Reggio Calabria, la nuova giunta e il peso delle promesse
Il varo della nuova squadra di governo comunale attorno al sindaco Francesco Cannizzaro tra emozioni, dediche e il ritorno in aula dei consiglieri
Reggio Calabria, nasce la giunta Cannizzaro: ora la politica cede il passo alla responsabilità
Da Ripepi a Caridi, fino ai tecnici come Franchini e Fio: gli assessori rivendicano l'equilibrio tra mandato popolare e competenze. Finita la campagna elettorale, la sfida per la città riparte da manutenzioni, personale e welfare.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Alcuni giorni la politica smette, almeno per qualche ora, di essere soltanto polemica, calcolo, schieramento. Diventa volto, voce, emozione. Diventa responsabilità. A Reggio Calabria, nel giorno in cui la nuova squadra di governo comunale prende forma attorno al sindaco Francesco Cannizzaro, si respira esattamente questo: la soddisfazione di chi arriva a un traguardo, ma anche il timore di chi sa che da domani non basteranno più le parole.
Massimo Ripepi lo dice senza girarci intorno. Dopo cinque legislature, l’ingresso in giunta ha il sapore di un riconoscimento politico e personale. Ma, soprattutto, ha il peso di una stagione che lui considera decisiva. Essere assessore, spiega, non è mai una cosa uguale a se stessa: dipende dal sindaco, dalla visione, dall’autorevolezza di chi guida. E per Ripepi, Francesco Cannizzaro rappresenta oggi una possibilità rara per Reggio Calabria.
Lo ringrazia per la fiducia concessa a lui e al suo gruppo, Alternativa Popolare, rivendicando le battaglie fatte, la militanza e un percorso che non nasce all’improvviso. La giunta, secondo lui, è stata costruita con equilibrio: da una parte il primato della politica, che considera essenziale per la democrazia; dall’altra l’innesto di competenze tecniche nei settori più delicati. È una formula che, nelle sue parole, dovrebbe servire a cambiare davvero la città.
Ripepi parla di “rivoluzione”. Non come slogan, ma come necessità. Il suo movimento, Rivoluzione Reggio, ha aderito al progetto di Cannizzaro proprio perché ritiene che questo sia il tempo giusto per tentare ciò che per anni è sembrato difficile. Prima, dice, ha fatto opposizione con tutte le sue forze, anche attraverso la Commissione Controllo e Garanzia. Ora cambia tutto. Governare è un altro mestiere. Non basta denunciare ciò che non va: bisogna correggerlo.
C’è anche un passaggio umano, quasi privato. Ripepi dedica l’assessorato a Gilberto Perri, che definisce suo padre spirituale, uno dei padri fondatori della società di giustizia. Fu lui, racconta, a convincerlo vent’anni fa a tornare alla politica, dopo che Ripepi aveva deciso di non occuparsene più. La politica, gli diceva Perri, è un campo in cui i cristiani devono impegnarsi. Oggi Ripepi ripete quella lezione e allarga la dedica alla famiglia, alla moglie, ai figli, alla comunità, agli elettori di Alternativa Popolare, forza che rivendica di aver sfiorato il 5 per cento partendo da un nucleo di valori cristiani e radicati.
Nel suo ragionamento c’è spazio anche per Emiliano Imbalzano e Roberto Leo. Imbalzano entra in Consiglio comunale per surroga, dopo un risultato che Ripepi giudica straordinario: oltre mille voti, quasi a raggiungerlo. Roberto Leo, con più di 650 preferenze, viene indicato come un altro protagonista di una lista che, nelle intenzioni del gruppo, potrebbe ottenere un ulteriore rappresentante attraverso il ricorso. Ripepi si dice convinto che il ricorso sarà vinto, perché l’errore sarebbe stato individuato e la battaglia sarà portata avanti con chiarezza.
