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Reggio Calabria. Piazza pulita, finalmente. Ma il vero scandalo è ciò che c’era prima

Reggio Calabria. Piazza pulita, finalmente. Ma il vero scandalo è ciò che c’era prima

Duecentoventisei sanzionati, quattro denunce, due veicoli sequestrati e un arresto nel primo mese dell’operazione contro l’abbandono dei rifiuti. Il Comune promette controlli, pulizia e un nuovo piano di raccolta. Bene. Ma una città civile non dovrebbe aver bisogno di una guerra per ottenere la normalità.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


C’è una frase, nella dichiarazione del sindaco, che vale più di tutti i numeri messi insieme. Una frase pronunciata quasi di passaggio, eppure pesante come un atto d’accusa:

«Ci sono strade e quartieri che non erano mai stati puliti».

Mai.

Non poco. Non male. Non abbastanza. Mai.

In alcuni luoghi, racconta il primo cittadino, non era stato effettuato neppure lo sfalcio dell’erba. Come se intere porzioni di Reggio Calabria non appartenessero davvero alla città. Come se chi vi abita dovesse rassegnarsi a vivere fra sterpaglie, rifiuti e incuria, pagando le tasse in cambio dell’abbandono.

E allora ben venga l’operazione “Piazza Pulita”.

Dopo un mese il bilancio parla chiaro: 226 trasgressori individuati e sanzionati, quattro persone denunciate alla Procura della Repubblica per il conferimento illecito di rifiuti speciali, due autoveicoli sequestrati e un arresto.

Numeri importanti. Ma soprattutto numeri necessari.

Perché l’inciviltà non è un concetto astratto. Ha un volto, una targa, un sacchetto lanciato dal finestrino, un materasso abbandonato sul ciglio della strada. Ha la forma di chi considera lo spazio pubblico una terra di nessuno e pretende poi di indignarsi perché la città è sporca.

Il trasgressore abituale possiede spesso una morale assai comoda. Vuole strade pulite, purché siano gli altri a mantenerle tali. Invoca un Comune efficiente mentre scarica i propri rifiuti dove capita. Protesta contro il degrado dopo avervi contribuito con metodo e puntualità.

È il cittadino che reclama diritti e dimentica i doveri.

Contro costui non bastano gli appelli alla sensibilità. Le campagne educative sono utili, ma non si può trascorrere la vita a spiegare a un adulto che un frigorifero non va lasciato accanto a un cassonetto e che i rifiuti speciali non si fanno sparire dietro una curva.

A un certo punto interviene la legge.

E la legge, quando è credibile, non deve minacciare: deve colpire.

Per questo il lavoro degli agenti della Polizia locale e degli operatori impegnati nell’operazione merita riconoscenza. Non quella cerimoniosa delle fotografie e delle pacche sulle spalle, ma quella concreta di un’amministrazione che assicuri mezzi, personale, continuità e protezione a chi svolge controlli difficili e spesso ingrati.

Perché sorprendere chi abbandona rifiuti non significa soltanto compilare un verbale. Significa affrontare persone che si sentono autorizzate a fare ciò che vogliono. Individuare veicoli. Verificare materiali. Ricostruire responsabilità. Resistere alle proteste, alle giustificazioni e magari alle intimidazioni.

È un lavoro immane, come riconosce lo stesso sindaco. Ma è anche il lavoro senza il quale ogni promessa di decoro resta una frase stampata su un manifesto.

Parallelamente prosegue il programma “Obiettivo Decoro”, con interventi nelle strade e nei quartieri trascurati per anni. E qui l’operazione assume un significato politico ancora più profondo.

Pulire una strada periferica non è semplice manutenzione.

È dire agli abitanti di quella strada: voi esistete.

Sfalciare l’erba in un quartiere dimenticato non è un favore concesso dal potere. È restituire dignità a cittadini che non possono essere ricordati soltanto durante le campagne elettorali. Una città non si misura dalla bellezza delle sue piazze principali, ma dalla condizione del suo angolo più lontano.

Il centro lucidato per le occasioni ufficiali e la periferia lasciata marcire non formano una città. Formano una gerarchia sociale disegnata sull’asfalto.

