Futuro Nazionale in Calabria: il paradosso di un movimento che predica il domani ma replica i metodi di ieri
Le contraddizioni della nuova forza politica tra vecchi vizi e proclami di cambiamento
Dalle polemiche con Scopelliti ai volti noti del centrodestra arruolati e poi delegittimati: il neo coordinatore Furgiuele e i limiti di una narrazione che fatica a dimostrarsi davvero nuova.
Futuro Nazionale e l’antico vizio del nuovo
L'Editoriale di Luigi Palamara
Troviamo qualcosa di profondamente italiano, e forse ancor più profondamente calabrese, nel modo in cui certe formazioni politiche si presentano come nuove mentre percorrono sentieri assai conosciuti.
Futuro Nazionale, a Reggio Calabria, sembra aver cercato interlocutori un po’ ovunque. Prima Giuseppe Scopelliti, poi l’ex senatore Antonio Caridi, infine Domenico Giannetta, fino a pochi giorni fa capogruppo di Forza Italia. E chissà chi altri.
Nulla di scandaloso, naturalmente. La politica vive anche di incontri, di passaggi, di convergenze e di riposizionamenti. Ciò che desta qualche perplessità è semmai la pretesa di raccontare tutto questo come se si trattasse di una cesura radicale con il passato.
Perché il passato, a ben vedere, continua a bussare alla porta.
E qualche volta viene persino invitato a entrare.
Domenico Furgiuele, neo coordinatore regionale di Futuro Nazionale, ha provato a ridimensionare alcune ricostruzioni relative ai rapporti con Giuseppe Scopelliti. Ma il punto politico non sta soltanto nelle smentite. Sta soprattutto nel tono con cui si tenta di liquidare figure che, piaccia o meno, hanno avuto un peso rilevante nella storia recente della Calabria.
Su Scopelliti si possono esprimere giudizi severi, persino durissimi. La sua vicenda pubblica appartiene da tempo alla cronaca, alla storia, alla politica e al giudizio dei cittadini. Ma negarne la centralità nella stagione politica calabrese degli ultimi decenni significherebbe confondere l’avversione personale con l’analisi storica.
È stato sindaco di Reggio Calabria, presidente della Regione, leader di un sistema di consenso che per anni ha inciso profondamente sugli equilibri del centrodestra calabrese.
Tutto questo non scompare per decreto.
E non scompare, soprattutto, perché qualcuno oggi ha interesse a raccontarlo come irrilevante.
La politica, del resto, possiede una memoria più lunga di quanto i suoi protagonisti amino credere.
Ed è proprio la memoria a rendere più evidente una contraddizione: molte delle persone oggi bersaglio delle parole di Furgiuele erano, fino a non molto tempo fa, interlocutori, alleati o compagni di percorso.
Tilde Minasi. Giuseppe De Biasi. E altri ancora.
È il consueto paradosso delle separazioni politiche: finché si cammina insieme, ci si riconoscono virtù, meriti e affidabilità; appena le strade si dividono, tutto ciò che ieri appariva una qualità diventa improvvisamente un difetto.
Una dinamica antica.
Talmente antica da mal conciliarsi con chi pretende di rappresentare il nuovo.
Ed è forse questo il vero problema di Futuro Nazionale in Calabria. Non tanto il diritto, del tutto legittimo, di costruire una nuova esperienza politica, quanto la difficoltà di spiegare in cosa consista davvero la novità.
Se il metodo resta quello del reclutamento tra classi dirigenti già esistenti, se il linguaggio continua a essere quello della delegittimazione dell’avversario e se il dissenso viene trasformato rapidamente in disprezzo, il rischio è che il futuro annunciato nel nome finisca per assomigliare molto al passato.
Roberto Vannacci ha certamente portato nella politica italiana un linguaggio identitario, diretto, spesso volutamente divisivo. È una scelta precisa, che può piacere o non piacere.
Ma tra la rottura degli schemi e l’illusione di essere sempre all’anno zero esiste una differenza sostanziale.
La politica non comincia quando arriviamo noi.
E la storia degli altri non termina quando smettono di esserci utili.
Furgiuele farebbe bene a ricordarlo.
Perché un coordinatore regionale può certamente criticare, prendere le distanze, indicare una strada diversa. Ma quando la critica diventa sistematica svalutazione di chiunque non faccia più parte del proprio campo, la questione smette di riguardare gli avversari e comincia a riguardare chi quella critica pronuncia.
Alla fine, agli elettori interessa relativamente sapere chi abbia ragione in una disputa tra dirigenti.
La domanda che conta è molto più semplice.
Che cosa rappresenta davvero Futuro Nazionale in Calabria?
Se vuole essere il nuovo, dovrà dimostrarlo nei comportamenti prima ancora che negli slogan.
Perché in politica il futuro non basta scriverlo su un simbolo.
Bisogna avere la pazienza, e soprattutto lo stile, per meritarselo. E soprattutto sudore, fatica, sacrificio e ... consenso. Voti.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
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