A Lazzaro Frank Benedetto chiama Reggio Calabria alla partecipazione: «Invertire la rotta partendo da sanità e giovani»
Dall’incontro del 10 settembre emerge una campagna elettorale che vuole riportare al centro sanità pubblica, fuga dei giovani, autonomia differenziata e partecipazione. Mario Oliverio: «Frank può segnare un’inversione di tendenza».
L'Editoriale di Luigi Palamara
LAZZARO, 10 settembre 2026 – Più che un comizio tradizionale, quello andato in scena a Lazzaro è sembrato, a tratti, un lungo confronto sul presente e soprattutto sul futuro di Reggio Calabria.
Al centro dell’incontro, Frank Benedetto, candidato alle elezioni suppletive della Camera dei deputati nel collegio di Reggio Calabria, chiamato alle urne il 27 e 28 settembre. Accanto a lui, tra gli altri, l’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, che ha voluto affidare alla piazza un messaggio politico molto netto.
Per Oliverio, Reggio Calabria dovrà far prevalere ancora una volta «la sua identità», quella di un popolo orgoglioso capace, nei passaggi decisivi della propria storia, di rialzare la testa. Da qui il sostegno dichiarato a Benedetto, indicato come l’uomo che potrebbe rappresentare non soltanto il collegio elettorale, ma anche, nelle parole dell’ex governatore, l’inizio di una «inversione di tendenza».
Un’espressione, questa, che finisce per diventare la chiave dell’intera serata.
Il ricordo del Centro Cuore.
Uno dei momenti più significativi dell’intervento di Benedetto è stato quello dedicato all’esperienza del Centro Cuore di Reggio Calabria e al rapporto maturato negli anni con Mario Oliverio.
Il candidato ha ricordato il primo sopralluogo nei locali della Cardiochirurgia, allora ancora chiusi, e il lungo percorso necessario per rendere operativa una struttura complessa: verifiche tecniche, collaudi, aggiornamento delle apparecchiature, formazione e assunzione del personale, simulazioni e rapporti con centri di eccellenza nazionali.
Benedetto ha voluto riconoscere pubblicamente a Oliverio il merito di avergli concesso fiducia e autonomia operativa.
Il racconto assume così un significato che va oltre la memoria personale. Diventa una precisa idea di amministrazione: affidare responsabilità a chi possiede competenze, fissare obiettivi e lasciare che siano capacità, regole e risultati a guidare le scelte.
È proprio su questo terreno che Benedetto sembra voler costruire una parte consistente della propria proposta politica.
I giovani e una Calabria che continua a perdere energie.
Ma è parlando dei giovani che il discorso cambia registro.
Rivolgendosi direttamente a una ragazza presente all’incontro, Benedetto ha ricordato che le nuove generazioni non rappresentano soltanto il futuro, ma sono già il presente della Calabria.
Ed è da qui che nasce una delle domande più pesanti della serata: perché tanti giovani continuano ad andare via?
Dietro quella domanda c’è uno dei problemi strutturali più profondi del Mezzogiorno. Famiglie che investono per anni nella formazione dei propri figli, scuole e università che costruiscono competenze, territori che spendono energie e risorse per preparare giovani professionisti che, una volta formati, sono spesso costretti a cercare altrove opportunità, stabilità e riconoscimento.
Il risultato è un paradosso crudele: la Calabria forma capitale umano che finisce poi per alimentare la crescita di altre regioni.
Benedetto non ha promesso formule miracolose. Ha insistito, invece, su una parola molto più semplice: ascolto.
Ascoltare i giovani, comprenderne linguaggi, aspirazioni e nuove competenze. Renderli parte della costruzione delle politiche pubbliche e non semplicemente destinatari di decisioni prese altrove.
Perché un territorio che non riesce a trattenere i propri ragazzi finisce inevitabilmente per perdere anche una parte del proprio domani.
Sanità: il diritto che non dovrebbe avere un CAP.
Altro grande tema dell’incontro è stato quello della sanità.
