PASSAPAROLA. “PRENDERSI CURA DEI PIÙ FRAGILI”
«Certamente è sempre importante coltivare il principio della cura, ma nel nostro tempo lo è ancora di più, per tentare di combattere la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro che spesso oggi prevale».
Sono parole di Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace del 2021, che aveva come tema proprio: «La cultura della cura come percorso di pace».
Essendo la cura una delle prime necessità della vita umana, il bisogno di riceverla e di donarla accomuna, in ogni tempo, ogni essere umano.
Tutte e tutti siamo fragili, vulnerabili e bisognosi di qualcosa che solo gli altri possono darci. Questa necessità rivela la nostra fragilità e il senso autentico del nostro essere e del nostro vivere: rispondere alla chiamata di Dio, che creò l’uomo invitandolo a prendersi cura della vita, cercando il necessario per nutrirla, custodirla e far fiorire le potenzialità che ogni essere umano può realizzare.
“Prendersi cura dei più fragili” ci invita fortemente ad assumere le nostre responsabilità, non solo con le parole, ma soprattutto con gesti concreti, per garantire a tutti, e in particolare ai più fragili, una dignitosa qualità di vita.
“Avere cura dei più fragili” significa cercare non solo ciò che è “bene”, ma soprattutto ciò che è “il bene”: un bene liberato da interpretazioni individualistiche ed egoistiche, da riempire — direi quasi da divinizzare — nel suo vero significato, quello di essere “comune”, “bene comune”, bene per tutti, iniziando proprio dai più fragili.
Penso che questa debba essere l’anima di ogni scelta politica ed economica, per non creare primi e ultimi e per non alimentare, come purtroppo vediamo accadere, la cultura dello scarto.
Per questo, “avere cura dei più fragili” vale per la sanità, per il lavoro, per la scuola — oggi si parla tanto di “cura educativa” — e per ogni altro aspetto della vita umana. Dobbiamo ricordarci sempre che non possiamo preoccuparci soltanto del nostro cammino personale, ma anche del bene comune, vivendo con solidarietà e amore, guardandoci intorno e fermandoci per soccorrere e curare i più fragili.
Infine, mi pare importante sottolineare che non possono bastare azioni isolate, organizzate di tanto in tanto, anche se è vero che dai piccoli gesti può iniziare una conversione verso i più fragili.
C’è bisogno, invece, di una cura dei più fragili che diventi fatto culturale, stile di vita sempre nuovo, illuminato dalla gioia e dalla bellezza del donarsi.
Così, sì: il prendersi cura dei più fragili diventa un momento essenziale della nostra vita, trasformando ogni granello di cura compiuto per amore in un piccolo orizzonte di paradiso.
Proprio così: di cura in cura, di granello in granello, è impressionante constatare come cambino la nostra mente, il nostro cuore e tutta la nostra vita.
Don Nino Carta
8 luglio 2026
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