CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

7/recent/post-list

La libertà di scegliere

La libertà di scegliere

Mi sto organizzando la vita. Finalmente.

Un giorno dipingo, un altro scrivo. Nei ritagli faccio il giornalista, l’opinionista, il notista. In sostanza, continuo a osservare il mondo, con il difetto imperdonabile di raccontarlo come lo vedo e non come qualcuno vorrebbe che lo vedessi.

Poi cammino. A piedi o in bicicletta. Lunghe passeggiate, senza meta obbligatoria e, soprattutto, senza compagnia obbligatoria.

Mangio ciò che mi piace. Perché ho impiegato abbastanza anni a capire che la salute è importante, ma una vita trascorsa a masticare tristezza non è necessariamente una vita sana.

E scelgo le persone.

Questo è il privilegio più grande: decidere a chi concedere il proprio tempo. Il denaro perduto, qualche volta, ritorna. Il tempo no. E regalarlo agli sciocchi, agli invidiosi e ai malvagi di professione non è generosità: è spreco.

Ora posso realizzare ciò che ho sempre sognato.

Le mie figlie e le mie nipotine vengono prima di tutto. Sono la mia priorità, il mio presente e la parte migliore del mio futuro. Tutto il resto viene dopo. Molto dopo.

Essere felici significa anche imparare a chiudere la porta.

Tenere lontani gli invidiosi. Non offrire spazio ai rancorosi. Non discutere con chi ha trasformato la cattiveria in un mestiere e la mediocrità in una vocazione.

Ignorarli è la sola forma di carità che meritano.

A loro penserà Dio. E, quando Dio preferisce delegare, ci penserà il Tribunale.

Eppure accade una cosa curiosa. Tu li eviti, togli loro il saluto, smetti di rispondere, li cancelli dalla tua vita. Ma loro tornano. Insistono. Si affacciano da ogni fessura, come se la tua indifferenza fosse un affronto intollerabile.

In effetti lo è.

Perché certe persone vivono soltanto nello sguardo degli altri. Se nessuno le considera, scompaiono. E allora provocano, disturbano, insinuano, offendono. Qualunque cosa pur di ottenere una reazione.

Sono falliti in cerca di riscatto, ma troppo pigri per conquistarlo con il lavoro, troppo mediocri per ottenerlo con il talento e troppo vigliacchi per guadagnarselo con il coraggio.

Non riescono a salire, dunque tentano di trascinare gli altri verso il basso.

Più li ignori, più si agitano. Sono morti dentro, eppure continuano a camminare. Cadaveri con la voce, il telefono e, purtroppo, qualche volta anche un profilo sui social.

Puzzano di rancore.

La risposta migliore non è insultarli. Sarebbe troppo facile e, in fondo, troppo generoso. Anche il disprezzo è una forma di attenzione, e loro si nutrono proprio di quella.

Bisogna negargli tutto: la risposta, la rabbia, la polemica, perfino il pensiero.

Occorre una pulizia dell’anima.

Via le zecche. Via i parassiti. Via coloro che non hanno arte né parte, ma pretendono di avere una parte nella vita degli altri.

Non serve odiarli. L’odio lega quasi quanto l’amore.

Basta allontanarli.

Con freddezza, con fermezza e senza rimorsi. Come si chiude una finestra quando entra cattivo odore.

La vita è breve. La serenità è fragile. Il tempo è sacro.

E non si discute con chi ha scelto la bassezza come unica altezza possibile.

Questo è.

Sic et simpliciter.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

La libertà di scegliere Mi sto organizzando la vita. Finalmente. Un giorno dipingo, un altro scrivo. Nei ritagli faccio il giornalista, l’opinionista, il notista. In sostanza, continuo a osservare il mondo, con il difetto imperdonabile di raccontarlo come lo vedo e non come qualcuno vorrebbe che lo vedessi. Poi cammino. A piedi o in bicicletta. Lunghe passeggiate, senza meta obbligatoria e, soprattutto, senza compagnia obbligatoria. Mangio ciò che mi piace. Perché ho impiegato abbastanza anni a capire che la salute è importante, ma una vita trascorsa a masticare tristezza non è necessariamente una vita sana. E scelgo le persone. Questo è il privilegio più grande: decidere a chi concedere il proprio tempo. Il denaro perduto, qualche volta, ritorna. Il tempo no. E regalarlo agli sciocchi, agli invidiosi e ai malvagi di professione non è generosità: è spreco. Ora posso realizzare ciò che ho sempre sognato. Le mie figlie e le mie nipotine vengono prima di tutto. Sono la mia priorità, il mio presente e la parte migliore del mio futuro. Tutto il resto viene dopo. Molto dopo. Essere felici significa anche imparare a chiudere la porta. Tenere lontani gli invidiosi. Non offrire spazio ai rancorosi. Non discutere con chi ha trasformato la cattiveria in un mestiere e la mediocrità in una vocazione. Ignorarli è la sola forma di carità che meritano. A loro penserà Dio. E, quando Dio preferisce delegare, ci penserà il Tribunale. Eppure accade una cosa curiosa. Tu li eviti, togli loro il saluto, smetti di rispondere, li cancelli dalla tua vita. Ma loro tornano. Insistono. Si affacciano da ogni fessura, come se la tua indifferenza fosse un affronto intollerabile. In effetti lo è. Perché certe persone vivono soltanto nello sguardo degli altri. Se nessuno le considera, scompaiono. E allora provocano, disturbano, insinuano, offendono. Qualunque cosa pur di ottenere una reazione. Sono falliti in cerca di riscatto, ma troppo pigri per conquistarlo con il lavoro, troppo mediocri per ottenerlo con il talento e troppo vigliacchi per guadagnarselo con il coraggio. Non riescono a salire, dunque tentano di trascinare gli altri verso il basso. Più li ignori, più si agitano. Sono morti dentro, eppure continuano a camminare. Cadaveri con la voce, il telefono e, purtroppo, qualche volta anche un profilo sui social. Puzzano di rancore. La risposta migliore non è insultarli. Sarebbe troppo facile e, in fondo, troppo generoso. Anche il disprezzo è una forma di attenzione, e loro si nutrono proprio di quella. Bisogna negargli tutto: la risposta, la rabbia, la polemica, perfino il pensiero. Occorre una pulizia dell’anima. Via le zecche. Via i parassiti. Via coloro che non hanno arte né parte, ma pretendono di avere una parte nella vita degli altri. Non serve odiarli. L’odio lega quasi quanto l’amore. Basta allontanarli. Con freddezza, con fermezza e senza rimorsi. Come si chiude una finestra quando entra cattivo odore. La vita è breve. La serenità è fragile. Il tempo è sacro. E non si discute con chi ha scelto la bassezza come unica altezza possibile. Questo è. Sic et simpliciter. Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno

♬ audio originale - Luigi Palamara

Posta un commento

0 Commenti