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Palazzo San Giorgio cambia passo: il primo vero giorno dell’era Cannizzaro

Palazzo San Giorgio cambia passo: il primo vero giorno dell’era Cannizzaro

L'Editoriale di Luigi Palamara 

Alcune sedute consiliari si consumano nella liturgia delle formule, nei saluti di rito, negli interventi già scritti e nelle dichiarazioni destinate a durare quanto un titolo di giornale.

Altre che, senza proclami solenni, segnano l’inizio di una stagione.

Il Consiglio comunale di Reggio Calabria del 20 luglio 2026 appartiene a questa seconda categoria.

Non perché abbia risolto in poche ore i problemi della città. Non perché abbia prodotto miracoli amministrativi. E neppure perché maggioranza e opposizione abbiano improvvisamente smesso di essere tali.

Ma perché, per la prima volta dopo la cerimonia pubblica di insediamento, la nuova amministrazione si è misurata con la sostanza del governo: atti, scadenze, società partecipate, commissioni, entrate comunali, tutela dei lavoratori, emergenza climatica, verde urbano, memoria cittadina, rapporti metropolitani e ruolo della burocrazia.

È stato, in altri termini, il primo vero giorno dell’era Cannizzaro a Palazzo San Giorgio.

L’insediamento all’Arena dello Stretto aveva avuto un valore simbolico evidente. Portare il Consiglio comunale nel cuore della città significava restituire visibilità all’istituzione e trasformare l’avvio della consiliatura in un momento collettivo.

Ma i simboli, da soli, non amministrano.

L’aula Pietro Battaglia è il luogo in cui le promesse devono diventare deliberazioni, i programmi devono incontrare i vincoli, le maggioranze devono assumersi la responsabilità delle decisioni e le opposizioni devono esercitare il proprio compito senza rifugiarsi né nella protesta permanente né nella collaborazione acritica.

Francesco Cannizzaro è entrato in quell’aula con l’atteggiamento di chi non vuole essere un sindaco notarile.

Non si è limitato a prendere atto degli interventi. Ha risposto, corretto, rivendicato, aperto, difeso e assunto impegni.

Ha mostrato una leadership politica forte, già definita, ma ha anche provato a stabilire un principio essenziale: la maggioranza governa, l’opposizione controlla e propone, ma entrambe siedono nello stesso Consiglio e rappresentano la stessa città.

Il passaggio più significativo del suo intervento è stato forse il più semplice.

Cannizzaro ha detto di non voler parlare di “minoranza”, ma di opposizione.

La differenza non è formale.

La minoranza è una quantità. L’opposizione è una funzione.

La minoranza si misura con i numeri. L’opposizione si misura con la qualità delle proposte, con la capacità di controllo, con il coraggio di contestare e con la disponibilità a sostenere ciò che ritiene utile.

Riconoscere questo ruolo significa restituire dignità al Consiglio comunale.

Cannizzaro non ha chiesto silenzio agli avversari. Ha ammesso che ci saranno scontri, divergenze e momenti difficili. Ha persino riconosciuto che si potrà litigare.

È un’affermazione politicamente sana.

La democrazia non consiste nell’assenza di conflitto, ma nella capacità di contenere il conflitto entro il limite del rispetto istituzionale e dell’interesse generale.

Il sindaco ha salutato il leader dell’opposizione, ha riconosciuto il percorso di confronto già avviato e ha parlato della necessità di una politica alta.

Ora bisognerà verificare se questa apertura resterà una dichiarazione iniziale o diventerà un metodo stabile.

Ma il principio è stato posto.

Dai banchi della maggioranza è emersa una linea compatta.

Giuseppe Bilardi, intervenendo per Fratelli d’Italia, ha interpretato la vittoria elettorale come una scelta netta di discontinuità.

Ha indicato le priorità sulle quali la nuova amministrazione dovrà essere giudicata: legalità, sicurezza, lavoro, sviluppo, porto, aeroporto, infrastrutture, decoro urbano, raccolta dei rifiuti, mobilità, sostegno alle famiglie, contrasto allo spopolamento e valorizzazione dell’identità culturale reggina.

Il suo intervento ha avuto anche un significato interno alla coalizione. Una maggioranza, ha ricordato, non vive soltanto della forza del partito principale, ma della lealtà tra alleati, della capacità di discutere nelle sedi opportune e di presentarsi uniti davanti alla città.

È un punto importante.

Le amministrazioni spesso non cadono per l’opposizione, ma per il logoramento interno, per la competizione tra gruppi, per gli interessi particolari e per la tentazione di trasformare ogni incarico in una rendita.

