Caro Scanzi, anche il dolore ha una misura
Caro Scanzi,
il dolore merita rispetto. Sempre. E proprio per questo, qualche volta, merita anche silenzio.
Nessuno può contestarti l’affetto per Alessandro Di Battista. Nessuno ha titolo per misurare un’amicizia, giudicare una lacrima o sindacare l’angoscia di chi teme per una persona cara. Su questo non c’è polemica possibile: c’è soltanto umanità.
Ma è precisamente qui che comincia il problema.
Perché essere amico di Alessandro Di Battista non ti consegna una patente speciale. Essere una firma del Fatto Quotidiano non ti attribuisce il monopolio della verità. E conoscere da vicino una vicenda non trasforma un giornalista nel farmacista dell’informazione, autorizzato a stabilire la posologia delle notizie: questa si può dire, questa no; questa testata è autorizzata, quell’altra è ignorante; questo commento è umano, quello merita la damnatio memoriae.
La privacy, caro Scanzi, o vale per tutti oppure diventa una parola usata a intermittenza.
Non si può invocare il riserbo e, nello stesso lungo intervento, spiegare dove si trova Di Battista, chi lo assiste, quali medici sono presenti, quali esponenti politici si sono mossi, quali interlocuzioni istituzionali sono avvenute, quale sarebbe il suo stato d’animo, cosa legge, come reagisce e perfino quale scelta morale farebbe davanti all’ipotesi estrema di un volo di Stato.
Questo non è necessariamente violare la privacy, se sono informazioni autorizzate. Ma allora bisogna almeno riconoscere una cosa elementare: non si può contemporaneamente aprire la porta e rimproverare agli altri di guardare dentro.
E soprattutto non puoi decidere tu chi abbia diritto di parlare di Alessandro Di Battista.
Il fatto che il Fatto Quotidiano conosca bene la vicenda non significa che soltanto il Fatto Quotidiano possa raccontarla. Sarebbe una concezione piuttosto singolare del giornalismo: una specie di diritto feudale sull’informazione, con tanto di confini, dogane e lasciapassare.
“Leggete solo noi perché siamo gli unici che sappiamo tutto” non è una dichiarazione giornalistica. È una dichiarazione proprietaria.
E le persone, per fortuna, non appartengono ai giornali.
Poi ci sono gli insulti.
Qui il dolore non basta più come attenuante.
Scrivere che alcune persone “meriterebbero la pena capitale”, che dovrebbero perdere il diritto di voto, che sono “meri consumatori di ossigeno” e che rappresentano “il peggio del peggio del genere umano” non difende Alessandro Di Battista. Abbassa soltanto il livello della discussione fino allo stesso fango che si pretende di denunciare.
Chi insulta una persona malata compie una bassezza. Chi gode della sofferenza altrui manifesta una miseria morale che non merita indulgenza.
Ma proprio per questo chi pretende di difendere la civiltà dovrebbe usare parole civili.
La pietà non si insegna minacciando il patibolo.
L’empatia non si difende togliendo idealmente agli altri il diritto di voto.
E il decoro non si reclama definendo esseri umani “consumatori di ossigeno”.
Altrimenti accade il più antico dei paradossi: nel combattere gli odiatori si finisce per adottarne il linguaggio.
Quanto alle televisioni, ai titoli sbagliati, alle battute infelici, alle definizioni improprie: criticare è legittimo. Correggere è persino doveroso. Se un telegiornale racconta male un fatto, va contestato. Se una conduttrice pronuncia una frase indecente credendo di essere fuori onda, va giudicata per quella frase.
Ma non occorre trasformare ogni errore in una guerra santa.
Perché qui non stiamo parlando di una contesa tra redazioni.
Stiamo parlando di un uomo.
Ed è forse proprio questa la contraddizione più evidente del tuo intervento: chiedi a tutti di fermarsi, di non spettacolarizzare, di non indulgere nel pettegolezzo, di avere discrezione. Poi costruisci attorno alla vicenda un lunghissimo processo pubblico, distribuendo assoluzioni, condanne, attestati di umanità, patenti di giornalismo e certificati di indegnità.
Troppo.
Semplicemente troppo.
Sul resto, invece, nessuna polemica.
È bello che istituzioni politicamente lontane da Di Battista si siano interessate alla sua situazione. È giusto ringraziare Meloni, Tajani, Crosetto, Giorgetti, Conte e chiunque abbia concretamente aiutato. La malattia non ha partito, il dolore non porta tessere in tasca e davanti alla fragilità umana le appartenenze dovrebbero finalmente diventare ciò che sono: secondarie.
