Reggio Calabria. La tolleranza zero del sindaco Cannizzaro: la linea dura sui rifiuti che sfida il degrado
La città, la ramazza e il sindaco che ha deciso di non voltarsi dall’altra parte
La svolta a Reggio Calabria dopo il piano “Piazza Pulita”: 100 sanzioni e tre denunce in dieci giorni contro l'inciviltà
Reggio Calabria. La tolleranza zero del sindaco Cannizzaro: la linea dura sui rifiuti che sfida il degrado
Accanto ai controlli restano le carenze del servizio, ma la svolta sui controlli lancia un segnale chiaro: la tolleranza non è più un alibi per chi devasta la città.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Alcune città si sporcano lentamente, giorno dopo giorno, fino a convincersi che il degrado sia destino. E ci sono città che, a un certo punto, trovano qualcuno disposto a dire una parola semplice, antica, quasi dimenticata: basta.
A Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro ha scelto di pronunciarla non con il garbo molle dei comunicati, non con la prudenza gesuitica di chi teme sempre di disturbare qualcuno, ma con il linguaggio ruvido dei fatti. Dieci giorni di “Piazza Pulita” e cento trasgressori sanzionati. Due denunciati per rifiuti speciali. Un arrestato perché incendiava rifiuti nella zona sud della città.
Numeri, certo. Ma i numeri, quando sono veri, hanno più forza di cento convegni. Raccontano che lo Stato, quando vuole, arriva. Che il Comune, quando decide, vede. Che l’amministrazione, quando smette di giustificarsi e comincia ad agire, può perfino sorprendere una città abituata troppo spesso a sopportare.
Cannizzaro ha fatto una cosa semplice e, proprio per questo, rivoluzionaria: ha indicato una linea. Da una parte i cittadini perbene, quelli che pagano, differenziano, rispettano, sopportano e troppo spesso tacciono. Dall’altra gli incivili, i furbi, i professionisti dell’alibi, quelli che trattano le strade come pattumiere e poi magari si lamentano pure del Comune, della politica, del destino e del Sud.
Il sindaco non ha nascosto i problemi. Ha detto, con onestà, che la raccolta dei rifiuti è ancora lacunosa, che il sistema va potenziato, che la macchina deve essere messa a regime. Ed è bene che lo abbia detto, perché il decisionismo senza consapevolezza diventa propaganda. Ma la consapevolezza senza decisione diventa resa. Cannizzaro, almeno in questa battaglia, ha scelto la terza via: guardare in faccia le carenze e, intanto, colpire chi devasta.
È qui che si misura la caparbietà di un amministratore. Non nelle frasi solenni, non nelle fotografie di circostanza, non nei sorrisi da cerimonia. Si misura quando il sindaco entra nella materia sgradevole delle cose: rifiuti, sanzioni, controlli, denunce, arresti, responsabilità. La politica vera non profuma di salotto. A volte odora di cassonetto bruciato, di sacchi abbandonati, di periferie ferite. E proprio lì deve arrivare.
“Tolleranza zero”, ha detto Cannizzaro. Espressione abusata, spesso gridata e raramente praticata. Ma in questo caso accompagnata da un primo bilancio concreto. Cento sanzioni in dieci giorni non sono una rivoluzione, ma sono un avviso. E gli avvisi, quando arrivano chiari, cambiano il clima.
Per anni troppe amministrazioni hanno parlato agli incivili con il linguaggio dell’indulgenza: vi capiremo, vi aspetteremo, vi educheremo. Tutto giusto, fino a un certo punto. Ma una comunità non può essere ostaggio eterno di chi scambia la pazienza pubblica per debolezza. L’educazione civica è necessaria; la sanzione, quando serve, è sacrosanta.
Reggio Calabria non ha bisogno di miracoli annunciati. Ha bisogno di continuità, controllo, pulizia, autorità, presenza. Ha bisogno di un’amministrazione che non si limiti a deplorare il degrado, ma lo insegua, lo fotografi, lo sanzioni, lo denunci. Ha bisogno di cittadini che smettano di considerare l’inciviltà altrui come un paesaggio inevitabile.
La sfida di Cannizzaro comincia adesso. Perché dieci giorni possono accendere un segnale; solo mesi di fermezza possono cambiare un’abitudine. Il sindaco sa che la città lo giudicherà non sulla durezza di una frase, ma sulla perseveranza di un metodo. E la perseveranza, in politica, è merce più rara del coraggio.
Per ora, però, una cosa va riconosciuta: Reggio Calabria ha visto un sindaco metterci la faccia e scegliere il terreno più impopolare, quello dove non si raccolgono applausi facili ma si difende la dignità quotidiana dei cittadini.
