Bilancio comunale all'unanimità: tra risanamento rivendicato e crediti da riscuotere
Reggio Calabria, approvato all’unanimità il rendiconto 2025. Maggioranza e opposizione si accordano sui numeri ma si dividono sui meriti e sulle responsabilità future.
Approvato il rendiconto di gestione 2025. La precedente amministrazione celebra il risanamento dei conti, la nuova maggioranza vota per senso di responsabilità ma punta il dito contro il milionario fondo crediti di dubbia esigibilità e la scarsa liquidità disponibile.
Il bilancio, la memoria e i conti che restano
L'Editoriale di Luigi Palamara
Un bilancio comunale è un libro nel quale tutti cercano una frase favorevole.
Chi ha governato vi cerca la prova di avere amministrato bene. Chi ha appena vinto le elezioni cerca gli errori lasciati dagli altri. I tecnici controllano che i numeri tornino. I cittadini, più modestamente, vorrebbero sapere quando verrà riparata la strada davanti a casa.
A Reggio Calabria il rendiconto della gestione 2025 è stato approvato all’unanimità. È accaduto dopo una lunga relazione del dirigente finanziario Franco Consiglio e un dibattito nel quale maggioranza e opposizione hanno riconosciuto gli stessi numeri, ma li hanno usati per raccontare storie diverse.
La politica è anche questo: mettersi d’accordo sul risultato di un’addizione e litigare su chi abbia portato i numeri.
Il risanamento rivendicato.
Il consigliere Domenico Battaglia ha aperto il confronto rivendicando il lavoro compiuto negli anni precedenti per rimettere ordine nei conti del Comune.
Ha ricordato il patto sottoscritto con lo Stato, le interlocuzioni con il Ministero dell’Interno e la Presidenza del Consiglio, i vincoli da rispettare e il percorso seguito per ridurre il disavanzo.
Il rendiconto, secondo Domenico Battaglia, non è una semplice successione di cifre. È la prova del lavoro svolto per restituire stabilità finanziaria al Comune. Il bilancio, ha osservato, è la spina dorsale dell’amministrazione: senza di esso non si finanziano servizi, opere o politiche pubbliche.
Ha richiamato anche le alienazioni immobiliari: l’ex scuola Mazzini, il Miramare e le aree destinate al nuovo Grande ospedale metropolitano. Vendite necessarie per rispettare gli impegni assunti con il Governo e contribuire al risanamento.
È stata inoltre ricordata la questione del disavanzo, la cui origine non sarebbe attribuibile soltanto alle decisioni politiche locali, ma anche alle modifiche della contabilità pubblica e alle sentenze della Corte costituzionale. Se le nuove norme consentiranno di eliminare dal risultato di amministrazione una parte delle anticipazioni di liquidità, il disavanzo potrebbe ridursi in modo consistente.
Battaglia ha parlato anche dei rapporti finanziari con la Regione, del settore idrico e della depurazione, sostenendo che in alcuni momenti il Comune avrebbe anticipato risorse per garantire servizi e stipendi in attesa dei trasferimenti regionali.
Infine ha sollevato il problema dei contenziosi legati al cosiddetto Decreto Reggio. In alcuni giudizi, il Comune si troverebbe a rispondere per somme che avrebbero dovuto essere sostenute dal Ministero. Definire le risorse ancora disponibili eviterebbe nuove soccombenze e offrirebbe un’altra boccata d’ossigeno ai conti.
Il voto favorevole dell’opposizione uscente è stato presentato come una certificazione del lavoro compiuto. Il rendiconto non sarebbe stato approvato prima per consegnare alla nuova amministrazione una fotografia completa e trasparente della situazione.
Una fotografia, si sa, può essere nitida. Resta da stabilire chi abbia scelto l’inquadratura.
I numeri letti dall’altra parte.
La consigliera Luisa Curatola ha guardato la stessa fotografia e vi ha trovato ombre diverse.
Ha ricordato anzitutto che il rendiconto avrebbe dovuto essere approvato entro il 30 aprile. Sarebbe stato corretto, secondo lei, che a presentarlo alla città fosse stata l’amministrazione che aveva prodotto quei risultati.
Ha riconosciuto il dato positivo iniziale del risultato di amministrazione, vicino ai 699 milioni di euro. Ma ha ricordato che, dopo gli accantonamenti e i vincoli previsti dalla legge, la parte disponibile diventa negativa per circa 172 milioni.
