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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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Il cielo non ci deve nulla

Il cielo non ci deve nulla

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Ci emozioniamo per un’eclissi.

Ci prepariamo, alziamo gli occhi, cerchiamo il punto migliore da cui guardarla. Per qualche minuto dimentichiamo il telefono, l’ufficio, le scadenze, perfino noi stessi. Milioni di persone, sparse per il mondo, fanno contemporaneamente la stessa cosa: guardano il cielo.

Ed è già un piccolo miracolo.

L’eclissi ci appare straordinaria perché è rara, perché interrompe l’abitudine, perché mette in scena davanti ai nostri occhi qualcosa che sappiamo di non poter comandare. Il Sole, la Luna, la Terra se ne infischiano delle nostre riunioni, delle nostre ambizioni e delle nostre miserie. Continuano il loro viaggio. E noi, per una volta, abbiamo l’intelligenza di fermarci a guardare.

Eppure lo spettacolo va in scena ogni giorno.

Ogni alba è irripetibile. Ogni tramonto è un’opera che nasce, brucia nel cielo e scompare senza chiedere applausi. Nessuno compra il biglietto. Nessuno possiede la prima fila. Non esistono posti riservati, privilegi, raccomandazioni.

La bellezza autentica ha questa insolenza: è gratuita.

È di tutti.

Del ricco e del povero, dell’uomo importante e di quello che nessuno saluta, di chi attraversa il mondo e di chi lo guarda dalla finestra di casa.

Forse è proprio questo che un’eclissi riesce a ricordarci. Non soltanto che l’universo è immenso, ma che noi, occupatissimi a considerarci il centro di ogni cosa, rischiamo di attraversarlo senza accorgercene.

Passiamo le giornate nell’ufficio, nel lavoro, nelle rivalità. Ci consumiamo nell’invidia, nella cattiveria, nella competizione per conquistare qualche centimetro di terreno che presto qualcun altro occuperà. Ci offendiamo per una parola, combattiamo per una poltrona, custodiamo rancori come fossero patrimoni.

Poi il cielo si oscura per qualche minuto.

E milioni di esseri umani alzano insieme la testa.

In quell’istante non siamo dirigenti, impiegati, vincitori o sconfitti. Non siamo quelli che possiedono e quelli che desiderano possedere. Siamo semplicemente uomini davanti a qualcosa di immensamente più grande di noi.

Forse ne usciamo un poco più ricchi.

Non perché abbiamo visto un fenomeno raro, ma perché abbiamo ricordato di saperci ancora meravigliare.

E sarebbe un peccato aspettare la prossima eclissi per farlo di nuovo.

Domani mattina sorgerà il sole. Domani sera tramonterà. Lo farà senza annunci, senza clamore, senza dirette televisive. Sarà lì, come sempre, a offrirci gratuitamente uno spettacolo che nessun artista potrebbe replicare.

Basterebbe guardarlo.

Il mondo che ti circonda non appartiene soltanto agli altri. L’universo non è una fotografia su un libro, né uno spettacolo riservato a pochi fortunati.

È anche tuo.

Alza gli occhi.

E, almeno ogni tanto, sii felice.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

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