindaco appena insediato, emozionato quanto basta, ambizioso più di quanto basta, consapevole che ogni prima uscita pubblica di un sindaco è anche una dichiarazione di identità. E l’identità scelta è stata chiara: non una Reggio piagnona, non una Reggio marginale, non una Reggio condannata alla retorica del Sud dimenticato. Ma una Reggio mediterranea, internazionale, scientifica, spaziale, agricola, universitaria, esportatrice, persino lunare. Sì, lunare. Perché tra le parole pronunciate da Tajani ce n’è una che sembrava venire da un’altra latitudine: Artemis, NASA, telecomunicazioni con la Luna, antenna in Calabria, forse sulla Sila, forse altrove. Una di quelle immagini che, in una terra abituata a misurarsi con strade rotte, treni lenti, aeroporti incerti e burocrazie immobili, può sembrare quasi una provocazione. Ma è proprio qui che la politica, quando vuole, dovrebbe avere il coraggio di disturbare il cinismo. Tajani ha portato a Reggio un annuncio preciso: nel mese di novembre la città ospiterà la conferenza degli addetti scientifici, spaziali e degli esperti agricoli del Ministero degli Esteri. Cinquanta figure distribuite nelle ambasciate italiane nel mondo, chiamate a fare da ponte tra ricerca, diplomazia, impresa, università ed export. Non comparse da convegno, ma terminali dello Stato italiano nei luoghi dove si decidono cooperazioni, investimenti, accordi tecnologici e relazioni economiche. Il punto politico è questo: per una volta Reggio non viene raccontata come periferia, ma proposta come piattaforma. Non come fondo della carta geografica, ma come centro di una nuova geografia. E questa, se non resta parola, è una notizia. Cannizzaro lo ha capito e ha giocato la sua prima carta da sindaco sul terreno più alto: università, giovani, internazionalizzazione, imprese, agroalimentare, export, clima, talenti da trattenere. Ha parlato con l’enfasi di chi inaugura una stagione e con la gratitudine di chi sa di avere davanti un ministro amico. Nulla di scandaloso: la politica è anche relazione, fedeltà, appartenenza. Purché poi non diventi soltanto cerimonia. Il rischio, infatti, è sempre lo stesso. Che dietro le parole solenni, Mediterraneo, innovazione, intelligenza artificiale, Piano Mattei, corridoio IMEC, università attrattiva, resti il solito odore di vernice fresca su muri vecchi. Il Sud ne ha viste troppe di inaugurazioni senza seguito, di tavoli tecnici evaporati, di promesse parcheggiate nei comunicati stampa, di missioni internazionali terminate con una foto e un buffet. Ma sarebbe troppo facile liquidare tutto con il sarcasmo. Sarebbe anche ingiusto. Perché dentro l’intervento di Tajani c’è una visione che merita di essere presa sul serio: l’Italia non può essere soltanto Roma, Milano, Torino, Bologna. Editoriale completo su CartaStraccia.News
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