Ha richiamato i trasferimenti ricevuti e non ancora utilizzati, per circa 48 milioni, il Fondo di garanzia per i debiti commerciali, vicino ai 13 milioni, e soprattutto il Fondo crediti di dubbia esigibilità.
Quest’ultimo è il grande elefante nella stanza del bilancio.
Significa che il Comune vanta moltissimi crediti, ma non è certo di riuscire a incassarli. Tributi, multe, canoni e altre entrate restano iscritti nei conti, mentre il denaro vero non arriva in cassa.
Luisa Curatola ha chiamato in causa anche la società partecipata incaricata della riscossione e la sua governance. Se in tanti anni i risultati sono rimasti insufficienti, ha sostenuto, la responsabilità non può essere attribuita soltanto ai contribuenti. Gli uffici comunali avrebbero dovuto esercitare con maggiore efficacia il controllo analogo sulle proprie società.
Ha poi chiesto chiarimenti sulla parifica dei conti degli agenti contabili, segnalata anche dai revisori. Dalla risposta è emerso il problema del conto giudiziale di Sorical, non ancora trasmesso per difficoltà definite tecniche e informatiche, nonostante il versamento di una parte degli incassi della depurazione.
Quando un’amministrazione non riceve un documento, la colpa è quasi sempre del computer. Il computer, finora, non ha mai chiesto il diritto di replica.
I governi, gli aiuti e il passato.
Il consigliere Carmelo Versace ha spostato l’attenzione sui contributi ottenuti dallo Stato.
Ha ricordato i circa 149 milioni arrivati nel 2020 e i 135 milioni collegati al patto sottoscritto nel 2022. Secondo lui, la nuova amministrazione può oggi lavorare anche grazie alle decisioni assunte dai governi nazionali di quella stagione.
Ha insistito su un punto: il disavanzo del vecchio piano di riequilibrio è stato ripianato. La questione, ha detto in sostanza, deve considerarsi chiusa. Quello che resta ha una natura diversa, legata soprattutto alle anticipazioni di liquidità e alle successive modifiche normative.
Carmelo Versace ha inoltre rivendicato il fatto che il Comune non utilizzi più fondi vincolati per sostenere la cassa corrente e non ricorra alle anticipazioni di tesoreria. È un risultato importante perché evita interessi aggiuntivi e dimostra una maggiore solidità nella gestione quotidiana.
Ha richiamato anche i crediti nei confronti di Sorical, sostenendo che le relative responsabilità non possano essere attribuite alle amministrazioni comunali o metropolitane, poiché la società appartiene alla sfera regionale.
Il suo intervento ha avuto un obiettivo politico evidente: impedire che la nuova maggioranza presenti il rendiconto come il punto zero della storia.
In politica il punto zero non esiste. Esiste sempre qualcuno che rivendica di avere costruito la pista e qualcun altro che denuncia di averla trovata piena di buche.
Le criticità ereditate.
Il consigliere Nicola Falduto, presidente della commissione competente, ha riconosciuto gli aspetti positivi, ma ha elencato le criticità che la nuova amministrazione ritiene di avere ricevuto.
I residui attivi supererebbero gli 800 milioni di euro. Il Fondo crediti di dubbia esigibilità ne copre oltre 550. Il Fondo rischi per il contenzioso supera i 26 milioni. La parte disponibile del risultato di amministrazione resta negativa per 172 milioni.
Sono cifre che rappresentano denaro immobilizzato. Risorse che non possono essere utilizzate per servizi o investimenti perché devono garantire il Comune contro crediti incerti, cause giudiziarie e altri rischi.
Nicola Falduto Zera ha chiesto che il Fondo pluriennale vincolato venga monitorato con attenzione, affinché le somme registrate nel bilancio si trasformino realmente in opere e servizi.
Ha indicato alcune priorità: migliorare la riscossione, ridurre il contenzioso, aggiornare le banche dati, correggere gli accertamenti errati e rendere più semplice il rapporto tra Comune, cittadini e imprese.
Ha promesso che la commissione controllerà residui, tributi, investimenti e regolamenti con spirito costruttivo.
Il principio enunciato è condivisibile: un Comune efficiente non è quello che invia più avvisi di pagamento, ma quello che riesce a riscuotere il dovuto con equità, precisione e tempestività.