La maggioranza Cannizzaro nasce forte. Dovrà dimostrare di saper restare unita senza diventare passiva.

Mario Cardia, per Noi Moderati, ha parlato di un cambio di passo già percepibile, richiamando in particolare il tema dei rifiuti e il nuovo piano di raccolta annunciato dall’amministrazione.

Ha difeso l’urgenza del provvedimento su Castore e ha collegato il voto favorevole alla tutela dei posti di lavoro.

La consigliera Mangano, nel suo primo intervento, ha posto l’accento sulla responsabilità derivante dal mandato ricevuto dai cittadini. Ha parlato della necessità di trasformare le promesse in fatti e ha ribadito la disponibilità della maggioranza al confronto, purché fondato sul rispetto reciproco e sul bene comune.

Fabio Colella ha affidato al proprio intervento il senso dell’ingresso, per la prima volta, nell’aula intitolata a Pietro Battaglia. Ha richiamato la storia custodita da quei banchi e ha difeso la dirigenza comunale dalle critiche più dure, invitando l’opposizione a non oscurare con la polemica un provvedimento sul quale esisteva una sostanziale convergenza.

Emiliano Imbalzano ha contestato la tendenza a trasformare i preliminari in una resa dei conti sul passato. Ha chiesto che il nuovo Consiglio non si aprisse con lezioni preventive di buona amministrazione, ricordando che il centrodestra aveva ricevuto un mandato chiaro e che ora spettava alla nuova maggioranza dimostrare la propria capacità.

Paviglianiti ha riferito che il gruppo di Forza Italia aveva ricevuto regolarmente gli atti, invitando a risolvere eventuali problemi tecnici in modo collaborativo.

Nel complesso, la maggioranza ha mostrato coesione, fedeltà al sindaco e consapevolezza della vittoria.

Il vero rischio, da questo momento, sarà scambiare la compattezza per autosufficienza.

Dall’altra parte dell’aula non è emersa un’opposizione intenzionata a contestare ogni atto per principio.

Malara ha riconosciuto il valore delle dichiarazioni iniziali della presidenza del Consiglio e ha garantito un’opposizione costruttiva. Ma ha posto un problema concreto: la disponibilità tardiva o incompleta degli atti.

La questione non è secondaria.

Un consigliere non può essere chiamato a votare provvedimenti complessi senza avere il tempo necessario per esaminarli, confrontarli con la normativa, proporre modifiche e assumersi consapevolmente la responsabilità del voto.

Malara non ha chiesto di fermare Castore. Al contrario, ne ha riconosciuto l’urgenza e il valore. Ha però chiesto il rinvio degli altri punti per consentire un approfondimento reale.

Delfino ha rafforzato questa posizione, chiarendo che l’obiettivo non era ostacolare i lavori, ma partecipare in modo sostanziale.

Ha chiesto quando sarebbero state presentate le linee programmatiche del sindaco e, successivamente, ha sollevato il tema della pubblicità delle commissioni.

Streaming, accessibilità degli atti e trasparenza non sono dettagli tecnologici. Sono condizioni della partecipazione democratica.

Quartuccio ha pronunciato uno degli interventi più istituzionali della seduta.

Ha riconosciuto il risultato elettorale, ha dichiarato che il centrodestra aveva il diritto e il dovere di governare e ha garantito che ogni proposta utile alla città avrebbe potuto ricevere il sostegno del suo gruppo.

Ha però ricordato che la democrazia si misura anche nella capacità di ascoltare l’opposizione e di evitare che una parte della città venga considerata marginale.

Il suo richiamo alla politica come passione civile, servizio e legame con i cittadini ha dato al dibattito una dimensione più ampia.

Non “buon lavoro a voi”, ma “buon lavoro a tutti noi”.

Una formula semplice, ma capace di restituire il senso dell’istituzione.

Pazzano ha affrontato due questioni molto concrete: il verde urbano e l’emergenza caldo.

Ha chiesto che Reggio diventi una città capace di curare gli alberi, non soltanto di intervenire quando il problema diventa emergenza.

Ha inoltre proposto spazi pubblici in cui anziani e cittadini fragili possano trovare refrigerio e assistenza durante le giornate più calde.

Il suo intervento ha avuto il merito di ricordare che l’amministrazione non si misura soltanto sui grandi progetti, ma sulla capacità di proteggere le persone nella vita quotidiana.

Cannizzaro non ha liquidato la questione documentale come un pretesto.

