PASSAPAROLA. «PERSEVERARE»
«Perseverare» deriva etimologicamente dal latino perseverare, riconducibile a per e severus. Mentre il prefisso per- richiama la continuità dell’azione, un cammino da compiere in modo incessante e costante, l’aggettivo severus esprime la durezza e la difficoltà del percorso.
«Perseverare», allora, è un serio invito alla costanza e alla fedeltà, non soltanto nel nostro cammino di fede, ma anche nel cammino della vita in generale.
Certamente il mondo di oggi non ci aiuta molto, con la cultura diffusa e generalizzata dell’usa e getta, delle mode che cambiano vertiginosamente e dello scarto, non a caso divenuto uno dei grandi problemi politici e sociali del nostro tempo.
Eppure, mai come oggi, la comunità ha bisogno di impegni seri e duraturi, a tutti i livelli.
Pensiamo alle problematiche della famiglia, alla mentalità dello stare insieme soltanto finché se ne ha voglia. E poi…
Problematiche senza fine riguardano gli uomini e, soprattutto, le donne: quante morti ogni giorno, un vero sterminio!
Ma vi sono anche traumi e problemi senza fine per i figli, che rimangono privi di punti di riferimento. Sono loro le vere vittime della mancanza di valori e di perseveranza da parte dei genitori.
È però impossibile essere perseveranti quando manca l’anima della vita umana: l’amore. L’amore inteso come dono e gratuità, che non pretende, ma si offre.
Essere perseveranti è possibile soltanto come frutto di un amore provato, passato attraverso i fuochi della vita senza spegnersi; un amore che, anzi, è diventato ancora più forte.
È questa la sfida e la profondità del Vangelo di oggi:
«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra… Pensate che io sia venuto a portare la pace? No, vi dico, ma la divisione…».
Parole dure, drammatiche, che fanno riflettere.
Il fuoco è quasi una sintesi dei nomi e delle manifestazioni di Dio: il roveto ardente, il fuoco che ardeva nel cuore dei discepoli di Emmaus, le lingue di fuoco della Pentecoste…
Il fuoco è anche dentro ciascuno di noi, come una scintilla dell’amore di Dio, per farci comprendere che l’amore del Vangelo non è neutralità né equilibrio tra il bene e il male, ma un autentico ingresso nel conflitto.
Perdonare, non essere attaccati ai beni, servire anziché dominare, aprire il cuore e le braccia a tutti: tutto questo crea inevitabilmente divisioni e urta chi pensa alla vendetta e al dominio, chi crede che la vita vera appartenga soltanto a colui che è più forte e riesce a vincere.
Sarebbe facile accontentarsi del tepore della cenere, quando soltanto le fiamme possono bruciare gli egoismi e la volontà di dominio.
Abbiamo urgente bisogno di perseverare in questo fuoco d’amore: nei nostri cuori, nelle famiglie, nella scuola, nel lavoro, nella politica e anche… nelle comunità parrocchiali, per poter essere non soltanto credenti, ma credibili.
Essere perseveranti nel nostro tempo significa, soprattutto, non avere paura di un cuore che brucia d’amore e non si stanca di accendere intorno a sé piccole fiamme di luce e di speranza. Significa non avere paura del conflitto, nella certezza che l’amore che si dona non soltanto vince, ma diventa il fondamento di una pace vera e duratura.
Perseveranti come il roveto: ardere… senza consumarsi mai.
Perseverare!
Don Nino Carta
22 luglio 2026
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