Il cittadino che ha già pagato non dovrebbe ricevere una nuova cartella. Quello che non ha mai pagato non dovrebbe essere premiato per la propria costanza.
Il bilancio come testimonianza politica.
Carmelo Romeo ha difeso il percorso della precedente amministrazione.
Ha definito il rendiconto la testimonianza concreta del risanamento realizzato negli ultimi anni e ha ringraziato Franco Consiglio e gli uffici finanziari per avere impedito alla politica di spendere più di quanto fosse possibile.
Anche Romeo ha sottolineato che il disavanzo del piano di riequilibrio è stato ripianato e che quello ancora presente nel bilancio ha origini diverse.
Ha ricordato il rispetto degli obiettivi previsti dall’accordo con lo Stato, la cassa vicina ai 113 milioni, l’aumento delle entrate tributarie e la fine del ricorso alle anticipazioni di tesoreria.
Ha tuttavia riconosciuto che sulla riscossione si deve fare di più. Tutti devono pagare i tributi, perché ogni costo del Comune ricade, alla fine, sui cittadini che rispettano le regole.
La sua critica alla nuova maggioranza ha riguardato il metodo. Il rendiconto sarebbe arrivato in aula senza una preventiva seduta della commissione competente, nonostante le commissioni fossero state già costituite. Per Romeo, questa mancata richiesta di approfondimenti dimostrerebbe che anche la maggioranza considera positivamente il lavoro compiuto.
Ha quindi sostenuto che, con questo consuntivo, si chiude una fase politica. Dal bilancio successivo, i risultati saranno attribuibili interamente alla nuova amministrazione.
È il normale passaggio di consegne della politica: fino a oggi il merito è nostro; da domani la responsabilità è vostra.
La domanda sul debito.
Daniele Romeo ha annunciato il voto favorevole di Reggio Futura, pur ricordando che il documento avrebbe dovuto essere approvato dalla precedente amministrazione.
Ha motivato il voto con la necessità di non bloccare la macchina comunale. La nuova maggioranza, ha detto, vuole lavorare e non può consentire che un ritardo nell’approvazione impedisca l’attività amministrativa.
Ha però chiesto chiarimenti sulla storia del disavanzo: dalle somme certificate durante l’amministrazione Arena, al valore lasciato dalla Commissione straordinaria, fino ai contributi statali e al nuovo patto per Reggio.
La domanda di fondo è stata semplice: se erano già arrivati finanziamenti molto consistenti, perché è stato necessario sottoscrivere un altro accordo che impone nuovi obblighi al Comune?
Ha inoltre chiesto quale sia oggi la capacità di indebitamento dell’ente e se sia possibile contrarre nuovi mutui.
La risposta tecnica ha ricordato che il Comune può teoricamente indebitarsi, ma deve rispettare il patto con il Governo, la tendenza alla riduzione del debito e i vincoli derivanti dai mutui già esistenti.
Il debito pubblico ha una particolarità: quando viene contratto serve a finanziare il presente; quando viene restituito appartiene sempre al futuro.
Una macchina d’epoca.
Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere Giuseppe Marino, che ha attribuito un valore politico all’unanimità annunciata.
Per la prima volta, ha osservato, maggioranza e opposizione avrebbero potuto approvare insieme un documento di bilancio. Ciò potrebbe chiudere una fase di contrapposizione molto dura e aprire una stagione più istituzionale.
Marino ha usato la metafora di una macchina d’epoca: bella, con il pieno di benzina e le ruote gonfie, consegnata alla nuova amministrazione.
Una macchina d’epoca può avere grande valore. Ma richiede manutenzione, prudenza e un guidatore che sappia distinguere il freno dall’acceleratore.
La precedente amministrazione, nella metafora, consegna un mezzo funzionante. La nuova dovrà dimostrare di saperlo guidare. E l’opposizione controllerà che non venga mandato contro un muro.
Il ritardo e le responsabilità.
Il consigliere Marco Parisi ha risposto alle osservazioni sulla mancata convocazione della commissione.
Non vi sarebbe stato il tempo necessario per organizzare l’approfondimento, così come la precedente amministrazione non avrebbe trovato il tempo per approvare il proprio rendiconto entro la scadenza.
Marco Parisi ha contestato l’idea che l’unanimità equivalga a una piena assoluzione politica del passato. Il voto favorevole, secondo la nuova maggioranza, serve a garantire la continuità amministrativa e non cancella le responsabilità di chi ha governato.
