Vinitaly and the City sbarca a Reggio Calabria: l'occasione per trasformare una vetrina d'eccellenza in lavoro, sviluppo concreto e futuro per i giovani
Il vino, Reggio e una Calabria che prova a raccontarsi
Il vino, la terra e le promesse
Oltre i discorsi e i brindisi sul Lungomare Falcomatà, la vera sfida della manifestazione è costruire un'economia solida che vada oltre la bella vetrina e il folclore.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Il vino ha una virtù che la politica non sempre possiede: alla fine bisogna assaggiarlo.
Le parole possono essere belle, i programmi ambiziosi, le inaugurazioni affollate. Ma davanti a un bicchiere arriva sempre il momento della verità.
Vinitaly and the City è arrivato per la prima volta a Reggio Calabria, dopo tre edizioni a Sibari. Sul Lungomare Falcomatà e nelle sale del Museo Archeologico Nazionale ci sono produttori, esperti, cuochi, amministratori, musicisti. Ci sono i calici e ci sono i discorsi.
La speranza è che, quando saranno finiti gli uni e svuotati gli altri, rimanga qualcosa.
La Calabria ha una lunga consuetudine con le occasioni perdute. È una terra alla quale la natura ha dato molto e la storia, qualche volta, ha restituito poco. Ha il mare, le montagne, campagne generose, paesi antichi e una cucina che non ha avuto bisogno degli uffici marketing per sopravvivere nei secoli.
Ha anche il vino.
Per molto tempo lo abbiamo considerato quasi una faccenda domestica. Una bottiglia da portare a tavola, una cantina di famiglia, un prodotto da raccontare agli amici. Oggi non basta più.
Il vino è diventato economia, turismo, esportazione, immagine. È un modo con il quale un territorio presenta il proprio biglietto da visita al mondo.
E la Calabria, qualche volta, ha avuto buoni prodotti ma pessimi biglietti da visita.
Il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha detto che Sibari ha funzionato e che a Reggio Calabria potrà funzionare ancora di più.
Ce lo auguriamo.
Non per fare un favore al presidente della Regione, ma ai produttori.
Perché dietro una bottiglia non c’è soltanto un’etichetta. C’è qualcuno che si alza presto, guarda il cielo sperando che faccia quello che deve fare, investe denaro, aspetta anni, combatte contro i costi, la burocrazia e qualche volta anche contro la rassegnazione.
Di queste persone si parla meno che dei convegni. Ma sono loro il convegno più importante.
Le cinque aree dedicate alle province calabresi raccontano una regione che non è uguale da un capo all’altro. Cosenza non è Crotone. Reggio non è Vibo Valentia. Cambiano le terre, i vitigni, il clima, le tradizioni.
Ed è una fortuna.
Abbiamo trascorso molti anni a cercare di vendere la Calabria come se fosse una sola fotografia: il mare azzurro, il peperoncino, qualche paese arroccato e, quando serve, un tramonto.
È una bella fotografia.
Ma con le fotografie non si pagano gli stipendi.
Occorre trasformare quello che abbiamo in lavoro. È una parola meno poetica di “eccellenza”, ma forse più utile.
L’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo ha ricordato che Vinitaly è un marchio conosciuto nel mondo e che metterlo insieme alla Calabria rappresenta una grande opportunità.
È vero.
Ma i marchi importanti possono accendere un riflettore. Non possono recitare al posto nostro.
Quando il riflettore si accende bisogna avere qualcosa da mostrare.
Una buona bottiglia, prima di tutto. Poi un’azienda capace di venderla, una strada che consenta di raggiungere la cantina, un albergo dove far dormire il visitatore, un ristorante che sappia raccontare quel vino e magari un ragazzo che conosca abbastanza bene l’inglese da spiegare a uno straniero perché quel grappolo cresce proprio lì.
Lo sviluppo è fatto anche di cose poco solenni.
Forse soprattutto di quelle.
A Reggio ci saranno masterclass, cooking show, incontri sull’agricoltura, sull’innovazione, sulla formazione e sul lavoro. Ci sarà la musica. Rai Radio2 trasmetterà dal Lungomare. Sul palco saliranno artisti e domenica sera Serena Brancale.
Arriverà anche la ministra del Lavoro Marina Calderone per parlare di giovani e innovazione.
Il tema dei giovani, in Calabria, ha qualcosa di particolare.
