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L’amore ai tempi del tasto Canc

L’amore ai tempi del tasto Canc

di Luigi Palamara 

Alcune storie d’amore, a guardar bene, d’amore hanno avuto ben poco. Forse un po’ di attrazione, qualche abitudine, una discreta dose di vanità e, soprattutto, una connessione internet stabile.

Perché oggi non basta amare. Bisogna documentare.

Fotografia al ristorante.
Fotografia al mare.
Fotografia della mano nella mano.
Video con tramonto.
Frase mielosa, possibilmente attribuita a qualche poeta che non l’ha mai scritta.
Cuoricino.
Hashtag.
Anniversario.
“Sei la mia vita”.
“Per sempre”.

Il “per sempre”, naturalmente, dura fino al prossimo aggiornamento sentimentale.

Poi un giorno accade il miracolo digitale: sparisce tutto.

Foto cancellate. Video evaporati. Dediche rimosse. Tag estirpati con la precisione chirurgica di chi sta bonificando un’area contaminata.

Puff.

Tre anni d’amore? Mai esistiti.

Cinque vacanze insieme? Allucinazione collettiva.

Natali, compleanni, cenette, tramonti, promesse, baci, “non potrei vivere senza di te”?

Errore 404.

E uno, povero spettatore involontario di questa telenovela social, resta persino disorientato. Perché fino a ieri aveva visto Tizio innamorato perdutamente di Caia. Prima ancora di Sempronia. Domani, presumibilmente, di qualcun’altra.

E ogni volta con la stessa liturgia.

Stesso tramonto.
Stesso cuore rosso.
Stesso “mai provato niente del genere”.

Viene quasi il sospetto che il problema non sia l’amore, ma la memoria.

O forse il pubblico.

Perché la vita, purtroppo per noi, non possiede il tasto Canc.

La vita è un diario scritto a penna. Puoi voltare pagina, puoi perfino strapparne una, ma il segno rimane. E se quel diario hai deciso di leggerlo ad alta voce in piazza per anni, non puoi poi stupirti se qualcuno ricorda il capitolo precedente.

È questo il dettaglio curioso della nostra epoca: si pretende la massima pubblicità durante l’innamoramento e la più rigorosa amnesia dopo la separazione.

Prima: “Guardate quanto siamo felici!”

Dopo: “Fatevi gli affari vostri.”

Magnifico.

Una concezione della privacy davvero innovativa: pubblica quando conviene, privata quando imbarazza.

E allora avanti.

Nuovo amore, nuove fotografie, nuova colonna sonora, nuove frasi sull’anima gemella.

Alla riscossa.

Bandiera rossa trionferà, purché venga bene nel reel.

Non so se ridere o fare finta di niente. Probabilmente ridere costa meno fatica.

Resta però una domanda, forse antiquata, certamente poco instagrammabile: e se provassimo semplicemente ad amarci?

Senza pubblico.
Senza telecronaca.
Senza dover dimostrare ogni mattina al prossimo quanto siamo felici.

Perché la felicità autentica ha uno strano difetto: spesso è silenziosa.

Non domanda applausi. Non pretende testimoni. Non misura l’amore in “mi piace”.

Si vive.

E quando finisce, perché qualche volta finisce, non occorre riscrivere la storia come facevano certi regimi con le fotografie ufficiali.

È accaduto.

Era la nostra vita.

Bene o male, ci appartiene.

Ma ormai anche i sentimenti sembrano diventati prodotti stagionali: si lanciano, si promuovono, si espongono in vetrina e, terminata la campagna, si ritirano dal mercato.

Poi arriva il nuovo modello.

Più bello.
Più definitivo.
Più “per sempre” del precedente.

Naturalmente fino al prossimo aggiornamento.

Ooopps. Che fatica, l’amore moderno.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

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