Per questo la promessa di una Reggio più decorosa deve essere accolta con favore, ma anche con severa attenzione. Le operazioni straordinarie producono titoli. La continuità produce risultati.

Ed è sulla continuità che si giudicherà l’amministrazione.

Il sindaco annuncia anche un nuovo piano della raccolta, con numerose novità, e sostiene che negli anni passati non sia mai stato applicato pienamente il capitolato previsto dal contratto.

Anche questa è un’affermazione grave.

Se un contratto pubblico stabilisce prestazioni precise, quelle prestazioni devono essere eseguite. Non interpretate, rinviate o dimenticate in qualche cassetto. Un capitolato non è letteratura d’evasione. È un impegno pagato dai cittadini.

Quando un servizio non viene svolto come previsto, qualcuno ne sopporta le conseguenze. Di solito sono sempre gli stessi: le famiglie che pagano la tassa sui rifiuti, i commercianti costretti a lavorare accanto ai cumuli, gli anziani che attraversano marciapiedi invasi dalle erbacce, i bambini che crescono pensando che il degrado sia il paesaggio naturale della propria città.

Non lo è.

Il degrado non è destino. È il risultato di comportamenti individuali, omissioni amministrative, servizi insufficienti e abitudini tollerate troppo a lungo.

Ma attenzione: sarebbe troppo comodo scaricare ogni colpa sulla politica. Reggio non potrà diventare pulita soltanto perché il Comune manda più operatori sulle strade.

Nessuna amministrazione, nemmeno la più efficiente, può vincere se una parte della popolazione continua a comportarsi come se il territorio fosse una discarica gratuita.

Le telecamere possono individuare i colpevoli. Le pattuglie possono sanzionarli. Gli addetti possono rimuovere i rifiuti. Ma dietro ogni sacchetto raccolto ce n’è un altro pronto a essere abbandonato, finché non cambia il rapporto fra il cittadino e la cosa pubblica.

La città appartiene a tutti. Proprio per questo non è proprietà privata di nessuno.

Non è il cortile nel quale ciascuno può lasciare ciò che non desidera più. Non è un’entità astratta chiamata “Comune”, buona soltanto per ricevere insulti. È la strada davanti a casa, il marciapiede percorso ogni mattina, il quartiere nel quale crescono i figli.

Chi sporca Reggio non danneggia il sindaco.

Danneggia Reggio.

E quindi sé stesso.

L’operazione “Piazza Pulita” deve proseguire senza esitazioni, senza zone franche e senza riguardi per nomi, amicizie o appartenenze. Le sanzioni devono essere certe. I controlli costanti. I risultati pubblicati con trasparenza.

Ma accanto alla repressione deve esserci un servizio di raccolta finalmente efficiente, comprensibile e accessibile. Non si può chiedere disciplina ai cittadini e offrire confusione. Non si può pretendere puntualità nel conferimento e tollerare ritardi nel ritiro. Il patto funziona soltanto quando entrambe le parti rispettano le regole.

Il Comune faccia dunque il proprio dovere.

I cittadini facciano il loro.

Sembra una formula banale. In Italia, invece, rischia di apparire rivoluzionaria.

“Adesso Reggio più pulita”, conclude il sindaco.

È un buon proposito. Ma non deve restare uno slogan.

Una città pulita non nasce in un mese e non si costruisce con un video del sabato mattina. Nasce quando l’eccezione diventa metodo, quando il controllo non si interrompe dopo l’entusiasmo iniziale, quando la periferia riceve la stessa attenzione del centro e quando chi sporca sa che verrà individuato e punito.

Nasce soprattutto quando nessuno considera più normale ciò che normale non è mai stato.

Duecentoventisei sanzioni sono un risultato.

Ma sono anche duecentoventisei prove del problema.

La vera vittoria arriverà il giorno in cui i numeri cominceranno a diminuire. Non perché saranno diminuiti i controlli, ma perché sarà cresciuto il senso civico.

Fino ad allora, si continui.

Senza proclami inutili. Senza indulgenza. Senza interruzioni.

Perché pulire Reggio non significa soltanto rimuovere i rifiuti dalle strade.

Significa togliere dalla città l’idea, ben più sporca, che tutto sia consentito e che nessuno debba mai risponderne.

