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PASSAPAROLA. DESIDERIO DI DONARE

PASSAPAROLA. DESIDERIO DI DONARE

Donare non significa necessariamente prendere un oggetto e offrirlo a un’altra persona come regalo. È, prima di tutto, un messaggio personale attraverso il quale desideriamo manifestare gli aspetti più profondi del nostro cuore e della nostra personalità.

Per questo il dono diventa come un distintivo, la cui bellezza non risiede tanto nell’oggetto donato, quanto nella luce nuova che fa risplendere in chi lo offre, facendo nascere affetto e amicizia sincera in chi lo riceve.

Donare, allora, diventa un’azione sociale che, andando al di là del dono materiale, si trasforma in luce d’amore nel donatore e in gioia, gratitudine e desiderio di corrispondere in colui che lo riceve. È un vero filo d’oro, fatto di amore e bellezza, che unisce le persone, confermando la stima, l’affinità e favorendo la crescita della comunione reciproca.

Il desiderio di donare affonda le sue radici nel DNA di ciascuno di noi e ci spinge a sentirci custodi di chi ci sta accanto: per parentela, per amicizia, per lavoro, per vicinato e, mi piace sottolinearlo, soprattutto per la fede cristiana che ci accomuna.

È per questo che ciascuno di noi è affidato agli altri: perché è Dio stesso a spingerci ad amare di più e, nello stesso tempo, ad accogliere l’amore degli altri.

Scrive Alessandro D’Avenia:

«Custodire ed essere custoditi, affidare ed essere affidati, amare ed essere amati: è questa la bellezza della reciprocità, che è poi l’essenza dei rapporti umani. Tra noi vi è, infatti, un dare senza perdere e un prendere senza togliere».

Il desiderio di donare è dunque il vero andare e venire del farsi dono, in uno sfavillio di reciprocità.

Ce lo ricorda anche l’etimologia del termine “reciproco”, che deriva dal latino reciprocus, composto dagli avverbi recus, “indietro”, e procus, “avanti”. La reciprocità è quindi un donare che va e che ritorna senza interrompersi mai, contribuendo a rendere concreto il sogno di Dio su ogni essere umano.

Il desiderio di donare diventa così una continua possibilità di cielo dentro di noi e tra di noi.

L’inferno, infatti, è quando le cose non si compiono proprio per mancanza di dono, impedendo al germoglio di diventare fiore, profumo e bellezza. Quando, invece, si realizza il desiderio di donare, il seme diventa germoglio, il germoglio diventa rosa e la rosa non smette mai di diffondere profumo e bellezza.

È questo il senso delle parole di Gesù nel Vangelo di Luca, 22,15:

«Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione».

Sì, ora è chiaro: era il suo desiderio di donare e di donarsi, proiettato verso l’infinito, come invito rivolto a tutti noi a fare lo stesso.

Don Nino Carta
17 luglio 2026

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