Ha distinto inoltre il valore tecnico del dirigente finanziario dal merito politico della precedente amministrazione. Il fatto che tutti riconoscano la competenza di Franco Consiglio non significa che tutte le decisioni politiche assunte in passato fossero corrette.
È una distinzione importante.
Un buon medico può curare un paziente che ha condotto una vita disordinata. Il risultato non dimostra che il paziente avesse sempre ragione; dimostra che il medico ha lavorato bene.
Il voto favorevole e la coerenza.
Il consigliere Francesco Catalano, pur non avendo fatto parte della precedente amministrazione, ha annunciato il proprio voto favorevole.
Ha apprezzato la diminuzione del disavanzo e gli elementi positivi del rendiconto, scegliendo di allinearsi agli altri consiglieri di opposizione.
Il suo intervento ha però superato i confini del bilancio e si è spostato sul terreno della coerenza politica e del garantismo.
Catalano ha richiamato precedenti richieste di dimissioni rivolte, in passato, a esponenti politici coinvolti in vicende giudiziarie, facendo riferimento alla vicenda giudiziaria che in queste ultime ore ha coinvolto l'Assessore Domenica Catalfamo. Ha osservato che la coerenza è una merce rara e ha invitato la nuova amministrazione a praticarla.
Il bilancio, a quel punto, ha lasciato per qualche minuto il posto alla giustizia.
Accade spesso nelle assemblee politiche. Si comincia con i residui attivi e si finisce con gli avvisi di garanzia. È il modo italiano di ricordare che i conti non sono mai soltanto economici.
La conclusione del sindaco.
Francesco Cannizzaro ha preso la parola alla fine, riconoscendo il clima positivo della seduta e il valore dell’approvazione unanime.
Ha ringraziato Franco Consiglio e ha confermato la fiducia dell’amministrazione nel dirigente finanziario. Il riconoscimento, ha precisato, non sarebbe un merito personale del sindaco, ma una scelta dell’intera maggioranza.
Cannizzaro ha ammesso che il rendiconto può essere considerato, in termini generali, un buon bilancio. Ha però distinto il merito tecnico degli uffici dalle responsabilità politiche di chi ha governato.
Ha contestato alla precedente amministrazione di non avere approvato il documento nei tempi previsti e ha ricordato che la nuova maggioranza ha dovuto farlo mentre cercava, contemporaneamente, di assicurare i servizi e affrontare le emergenze della città.
Il sindaco ha detto di non voler guardare indietro. Subito dopo ha ricordato ciò che, a suo giudizio, nel passato non è stato fatto. Non è una contraddizione insolita: la politica guarda al futuro servendosi spesso dello specchietto retrovisore.
La cassa che non si può usare.
Il dato sul quale Cannizzaro ha insistito maggiormente è quello della liquidità.
Il Comune dispone di circa 113 milioni di euro, ma quasi il 90 per cento è vincolato. Le risorse effettivamente disponibili sarebbero vicine ai 16 milioni, forse meno.
Una cassa consistente, dunque, ma scarsamente utilizzabile.
Il sindaco ha collegato questa situazione alla debole capacità di riscossione. Ha accusato la precedente amministrazione di avere fatto “zero” in questo settore e ha chiesto all’opposizione di collaborare per recuperare i crediti vantati dal Comune.
L’accusa è stata dura. Il problema, però, è reale.
Un ente può iscrivere centinaia di milioni di crediti. Se non li incassa, quei numeri non pagano gli stipendi, non asfaltano le strade e non raccolgono i rifiuti.
La nuova amministrazione dovrà quindi dimostrare di saper fare ciò che rimprovera agli altri di non avere fatto. Cannizzaro stesso ha riconosciuto che il risultato non è garantito.
È una prudenza apprezzabile. Le promesse più affidabili sono quelle che conservano qualche dubbio.
La griglia di partenza.
Secondo il sindaco, l’approvazione unanime crea una responsabilità comune.
Maggioranza e opposizione partirebbero dalla stessa griglia. Da quel momento, la nuova amministrazione si assume il compito di realizzare il proprio programma, mentre l’opposizione dovrà ricordare le condizioni iniziali quando, tra sei mesi o un anno, contesterà i risultati.