Reggio Calabria, 25 luglio 2026

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

@luigi.palamara

Reggio Calabria. Piazza pulita, finalmente. Ma il vero scandalo è ciò che c’era prima. Duecentoventisei sanzionati, quattro denunce, due veicoli sequestrati e un arresto nel primo mese dell’operazione contro l’abbandono dei rifiuti. Il Comune promette controlli, pulizia e un nuovo piano di raccolta. Bene. Ma una città civile non dovrebbe aver bisogno di una guerra per ottenere la normalità. L'Editoriale di Luigi Palamara C’è una frase, nella dichiarazione del sindaco, che vale più di tutti i numeri messi insieme. Una frase pronunciata quasi di passaggio, eppure pesante come un atto d’accusa: «Ci sono strade e quartieri che non erano mai stati puliti». Mai. Non poco. Non male. Non abbastanza. Mai. In alcuni luoghi, racconta il primo cittadino, non era stato effettuato neppure lo sfalcio dell’erba. Come se intere porzioni di Reggio Calabria non appartenessero davvero alla città. Come se chi vi abita dovesse rassegnarsi a vivere fra sterpaglie, rifiuti e incuria, pagando le tasse in cambio dell’abbandono. E allora ben venga l’operazione “Piazza Pulita”. Dopo un mese il bilancio parla chiaro: 226 trasgressori individuati e sanzionati, quattro persone denunciate alla Procura della Repubblica per il conferimento illecito di rifiuti speciali, due autoveicoli sequestrati e un arresto. Numeri importanti. Ma soprattutto numeri necessari. Perché l’inciviltà non è un concetto astratto. Ha un volto, una targa, un sacchetto lanciato dal finestrino, un materasso abbandonato sul ciglio della strada. Ha la forma di chi considera lo spazio pubblico una terra di nessuno e pretende poi di indignarsi perché la città è sporca. Il trasgressore abituale possiede spesso una morale assai comoda. Vuole strade pulite, purché siano gli altri a mantenerle tali. Invoca un Comune efficiente mentre scarica i propri rifiuti dove capita. Protesta contro il degrado dopo avervi contribuito con metodo e puntualità. È il cittadino che reclama diritti e dimentica i doveri. Contro costui non bastano gli appelli alla sensibilità. Le campagne educative sono utili, ma non si può trascorrere la vita a spiegare a un adulto che un frigorifero non va lasciato accanto a un cassonetto e che i rifiuti speciali non si fanno sparire dietro una curva. A un certo punto interviene la legge. E la legge, quando è credibile, non deve minacciare: deve colpire. Per questo il lavoro degli agenti della Polizia locale e degli operatori impegnati nell’operazione merita riconoscenza. Non quella cerimoniosa delle fotografie e delle pacche sulle spalle, ma quella concreta di un’amministrazione che assicuri mezzi, personale, continuità e protezione a chi svolge controlli difficili e spesso ingrati. Perché sorprendere chi abbandona rifiuti non significa soltanto compilare un verbale. Significa affrontare persone che si sentono autorizzate a fare ciò che vogliono. Individuare veicoli. Verificare materiali. Ricostruire responsabilità. Resistere alle proteste, alle giustificazioni e magari alle intimidazioni. È un lavoro immane, come riconosce lo stesso sindaco. Ma è anche il lavoro senza il quale ogni promessa di decoro resta una frase stampata su un manifesto. Parallelamente prosegue il programma “Obiettivo Decoro”, con interventi nelle strade e nei quartieri trascurati per anni. E qui l’operazione assume un significato politico ancora più profondo. Pulire una strada periferica non è semplice manutenzione. È dire agli abitanti di quella strada: voi esistete. Sfalciare l’erba in un quartiere dimenticato non è un favore concesso dal potere. È restituire dignità a cittadini che non possono essere ricordati soltanto durante le campagne elettorali. Una città non si misura dalla bellezza delle sue piazze principali, ma dalla condizione del suo angolo più lontano. Il centro lucidato per le occasioni ufficiali e la periferia lasciata marcire non formano una città. Formano una gerarchia sociale disegnata sull’asfalto. Editoriale completo su CartaStraccia.News

♬ audio originale - Luigi Palamara

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