Ed è altrettanto sacrosanto difendere Alessandro Di Battista dagli sciacalli.
Ma difenderlo non significa appropriarsene.
L'amicizia non concede diritti editoriali esclusivi.
La vicinanza non attribuisce infallibilità.
E una redazione, anche quando possiede informazioni migliori delle altre, resta una redazione: non diventa il Ministero della Verità.
Per questo, caro Scanzi, fermo restando il tuo dolore, fermo restando l’affetto evidente e fermo restando il diritto sacrosanto di Alessandro e della sua famiglia alla riservatezza, quel post potevi evitarlo.
O almeno potevi fermarti molto prima.
Potevi scrivere semplicemente:
“Alessandro sta affrontando una battaglia difficile. Rispettiamo la sua privacy. Gli voglio bene.”
Sarebbe bastato.
Forse sarebbe stato persino più forte.
Perché esistono momenti nei quali una parola in meno non è reticenza.
È rispetto.
E qualche volta il silenzio non significa sapere meno degli altri.
Significa soltanto avere capito di più.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
Di seguito il post di Andrea Scanzi.
Visto che sto leggendo di tutto, e visto che sono due giorni che piango e mi sento sotto un treno, voglio mettere qualche puntino sulle “i” attorno alla vicenda relativa ad Alessandro.
Ovviamente scriverò solo e soltanto cose che sono già state pubblicate sul Fatto Quotidiano e, in questo senso, se volete sapere di più su Alessandro, leggete solo e soltanto Il Fatto, perché ovviamente siamo i soli a sapere tutto e raccontare il vero, conoscendo come nessuno da dentro la vicenda.
1) Non siate pettegoli e finitela di chiedere dettagli su come stia Alessandro. Esiste una cosa che si chiama privacy e tutti noi scriviamo solo e soltanto quello che Alessandro e la sua famiglia vogliono che venga scritto. Abbiate, una volta tanto, rispetto per un ragazzo che sta combattendo una battaglia importante e che tantissimi tra voi adorano e seguono con affetto. Come diceva Cesare Pavese, “non fate troppi pettegolezzi”.
2) È insopportabile vedere tutta questa babele di messaggi di gente che scrive frettolosamente robe tipo: “Daje Alessandro”, “ti voglio bene fratello”, e poi due secondi dopo - sulle stesse pagine - parla di sciocchezze qualsiasi come nulla fosse. Come fa certa gente a non andare mai in profondità e “scrollare” continuamente come un automa ebete? Come fate ad essere così freddi? Una volta tanto andate in profondità, portate rispetto e state vicini a un ragazzo meraviglioso.
3) Tutti quelli che stanno insultando (o peggio) Alessandro, per come la vedo io, meriterebbero con agio la pena capitale. E non sono ironico. Per vostra fortuna, però, io non conto niente. Dovrebbero contare molto di più lo Stato e le leggi. In questo senso, tutti coloro che stanno scrivendo determinate cose su Alessandro, meritano il massimo della pena. Condanne esemplari. E meriterebbero pure di non votare, tanto sono persone che non servono a nulla. Sanno solo odiare, rosicare e spargere bile. Non sono dotate di alcuna forma di pietà, empatia e decoro. Meri consumatori di ossigeno. Il peggio del peggio del peggio del genere umano. Rumenta di terza fascia. Spero che Alessandro e la sua famiglia vi tolgano tutto (cioè poco) quello che avete.
4) Vorrei fare i complimenti al TG di La7, che pure è per distacco uno dei telegiornali migliori d’Italia, per avere in un caso definito Di Battista “Vannacci di sinistra” e, in un altro, per avere sostenuto che Alessandro fosse a Cuba per scrivere per alcuni giornali in merito agli Epstein Files. Nel primo caso, agli zelanti scudieri di Mentana e Tortora (Gaia eh!) vorrei ricordare che Alessandro non c’entra un ca**o con Vannacci e che non è neanche di sinistra. Quindi è una definizione da ignoranti sesquipedali. Nel secondo caso, vorrei ricordare a lor signori, che pure amano sempre dare lezioni di giornalismo non si sa da quale razza di pulpito elevato, che Alessandro è a Cuba non per scrivere “per alcuni giornali”, ma per firmare reportage per Il Fatto Quotidiano e TVLoft. E che non è a Cuba “per parlare degli Epstein Files”, tema del suo nuovo spettacolo, ma per documentare la politica vergognosa di Trump che, con il suo embargo, sta portando allo stremo il popolo cubano. Tutte cose che ieri Alessandro ha raccontato anche al ministro degli Esteri italiano.