La ramazza, in fondo, è un simbolo antico. Serve a togliere lo sporco. Ma serve anche a tracciare un confine. Qui c’è la città che vuole rialzarsi. Là ci sono quelli che la sporcano, la offendono, la incendiano.
E questa volta qualcuno sembra aver deciso che il confine non si cancella più.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Reggio Calabria. La tolleranza zero del sindaco Cannizzaro: la linea dura sui rifiuti che sfida il degrado La città, la ramazza e il sindaco che ha deciso di non voltarsi dall’altra parte La svolta a Reggio Calabria dopo il piano “Piazza Pulita”: 100 sanzioni e tre denunce in dieci giorni contro l'inciviltà Reggio Calabria. La tolleranza zero del sindaco Cannizzaro: la linea dura sui rifiuti che sfida il degrado Accanto ai controlli restano le carenze del servizio, ma la svolta sui controlli lancia un segnale chiaro: la tolleranza non è più un alibi per chi devasta la città. L'Editoriale di Luigi Palamara Alcune città si sporcano lentamente, giorno dopo giorno, fino a convincersi che il degrado sia destino. E ci sono città che, a un certo punto, trovano qualcuno disposto a dire una parola semplice, antica, quasi dimenticata: basta. A Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro ha scelto di pronunciarla non con il garbo molle dei comunicati, non con la prudenza gesuitica di chi teme sempre di disturbare qualcuno, ma con il linguaggio ruvido dei fatti. Dieci giorni di “Piazza Pulita” e cento trasgressori sanzionati. Due denunciati per rifiuti speciali. Un arrestato perché incendiava rifiuti nella zona sud della città. Numeri, certo. Ma i numeri, quando sono veri, hanno più forza di cento convegni. Raccontano che lo Stato, quando vuole, arriva. Che il Comune, quando decide, vede. Che l’amministrazione, quando smette di giustificarsi e comincia ad agire, può perfino sorprendere una città abituata troppo spesso a sopportare. Cannizzaro ha fatto una cosa semplice e, proprio per questo, rivoluzionaria: ha indicato una linea. Da una parte i cittadini perbene, quelli che pagano, differenziano, rispettano, sopportano e troppo spesso tacciono. Dall’altra gli incivili, i furbi, i professionisti dell’alibi, quelli che trattano le strade come pattumiere e poi magari si lamentano pure del Comune, della politica, del destino e del Sud. Il sindaco non ha nascosto i problemi. Ha detto, con onestà, che la raccolta dei rifiuti è ancora lacunosa, che il sistema va potenziato, che la macchina deve essere messa a regime. Ed è bene che lo abbia detto, perché il decisionismo senza consapevolezza diventa propaganda. Ma la consapevolezza senza decisione diventa resa. Cannizzaro, almeno in questa battaglia, ha scelto la terza via: guardare in faccia le carenze e, intanto, colpire chi devasta. È qui che si misura la caparbietà di un amministratore. Non nelle frasi solenni, non nelle fotografie di circostanza, non nei sorrisi da cerimonia. Si misura quando il sindaco entra nella materia sgradevole delle cose: rifiuti, sanzioni, controlli, denunce, arresti, responsabilità. La politica vera non profuma di salotto. A volte odora di cassonetto bruciato, di sacchi abbandonati, di periferie ferite. E proprio lì deve arrivare. “Tolleranza zero”, ha detto Cannizzaro. Espressione abusata, spesso gridata e raramente praticata. Ma in questo caso accompagnata da un primo bilancio concreto. Cento sanzioni in dieci giorni non sono una rivoluzione, ma sono un avviso. E gli avvisi, quando arrivano chiari, cambiano il clima. Per anni troppe amministrazioni hanno parlato agli incivili con il linguaggio dell’indulgenza: vi capiremo, vi aspetteremo, vi educheremo. Tutto giusto, fino a un certo punto. Ma una comunità non può essere ostaggio eterno di chi scambia la pazienza pubblica per debolezza. L’educazione civica è necessaria; la sanzione, quando serve, è sacrosanta. Reggio Calabria non ha bisogno di miracoli annunciati. Ha bisogno di continuità, controllo, pulizia, autorità, presenza. Ha bisogno di un’amministrazione che non si limiti a deplorare il degrado, ma lo insegua, lo fotografi, lo sanzioni, lo denunci. Ha bisogno di cittadini che smettano di considerare l’inciviltà altrui come un paesaggio inevitabile. La sfida di Cannizzaro comincia adesso. Perché dieci giorni possono accendere un segnale; solo mesi di fermezza possono cambiare un’abitudine. Il sinda
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