Emiliano Imbalzano, da parte sua, vive il ritorno in Consiglio come un’emozione grande. Ma non è l’emozione del ruolo in sé. È, dice, la possibilità di corrispondere all’affetto, all’attenzione, alla fiducia e alle preferenze ricevute. Vuole dare una risposta alla città, “anche nel piccolissimo”, con lo sguardo rivolto al servizio. Poi l’intervista si scioglie in un sorriso familiare: il saluto alla moglie Stefania, la battuta, la felicità semplice di chi torna in aula portando con sé anche la vita privata. La politica, qualche volta, è anche questo.
Nino Caridi arriva all’assessorato alle manutenzioni con il profilo di chi il territorio lo conosce. Il passaggio dall’opposizione al governo è netto, ma lui lo affronta con pragmatismo. Le manutenzioni, dice, sono un campo in cui in qualche modo lavorava già anche da consigliere di minoranza. Adesso dovrà farlo con più responsabilità, su tutta la città, e promette il massimo impegno. Ringrazia il partito, che ha creduto in lui, e Giuseppe Mattiani, che ha sostenuto il suo nome.
Caridi non nasconde l’emozione, ma insiste su una cosa: il lavoro non lo spaventa. È abituato a lavorare sodo e spera che il suo assessorato produca risultati concreti. Sarà il tempo, dice, a dire se il lavoro sarà apprezzato e se porterà frutti. È una frase semplice, ma forse per questo utile. Perché nelle manutenzioni, più che altrove, la politica si misura con le buche, le strade, i quartieri, i problemi quotidiani. E lì non bastano i comunicati.
Antonino Maiolino riceve una delega che, a prima vista, può sembrare meno vistosa, ma che lui definisce il cuore pulsante del Comune: personale, decentramento, circoscrizioni. Dopo anni di opposizione, anche per lui cambia il passo. Serve aplomb istituzionale, certo, ma soprattutto servono fatti. Maiolino ringrazia Cannizzaro per la chiamata e ammette di essere fortemente emozionato, proprio perché sente il peso della responsabilità.
Il personale, spiega, è la chiave di tutto. Se i dipendenti lavorano bene e sono gratificati, anche i servizi funzionano. È un punto essenziale, perché spesso i cittadini vedono il Comune soltanto attraverso lo sportello, l’ufficio, la pratica, il ritardo, la risposta che arriva o non arriva. Maiolino promette passione, entusiasmo e determinazione, con l’obiettivo di trasformare le idee in progetti seri.
C’è poi il suo ruolo politico. Uomo di fiducia di Cannizzaro dentro Forza Italia, coordinatore del partito, Maiolino sa di dover dare di più. Lo dice con chiarezza: quando Cannizzaro parla di mettersi in aspettativa e lavorare tutto il giorno, non scherza. Lui ne è consapevole. Mostra con orgoglio la spilletta di Forza Italia e richiama i valori del partito, che promette di non perdere mai di vista, lavorando con serenità, trasparenza e determinazione.
Giuseppe Mattiani guarda alla nomina di Nino Caridi con soddisfazione di partito e di percorso politico. Caridi, ricorda, è stato il candidato più votato a Reggio Calabria e ha dunque un mandato popolare forte. Per Mattiani, la scelta del sindaco era quasi naturale. Ma il suo giudizio si allarga all’intera giunta, che definisce composta da professionalità di altissimo valore e da competenze politiche capaci di costruire il giusto equilibrio per raggiungere obiettivi importanti.
A Mattiani viene posta anche la domanda su un possibile incarico regionale. Lui non chiude la porta, ma non finge entusiasmo di circostanza. Dice che ci sono interlocuzioni, che non muore dalla voglia di lasciare la città per andare a Catanzaro, ma che, se dovesse essere chiamato, sarà a disposizione della Regione Calabria. È una disponibilità politica, ma anche una dichiarazione di appartenenza: alla provincia di Reggio, alla Calabria, al proprio impegno pubblico.
Marco Franchini porta nella giunta un’altra storia. Viene dal settore aeroportuale, da un percorso costruito in quarant’anni. E proprio per questo non nasconde esitazioni. Non ci si improvvisa amministratori di una città, dice. Cambiare obiettivi in poco tempo è una sfida complessa. La sua preoccupazione nasce dal senso di responsabilità: Reggio ha bisogno di risposte immediate, ma non di risposte improvvisate.