Ha chiesto una verifica agli uffici e ha riconosciuto che, se vi erano stati problemi, la macchina amministrativa avrebbe dovuto migliorare.

Ha parlato di restyling.

Una parola elegante per una questione antica.

La burocrazia comunale deve diventare più rapida, presente e responsabile.

Il sindaco ha ringraziato i dipendenti che lavorano con serietà, ma ha lasciato intendere che nessuno sarà protetto dall’inerzia.

È un’impostazione positiva.

La macchina pubblica non può essere demonizzata, perché senza funzionari competenti nessuna amministrazione produce risultati.

Ma non può neppure essere trasformata in una zona franca, impermeabile alla valutazione.

Cannizzaro ha proposto un criterio corretto: giudicare ciascun dirigente per competenze, presenza, capacità e risultati.

Non per appartenenza.

La politica deve dare indirizzi chiari. I dirigenti devono tradurli in atti legittimi ed efficaci.

Quando la politica è confusa, la burocrazia prende il sopravvento. Quando la burocrazia è lenta, la politica si rifugia nella propaganda.

La nuova amministrazione dovrà evitare entrambe le derive.

Il primo punto all’ordine del giorno ha riguardato Castore.

La società è uno dei cuori operativi del Comune. Garantisce servizi, manutenzione, attività cimiteriali, interventi sul territorio e occupazione.

La dirigente competente ha spiegato che l’affidamento avrebbe avuto durata fino alla fine del 2026. Una soluzione temporanea, necessaria per assicurare continuità e consentire alla nuova amministrazione di riesaminare i servizi e ridefinire i disciplinari.

La convergenza politica sulla tutela dei lavoratori è stata ampia.

Versace ha però posto il problema della precarietà e del rapporto tra politica e dirigenza.

Ha criticato l’assenza, in passato, di alcuni dirigenti durante le sedute consiliari e ha sostenuto che il provvedimento non offrisse ancora una soluzione strutturale.

Romeo ha ricordato la storia di Castore, rivendicando il lavoro delle precedenti amministrazioni e ponendo la domanda centrale: che cosa accadrà dal primo gennaio 2027?

Quartuccio ha riconosciuto il valore della società, ma ha ricordato che per funzionare pienamente Castore necessita di maggiori risorse, personale e organizzazione.

Marino ha accolto l’invito alla collaborazione, dichiarando la disponibilità dell’opposizione a partecipare a un tavolo operativo. Ha però invitato a non generalizzare nel giudizio sui dirigenti e ha ricordato il contributo dato da parte dell’apparato amministrativo al risanamento dell’ente.

Cannizzaro ha reagito duramente agli attacchi personali rivolti alla dirigente.

La difesa della funzione amministrativa, in quel passaggio, è stata corretta.

Criticare un atto è legittimo. Contestare il funzionamento degli uffici è necessario. Trasformare il confronto in un processo personale rischia invece di indebolire l’istituzione.

Sul merito, il sindaco ha dichiarato di voler rafforzare, potenziare e ampliare Castore.

Ha invitato l’opposizione a lavorare insieme sul futuro della società e ha indicato la necessità di arrivare, entro la fine dell’anno, a un impianto più stabile.

Questo è il nodo.

La proroga risolve il presente. Il progetto dovrà risolvere il futuro.

Cannizzaro ha scelto di intestarsi la responsabilità di quel passaggio.

È una scelta positiva, ma sarà anche una verifica severa.

Lavoratori, famiglie e cittadini non possono essere condannati a vivere ogni scadenza come un’emergenza.

Le commissioni: il luogo in cui la politica deve studiare

La costituzione delle commissioni consiliari ha aperto un altro confronto importante.

Malara ha richiamato il ruolo delle commissioni esterne dedicate alle politiche giovanili e alle pari opportunità.

Ha ricordato che possono essere strumenti di partecipazione e formazione, capaci di avvicinare nuovi soggetti alla vita istituzionale.

La presidenza ha spiegato di voler rendere immediatamente operative le commissioni permanenti e affrontare successivamente, attraverso un percorso condiviso, la costituzione di quelle esterne.

La decisione è stata approvata all’unanimità.

Un buon segnale.

Le commissioni dovranno evitare di diventare luoghi rituali, convocati soltanto per ratificare decisioni già assunte.

Dovranno studiare gli atti, ascoltare tecnici e cittadini, correggere le proposte e restituire centralità al lavoro consiliare.

Se funzioneranno, migliorerà anche l’aula.

Se diventeranno parcheggi politici, la nuova consiliatura perderà rapidamente credibilità.

