PASSAPAROLA. “RISPETTARSI”
Dice un proverbio:
“Chi si rispetta sa come farsi rispettare; chi si stima sa come farsi stimare”.
Questo è anche un modo per riscoprire sempre di più la vita che ci è stata donata da Dio, per valorizzarla secondo il Suo progetto d’amore.
Per questo, il “rispettarsi” richiede da parte nostra una conoscenza sempre più profonda del sogno d’amore di Dio per ognuno di noi, così da poter mettere a disposizione della sua realizzazione tutte le nostre qualità, trasformando il nostro santo viaggio in un piccolo Paradiso, sia per noi sia per gli altri.
La vita di ogni essere vivente, infatti, è sacra, e per questo non possiamo non avere il più profondo rispetto per essa. Non c’è, infatti, amore più vero di quello che sa rispettare la libertà degli altri.
Che valore ha, infatti, voler bene a qualcuno se non abbiamo rispetto verso di lui?
Ma il “rispettarsi” si esprime in tanti modi; uno di questi, per esempio, consiste nel saper ascoltare fino in fondo ciò che l’altro ha da dire.
E questo vale anche con le persone che vivono con noi in famiglia, al lavoro o in comunità: dobbiamo rinnovare sempre la nostra attenzione e il nostro rispetto, senza mai darli per scontati!
Ecco un pensiero della saggezza orientale, espresso dalle parole del Dalai Lama:
“Segui sempre le tre R: rispetto per te stesso, rispetto per gli altri, rispetto per le loro idee”.
Amare veramente, infatti, non dipende da che cosa sentiamo per gli altri, ma da come ci comportiamo con loro.
Ed è proprio per questo che il “rispettarsi” deve portarci a saper convivere con il modo di essere degli altri, fermandoci di fronte ai segreti di ogni coscienza, sapendo ascoltare, capire e dialogare prima di discutere e condannare.
È chiaro che questo richiede impegno, investimento e sforzo, ma è così che diventiamo ricchezza e opportunità gli uni per gli altri, sapendo apprezzare la loro diversità, il loro stile di vita, la loro cultura, il loro modo di essere e di vivere.
L’amicizia, e in generale lo star bene insieme agli altri, ha bisogno di due “ingredienti” principali: il primo è la gioia per ciò che ci rende simili; il secondo è il rispetto per ciò che ci rende diversi.
E, pensandoci bene, per caso non è proprio questa la bellezza infinita dell’esperienza trinitaria?
Don Nino Carta
7.7.2026
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