Franchini racconta che Cannizzaro, che chiama affettuosamente Ciccio ma riconosce come sindaco e uomo delle istituzioni, lo ha coinvolto forse perché ha visto in lui l’amore per la città e per ciò che stava facendo. È questo, secondo Franchini, ad aver convinto il sindaco a chiamarlo nella squadra. Ma l’amore per una città, da solo, non basta. Servono metodo, competenza, attenzione.
Il suo esempio è l’aeroporto. Ricorda il tempo impiegato a rivedere un progetto che non lo convinceva e, soprattutto, la parte antisismica. Tre mesi dedicati a un tema che, in una città come Reggio Calabria, non può essere secondario. Da qui il principio che vuole portare nella sua esperienza amministrativa: niente scelte caotiche, niente interventi di facciata, niente superficialità. Le cose devono restare. Bisogna partire dalle fondamenta e costruire qualcosa di solido per la comunità.
Lucia Fio entra in giunta con una delega che riguarda materie delicate, spesso lontane dai riflettori: famiglia, diritti, persone, minori, fragilità. Sono campi nei quali le soluzioni raramente diventano titoli clamorosi, ma i problemi, quando non vengono affrontati, pesano sulla vita quotidiana dei cittadini. Lei avverte la responsabilità e riconosce nell’incarico ricevuto da Cannizzaro un attestato di stima importante.
La sua esperienza, dice, è da sempre legata alla tutela dei diritti della famiglia, delle persone e dei minori. Sono settori che sente propri. Alla città chiede sostegno, ma soprattutto chiede di rivolgersi a lei, di rappresentarle criticità che in parte già conosce. Promette ascolto. E individua una parola come guida del suo lavoro: inclusione.
Non un’inclusione limitata solo ai soggetti vulnerabili o emarginati, pur centrali nella sua azione. Lucia Fio parla di una cittadinanza intera da coinvolgere. Tutti devono sentirsi parte del nuovo progetto. Il disegno indicato da Cannizzaro, spiega, è cambiare la città e restituire ai cittadini l’orgoglio di appartenervi. Chi è rimasto, chi ha scelto Reggio, ora deve difenderla, renderla bella, accessibile, pronta ad accogliere i suoi abitanti e chi verrà a visitarla.
In queste interviste c’è un filo comune: il passaggio dalla campagna elettorale alla prova del governo. Le parole più ricorrenti sono responsabilità, lavoro, fiducia, città. Sono parole che in politica si usano spesso e si consumano in fretta. Ma Reggio Calabria, più che ascoltarle, adesso dovrà vederle tradotte in atti.
Cannizzaro ha costruito una giunta che i suoi assessori descrivono come un equilibrio tra politica e competenza. Gli eletti rivendicano il mandato popolare, i tecnici portano metodo, i partiti cercano spazio e riconoscimento, i consiglieri entranti promettono presenza. È il giorno delle emozioni, delle dediche, degli auguri, dei sorrisi. Ma sarà il tempo, come sempre, a fare il lavoro più duro: separare le promesse dalle opere.
Perché una città non si governa con l’entusiasmo soltanto. L’entusiasmo serve a partire. Poi servono pazienza, serietà, fatica, decisioni. E soprattutto serve una cosa che i cittadini chiedono da anni: risposte. Non risposte di facciata, non risposte caotiche, non risposte buone per una fotografia. Risposte che restino.