Cannizzaro ha dedicato parole significative alla stampa.

Ha riconosciuto che gli operatori dell’informazione non erano sempre stati messi nelle condizioni di svolgere adeguatamente il proprio lavoro e ha promesso maggiore agibilità.

Ha anche chiesto che il lavoro dell’amministrazione venga raccontato, sia quando produce risultati positivi sia quando incontra contestazioni.

È una posizione condivisibile.

La stampa non deve fare da megafono al potere, ma neppure essere tenuta ai margini.

Deve poter verificare, osservare e raccontare.

La richiesta di trasmettere le commissioni e rendere accessibili gli atti va nella stessa direzione.

La trasparenza non indebolisce un’amministrazione forte. La rende più credibile.

Cannizzaro ha dimostrato di comprendere il valore politico della comunicazione. Dovrà ora trasformare questa consapevolezza in procedure ordinarie e non in concessioni episodiche.

Sul tema del caldo, il sindaco ha accolto la sollecitazione di Pazzano.

Ha riferito dell’attività dell’assessore competente e del confronto promosso dal vicesindaco con associazioni e tecnici sulla vicenda degli alberi di Pellaro.

La risposta è stata significativa perché non ha respinto l’intervento in quanto proveniente dall’opposizione.

Ha riconosciuto il problema e ha illustrato le iniziative già avviate.

È questo il modo corretto di amministrare.

Il caldo estremo non è più un evento eccezionale. La tutela degli anziani, dei fragili e di chi vive in condizioni difficili deve entrare nella programmazione ordinaria.

Servono spazi climatizzati, assistenza, coordinamento con le circoscrizioni e collaborazione con associazioni e strutture private.

Anche il verde deve essere trattato come una vera infrastruttura urbana.

Non soltanto arredo, ma protezione climatica, salute pubblica e qualità della vita.

Cannizzaro ha mostrato disponibilità. Ora occorrerà una strategia.

Delfino ha chiesto al sindaco quando avrebbe presentato le linee programmatiche.

Cannizzaro ha risposto ricordando che il regolamento gli concede un termine più ampio e che, in quella seduta, era necessario dare priorità ai punti urgenti.

La scelta ha una logica.

Un programma è fondamentale, ma non deve diventare una cerimonia retorica.

Castore aveva una scadenza concreta. Le commissioni dovevano partire. Gli atti non potevano attendere.

Il sindaco ha preferito l’urgenza operativa al discorso generale.

Tuttavia, le linee programmatiche dovranno arrivare presto e dovranno essere verificabili.

Obiettivi, tempi, risorse e responsabilità.

Senza questi elementi, un programma è soltanto una raccolta di promesse.

Cannizzaro ha una maggioranza forte e un mandato ampio. Può permettersi di essere preciso.

La seduta ha affrontato anche la definizione agevolata dei carichi comunali.

L’amministrazione ha chiarito che non si tratta di un condono.

Il Comune non rinuncia ai propri crediti e non decide arbitrariamente chi debba pagare.

Utilizza uno strumento previsto dalla normativa nazionale per favorire la regolarizzazione delle posizioni e migliorare la capacità di riscossione.

La scelta è stata inserita nel percorso del Patto per Reggio.

Il principio è corretto: il Comune deve essere rigoroso nel pretendere il pagamento delle entrate, perché quelle risorse servono alla collettività.

Ma deve anche consentire ai cittadini e alle imprese di regolarizzare la propria posizione quando la legge lo permette.

Né condono permanente, né persecuzione fiscale.

Cannizzaro ha scelto la linea dell’equilibrio: responsabilità, dialogo e tutela dei conti.

Una città che non riscuote non può garantire servizi. Ma una città che tratta ogni difficoltà come malafede finisce per perdere il rapporto con i contribuenti.

Cannizzaro ha richiamato anche il nuovo progetto sportivo legato alla Reggina.

Può sembrare un tema secondario in una seduta amministrativa.

Non lo è.

La Reggina è identità, memoria, passione e appartenenza.

È uno dei pochi simboli capaci di unire quartieri, generazioni e sensibilità politiche differenti.

Il sindaco ha mostrato di comprenderne il valore e di voler accompagnare il rilancio della squadra.

La politica dovrà però evitare due rischi: l’invadenza e la propaganda.

La Reggina ha bisogno di solidità, programmazione e credibilità.

Il miglior aiuto delle istituzioni sarà creare condizioni favorevoli, non trasformare la società sportiva in un’estensione della comunicazione politica.

L’ultimo grande punto è stato il Museo della Rivolta.