Di loro si parla moltissimo.
Poi partono.
Partono per studiare, per lavorare, qualche volta semplicemente per provare. Milano, Bologna, Roma, Torino. Sempre più spesso anche l’estero.
Le famiglie li accompagnano alla stazione o all’aeroporto con quella frase che conosciamo tutti: «L’importante è che tu stia bene».
È una frase piena d’amore e anche un poco di sconfitta.
Naturalmente Vinitaly non fermerà l’emigrazione dei giovani calabresi. Sarebbe ridicolo pensarlo.
Una manifestazione dura due giorni.
Un posto di lavoro deve possibilmente durare qualche anno.
Ma iniziative come questa possono avere un senso se aiutano a costruire una economia che non viva soltanto di contributi, stagioni turistiche e promesse.
Agricoltura di qualità, vino, ristorazione e turismo possono creare lavoro. Non tutto il lavoro necessario, certo. Ma lavoro vero.
A una condizione: che smettiamo di considerarli folclore.
Una vigna è poesia soltanto per chi la guarda da lontano. Per chi la coltiva è fatica, rischio e conti da pagare.
Forse dovremmo ricordarcelo quando usiamo con tanta facilità parole come “territorio”, “tradizione” ed “eccellenza”.
Sono parole che hanno avuto molto successo.
Qualche volta più dei territori ai quali erano dedicate.
Reggio Calabria offre a Vinitaly uno scenario difficile da battere. Il Lungomare, lo Stretto, la Sicilia davanti. Poco distante ci sono i Bronzi di Riace, due signori arrivati dal passato che da molti anni fanno la loro parte per il turismo cittadino.
Non possiamo chiedere anche a loro di occuparsi dello sviluppo economico.
Quello spetta a noi.
Perciò il bilancio della manifestazione non andrebbe fatto contando soltanto le presenze.
Bisognerebbe tornare tra qualche mese.
Chiedere a un produttore: hai venduto qualche bottiglia in più?
A un ristoratore: sono arrivati nuovi clienti?
A un giovane: hai trovato una possibilità per restare?
A un imprenditore: hai conosciuto qualcuno con cui fare affari?
Se molte risposte saranno positive, Vinitaly and the City avrà funzionato davvero.
Altrimenti avremo trascorso due belle serate sul Lungomare.
Che non è poco.
Ma non è abbastanza.
La Calabria non ha bisogno di convincere il mondo di essere bella. Chiunque abbia visto lo Stretto in una sera d’estate lo sa già.
Deve convincerlo che sa fare bene le cose.
Produrle.
Raccontarle.
Venderle.
E deve convincere prima di tutto i propri ragazzi che qui non esiste soltanto un passato del quale essere orgogliosi, ma anche un futuro per il quale valga la pena restare.
Alla fine, forse, Vinitaly serve proprio a questo.
Si alza un bicchiere.
Si brinda alla Calabria. Si brinda alla Reggio Calabria l'8 e il 9 agosto 2026
Poi bisogna vedere cosa succede quando il bicchiere torna sul tavolo.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara 🍷 VINITALY AND THE CITY SBARCA A REGGIO CALABRIA! Taglio del nastro al MArRC – Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria per la prima edizione di Vinitaly and the City. A dare ufficialmente il via all’evento, Francesco Cannizzaro, il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e l’assessore regionale Gianluca Gallo. 🥂 Vino, territorio, cultura e promozione delle eccellenze calabresi protagonisti nel cuore di Reggio Calabria. 📍 Reggio Calabria 📅 8 agosto 2026 #VinitalyAndTheCity #ReggioCalabria #Calabria #Vinitaly #MArRC ♬ originalljud - Aeriva
@luigi.palamara 🍷 VINITALY AND THE CITY SBARCA A REGGIO CALABRIA! Taglio del nastro al MArRC – Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria per la prima edizione di Vinitaly and the City. A dare ufficialmente il via all’evento, Francesco Cannizzaro, il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e l’assessore regionale Gianluca Gallo. 🥂 Vino, territorio, cultura e promozione delle eccellenze calabresi protagonisti nel cuore di Reggio Calabria. 📍 Reggio Calabria 📅 8 agosto 2026 #VinitalyAndTheCity #ReggioCalabria #Calabria #Vinitaly #MArRC ♬ son original - Just Married Band
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