L’argomento è politicamente abile, ma non deve diventare un alibi.
Votare il rendiconto significa accettare la correttezza contabile del documento e garantire la continuità del Comune. Non significa condividere tutte le scelte compiute nel passato né rinunciare a giudicare quelle future.
La griglia è comune soltanto per pochi secondi. Dopo la partenza, chi guida risponde della direzione presa.
Cannizzaro ha promesso che non userà il passato per sottrarsi alle proprie responsabilità. È una promessa da conservare, perché nei Comuni italiani l’eredità ricevuta è spesso l’ultima risorsa disponibile quando finiscono le altre spiegazioni.
Stabilità e servizi.
Il sindaco ha indicato come obiettivo una nuova stagione politica e istituzionale.
La città, ha detto, ha un potenziale straordinario. Agli imprenditori, ai commercianti, agli operatori turistici e ai cittadini interessano soprattutto serenità, tranquillità, servizi essenziali e una prospettiva di futuro.
È vero.
Il cittadino raramente domanda a quale coalizione appartenga una buca. Vuole sapere quando sarà chiusa. Non gli interessa il colore politico del cassonetto, purché venga svuotato.
La serenità, però, non coincide con l’assenza di critica. Nasce dalla chiarezza delle decisioni, dal rispetto delle regole e dalla capacità di dare risposte.
Una città tranquilla non è quella nella quale tutti tacciono. È quella nella quale le istituzioni funzionano anche quando discutono.
La parentesi giudiziaria.
Cannizzaro ha replicato direttamente a Catalano sulla questione del garantismo e ha difeso l’assessore Mimma Catalfamo.
Ha sostenuto che un’indagine non può essere trasformata in una condanna politica e che chiedere le dimissioni di una persona prima di una sentenza definitiva è sbagliato, anche quando a farlo sono esponenti della propria parte.
Ha ricordato casi nei quali amministratori coinvolti in procedimenti giudiziari sono stati successivamente assolti.
Il principio è corretto: un avviso di garanzia non è una sentenza e una contestazione non cancella la presunzione d’innocenza.
Il sindaco ha però rimproverato a Catalano di avere portato comunque la vicenda in aula, seppure in modo elegante, favorendone così l’utilizzazione politica.
Ha definito assurda la contestazione riguardante Catalfamo, collegata a una decisione amministrativa assunta all’interno di un organismo collegiale, e ha invitato il Consiglio a trattare queste materie con delicatezza.
La delicatezza è necessaria. Ma il garantismo ha valore soltanto quando è universale.
Deve valere per l’amico, per l’avversario e per chi, in passato, non lo ha praticato. Altrimenti non è una cultura giuridica. È un servizio di protezione politica.
Un voto, molte verità.
Alla fine tutti hanno votato a favore.
La precedente amministrazione vi ha visto il riconoscimento del proprio risanamento. La nuova maggioranza vi ha visto un atto di responsabilità necessario per non bloccare il Comune. Il dirigente finanziario ha ottenuto un riconoscimento trasversale. Il sindaco ha parlato di una partenza comune.
Tutti hanno avuto una parte di ragione.
Il disavanzo è diminuito. Il vecchio piano di riequilibrio è stato ripianato. La cassa è consistente. Il Comune non ricorre più alle anticipazioni di tesoreria. Alcuni indicatori sono migliorati.
Ma restano centinaia di milioni di crediti da riscuotere, un Fondo crediti di dubbia esigibilità enorme, contenziosi pesanti, risorse vincolate, investimenti da completare e un disavanzo ancora rilevante.
Il rendiconto non racconta un Comune guarito. Racconta un Comune che ha superato alcune emergenze e deve ancora affrontare molte delle loro conseguenze.
L’opposizione ha il diritto di rivendicare ciò che ha fatto. La maggioranza ha il dovere di correggere ciò che non ha funzionato. Entrambe hanno l’obbligo di non trasformare ogni dato in propaganda.
Perché il bilancio appartiene al Comune, ma i soldi appartengono ai cittadini.
E alla fine, quando le discussioni saranno finite, i cittadini non domanderanno chi abbia vinto il dibattito.
Domanderanno se le tasse vengono riscosse in modo giusto, se i debiti diminuiscono, se i fondi diventano opere, se le strade vengono riparate e se i servizi funzionano.
Sono domande semplici.
Proprio per questo, sono le più difficili da eludere.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno
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