Da oggi, per la nuova giunta, comincia la parte più difficile. Quella in cui ogni parola detta dovrà trovare un posto nelle strade, negli uffici, nei quartieri, nei servizi, nelle famiglie, nei luoghi dove la politica smette di essere discorso e diventa vita quotidiana.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Reggio Calabria, la nuova giunta e il peso delle promesse Il varo della nuova squadra di governo comunale attorno al sindaco Francesco Cannizzaro tra emozioni, dediche e il ritorno in aula dei consiglieri Reggio Calabria, nasce la giunta Cannizzaro: ora la politica cede il passo alla responsabilità Da Ripepi a Caridi, fino ai tecnici come Franchini e Fio: gli assessori rivendicano l'equilibrio tra mandato popolare e competenze. Finita la campagna elettorale, la sfida per la città riparte da manutenzioni, personale e welfare. L'Editoriale di Luigi Palamara Alcuni giorni la politica smette, almeno per qualche ora, di essere soltanto polemica, calcolo, schieramento. Diventa volto, voce, emozione. Diventa responsabilità. A Reggio Calabria, nel giorno in cui la nuova squadra di governo comunale prende forma attorno al sindaco Francesco Cannizzaro, si respira esattamente questo: la soddisfazione di chi arriva a un traguardo, ma anche il timore di chi sa che da domani non basteranno più le parole. Massimo Ripepi lo dice senza girarci intorno. Dopo cinque legislature, l’ingresso in giunta ha il sapore di un riconoscimento politico e personale. Ma, soprattutto, ha il peso di una stagione che lui considera decisiva. Essere assessore, spiega, non è mai una cosa uguale a se stessa: dipende dal sindaco, dalla visione, dall’autorevolezza di chi guida. E per Ripepi, Francesco Cannizzaro rappresenta oggi una possibilità rara per Reggio Calabria. Lo ringrazia per la fiducia concessa a lui e al suo gruppo, Alternativa Popolare, rivendicando le battaglie fatte, la militanza e un percorso che non nasce all’improvviso. La giunta, secondo lui, è stata costruita con equilibrio: da una parte il primato della politica, che considera essenziale per la democrazia; dall’altra l’innesto di competenze tecniche nei settori più delicati. È una formula che, nelle sue parole, dovrebbe servire a cambiare davvero la città. Ripepi parla di “rivoluzione”. Non come slogan, ma come necessità. Il suo movimento, Rivoluzione Reggio, ha aderito al progetto di Cannizzaro proprio perché ritiene che questo sia il tempo giusto per tentare ciò che per anni è sembrato difficile. Prima, dice, ha fatto opposizione con tutte le sue forze, anche attraverso la Commissione Controllo e Garanzia. Ora cambia tutto. Governare è un altro mestiere. Non basta denunciare ciò che non va: bisogna correggerlo. C’è anche un passaggio umano, quasi privato. Ripepi dedica l’assessorato a Gilberto Perri, che definisce suo padre spirituale, uno dei padri fondatori della società di giustizia. Fu lui, racconta, a convincerlo vent’anni fa a tornare alla politica, dopo che Ripepi aveva deciso di non occuparsene più. La politica, gli diceva Perri, è un campo in cui i cristiani devono impegnarsi. Oggi Ripepi ripete quella lezione e allarga la dedica alla famiglia, alla moglie, ai figli, alla comunità, agli elettori di Alternativa Popolare, forza che rivendica di aver sfiorato il 5 per cento partendo da un nucleo di valori cristiani e radicati. Nel suo ragionamento c’è spazio anche per Emiliano Imbalzano e Roberto Leo. Imbalzano entra in Consiglio comunale per surroga, dopo un risultato che Ripepi giudica straordinario: oltre mille voti, quasi a raggiungerlo. Roberto Leo, con più di 650 preferenze, viene indicato come un altro protagonista di una lista che, nelle intenzioni del gruppo, potrebbe ottenere un ulteriore rappresentante attraverso il ricorso. Ripepi si dice convinto che il ricorso sarà vinto, perché l’errore sarebbe stato individuato e la battaglia sarà portata avanti con chiarezza. Emiliano Imbalzano, da parte sua, vive il ritorno in Consiglio come un’emozione grande. Ma non è l’emozione del ruolo in sé. È, dice, la possibilità di corrispondere all’affetto, all’attenzione, alla fiducia e alle preferenze ricevute. Vuole dare una risposta alla città, “anche nel piccolissimo”, con lo sguardo rivolto al servizio. Poi l’intervista si scioglie in un sorriso familiare: il saluto alla
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