Un tema inevitabilmente sensibile.

La Rivolta di Reggio non è un episodio marginale. È una delle pagine più complesse e controverse della storia cittadina e nazionale.

Battaglia ha ricordato la necessità di liberare quella memoria dalle appartenenze di partito e di riconoscere il ruolo di figure come Pietro Battaglia e Ciccio Franco, insieme alle vittime e ai protagonisti meno celebrati.

Delfino ha chiesto di valutare il rapporto con il Museo civico già previsto nell’ex Monastero della Visitazione, evitando duplicazioni e dispersione di risorse.

Imbalzano ha richiamato il carattere popolare della Rivolta, definendola il grido di una comunità che si sentì emarginata.

Pazzano ha riconosciuto il valore storico del progetto, ma ha chiesto approfondimenti, un centro studi, un comitato scientifico e chiarezza sulla sede e sui contenuti.

Quartuccio ha ricordato che il Consiglio non stava approvando il museo definitivo, ma un atto di indirizzo.

Cannizzaro ha raccolto molte di queste osservazioni.

Ha chiarito che il percorso dovrà coinvolgere maggioranza, opposizione, studiosi, tecnici e soggetti culturali.

Ha proposto un tavolo permanente e ha indicato il 14 luglio 2027 come obiettivo simbolico per l’inaugurazione.

La forza della proposta sta nella volontà di restituire alla città una memoria rimasta troppo a lungo divisa, rimossa o usata come arma politica.

Il museo dovrà però essere costruito con rigore.

Non un santuario identitario. Non una celebrazione di parte. Non una stanza di fotografie e slogan.

Dovrà raccontare la protesta, l’emarginazione, le responsabilità dello Stato, le divisioni politiche, le violenze, le vittime e le conseguenze di quegli eventi.

Se realizzato con serietà, potrà diventare uno dei simboli più importanti della consiliatura Cannizzaro.

Alla fine della seduta, l’immagine politica era chiara.

Cannizzaro non intende limitarsi alla gestione ordinaria.

Vuole imprimere un indirizzo, rivendicare le decisioni, controllare i tempi e assumersi la responsabilità dei problemi.

Ha difeso la maggioranza, ma ha riconosciuto il ruolo dell’opposizione.

Ha difeso la funzione dei dirigenti, ma ha chiesto efficienza.

Ha rivendicato la vittoria metropolitana, ma ha legato quella vittoria alla responsabilità di rappresentare tutti i territori.

Ha accolto proposte provenienti dai banchi avversari.

Ha parlato di Castore, commissioni, trasparenza, caldo, verde, riscossione, sport, memoria e informazione senza sottrarsi al confronto.

Questo non significa che i problemi siano risolti.

Significa che il sindaco ha deciso di intestarseli.

Ed è già una differenza.

La seduta ha mostrato una maggioranza coesa, un’opposizione non pregiudiziale e un sindaco pienamente consapevole della forza politica ricevuta dalle urne.

Cannizzaro ha dato l’impressione di voler governare con decisione, senza ridurre il Consiglio a un organo puramente formale.

Il rischio di una leadership forte è sempre quello di occupare ogni spazio.

Ma il primo segnale è stato positivo: il sindaco ha parlato di confronto, ha riconosciuto le funzioni degli avversari e ha aperto alla collaborazione sui temi strategici.

Ora arrivano le verifiche.

Castore dovrà essere stabilizzata.

Gli uffici dovranno funzionare.

Le commissioni dovranno produrre lavoro.

Gli atti dovranno essere trasparenti.

La Città metropolitana dovrà smettere di essere un’entità astratta.

Il caldo e il verde dovranno diventare materia di programmazione.

La riscossione dovrà essere efficace ed equa.

La Reggina dovrà essere sostenuta senza essere utilizzata.

Il Museo della Rivolta dovrà essere rigoroso, plurale e condiviso.

Le linee programmatiche dovranno trasformarsi in una bussola verificabile.

L’era Cannizzaro è iniziata con parole forti, una maggioranza compatta e la volontà di decidere.

Adesso quelle parole dovranno diventare atti.

Gli atti dovranno diventare servizi.

I servizi dovranno diventare risultati.

Ma l’inizio è incoraggiante.

Perché Reggio Calabria ha ritrovato un sindaco che sembra non avere paura del potere e, soprattutto, non sembra voler fuggire dalla responsabilità che il potere porta con sé.

Ed è da questa responsabilità, più ancora che dai proclami, che può cominciare una nuova stagione per Palazzo San Giorgio e per l’intera città.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno 

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