4 bis) Grandi applausi anche per quel genio biondo di Rete 4 che, dopo aver parlato distrattamente di Di Battista, ha lanciato un servizio e poi, convinta di non essere in onda, ha detto malamente alla regia una roba tipo: “Beh, dai, non potete mandarmi la musica a tutto volume mentre sto parlando di Di Battista mezzo morto!”. Che tatto, che eleganza, che alto senso deontologico della professione giornalistica. Complimenti!
5) Esprimo tutto il mio ringraziamento, e non c’è nulla di ironico nelle mie parole, nei confronti di Meloni, Tajani, Crosetto, Giorgetti e tutte quelle persone che si stanno adoperando affinché Alessandro sia curato nel migliore dei modi e senta l’affetto del suo Paese. Non ho mai pensato che Meloni fosse una cattiva persona, come non ho mai pensato che tutti quelli della maggioranza lo fossero e, in questi casi, emerge infatti il lato umano di chi ce l’ha (e di chi non ce l’ha). La vicinanza delle persone che ho citato, in questo momento, è molto importante per Alessandro e quindi li ringrazio anch’io. Chi non capisce che in certi momenti si debbano mettere alle spalle le frizioni, non è un essere umano. Se un giorno (spero mai) Meloni si sentisse male, sarei il primo ad adoperarmi perché ricevesse tutto l’affetto e il migliore aiuto sanitario del mondo. Come sta facendo ora Meloni per Ale.
6) Le polemiche sull’eventuale “volo di Stato” sono di una deficienza assoluta. Intanto, allo stato attuale, Alessandro non può viaggiare. Poi, in secondo luogo, Alessandro riceverà lo stesso identico trattamento che riceverebbe qualsiasi altro connazionale. Nessuna corsia preferenziale, tema ovviamente sollevato solo dai cretini mononeuronali (vedasi punto 3 di questo post). Terzo: conosco sufficientemente bene Ale da sapere che, se fosse costretto a scegliere tra un volo di Stato per salvarsi la vita e la coerenza assoluta, sceglierebbe la seconda strada. È un ragazzo sognatore, coerente, dannatamente testardo e meravigliosamente utopico, che non mette mai nulla davanti ai propri ideali e alla propria coscienza. Neanche la sua vita. Quindi la sola idea di parlare di “volo di Stato” applicata ad Alessandro Di Battista è una delle più grandi stronzate mai apparse sulla faccia della Terra.
7) Come raccontato dal Fatto Quotidiano (ribadisco che non sto scrivendo nè mai scriverò nulla che non sia già uscito sul Fatto, proprio per proteggere la privacy di Alessandro), a Cuba c’è ora anche un medico italiano del Gemelli di Roma. C’è Sahra, ci sono alcuni suoi amici storici. Medici italiani e medici cubani stanno operando per curare al meglio Alessandro. La presenza di personale e strumentazione sanitaria italiana derivano dalla vicinanza e dal supporto - a tutti gli effetti - tanto del Fatto Quotidiano quanto del Movimento 5 Stelle, e in particolare dall’intervento personale di Giuseppe Conte. Ringrazio anche qui Conte e la comunità dei 5 Stelle per non lasciare solo Alessandro, così come ringrazio una volta di più la splendida famiglia del Fatto, di cui per fortuna faccio parte.
Sono già andato abbastanza lungo, non sono minimamente “sereno” su questo tema, sono rotto dentro ed è il caso che mi fermi qui. Ale è lucido, ci/vi legge e non molla. Non molla mai. Prima, però, voglio scrivere anche qui la cosa più importante: Ti voglio bene. Sei un amico, sei un fratello e ti voglio un bene dell’anima. C’è bisogno di te come il pane. Non fare cazzate.
Stategli tutti vicino. Con rispetto, con discrezione, con tutto il vostro cuore. Ale lo merita. È un combattente. È un ragazzo d’oro. È un fiore prezioso.
Ti aspetto, ti aspettiamo amico mio.
Andrea Scanzi 31 agosto 2026
1 Commenti
La risposta è perfetta ma credo sia umano, trascinati dal dolore , perdere il controllo delle emozioni e delle parole. Ho lavorato in ospedale per 40 anni e tutte , o quasi tutte, le volte che un paziente era in gravi condizioni ho assistito a recriminazioni violente nei confronti dei sanitari da parte dei familiari. È difficile dimostrare vicinanza ai sofferenti con misura e tutti sbagliamo perché siamo umani e sbagliamo sia quando cediamo alla tentazione del commento ipertrofico sia quando pretendiamo di insegnare la pietà "minacciando il patibolo" 🌹
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