Benedetto ha contestato l’idea che per ricevere cure di qualità un cittadino calabrese debba necessariamente «prendere la valigia» e rivolgersi alle strutture del Nord.
È qui che il discorso sulla sanità smette di essere soltanto tecnico e diventa politico.
Perché la mobilità sanitaria non rappresenta semplicemente uno spostamento di pazienti: significa anche trasferimento di enormi risorse economiche verso altre regioni, impoverimento del sistema locale e, soprattutto, disagio aggiuntivo per famiglie già provate dalla malattia.
Il punto sollevato a Lazzaro è semplice: se in Calabria esistono professionalità, intelligenze e competenze, allora il compito della politica dovrebbe essere creare le condizioni perché possano lavorare qui, mettendo in rete eccellenze, organizzazione e responsabilità.
Non basta, dunque, celebrare le singole esperienze positive. Bisogna trasformarle in un modello.
E forse proprio questa è una delle lezioni che Benedetto prova a ricavare dall’esperienza del Centro Cuore: dimostrare che anche in Calabria una struttura complessa può funzionare quando competenza, autonomia e responsabilità riescono a incontrarsi.
Il timore per l’autonomia differenziata.
Il passaggio politicamente più netto dell’intervento è stato quello dedicato all’autonomia differenziata.
Benedetto si è detto «molto preoccupato» di fronte alla prospettiva di un’Italia nella quale le regioni economicamente più forti possano trattenere maggiori risorse e ampliare ulteriormente servizi e capacità di investimento, mentre quelle più fragili rischierebbero di vedere aumentare il proprio divario.
Nella sua lettura, il rischio riguarda soprattutto settori essenziali come sanità e welfare.
È una questione che tocca direttamente il principio dell’uguaglianza sostanziale fra cittadini: il luogo nel quale si nasce o si vive non dovrebbe determinare la qualità dei servizi fondamentali ai quali si ha diritto.
Ed è proprio qui che il confronto elettorale di Reggio Calabria assume una dimensione più ampia.
Non si tratta soltanto di scegliere un deputato. Si tratta di decidere quale voce il territorio vuole portare in Parlamento quando si discuterà di sanità, risorse, servizi, infrastrutture, giovani e rapporti fra Nord e Sud.
«La politica è civiltà e democrazia».
Tra le frasi più significative pronunciate da Benedetto ce n’è una che merita di essere raccolta: «La politica è civiltà e democrazia».
Può sembrare quasi una definizione elementare. Eppure, in un tempo nel quale cresce la distanza fra cittadini e istituzioni, ricordarlo non è affatto banale.
L’appello rivolto alla piazza di Lazzaro è stato, prima ancora che elettorale, un invito alla partecipazione.
Interessarsi alla politica, tornare nelle piazze, discutere, pretendere risposte, valutare chi amministra e chi si candida a rappresentare il territorio.
Perché l’astensione, la rassegnazione e il disincanto non sono mai neutrali: lasciano semplicemente ad altri il compito di decidere.
La sfida di Frank Benedetto.
Mario Oliverio ha chiuso il proprio intervento con una previsione politica molto impegnativa: Benedetto, ha detto, potrebbe diventare il parlamentare capace di segnare «la risalita» e un cambio di direzione per Reggio Calabria.
Adesso, però, quella previsione dovrà misurarsi con gli elettori.
A Benedetto spetta il compito più difficile: trasformare una storia professionale e amministrativa in una proposta politica capace di parlare anche a chi non appartiene a un partito, a chi si è allontanato dalla politica e soprattutto a chi pensa che, alla fine, nulla possa davvero cambiare.
L’incontro di Lazzaro ha mostrato quale sia il terreno scelto per questa sfida: competenza contro improvvisazione, sanità pubblica contro disuguaglianze territoriali, opportunità contro spopolamento, partecipazione contro rassegnazione.
Il messaggio consegnato alla piazza è stato chiaro: Reggio Calabria non deve considerarsi condannata a perdere giovani, professionalità, risorse e speranze.
Ma nessuna inversione di rotta nasce soltanto dalle parole.
Nasce dalla capacità di trasformare quelle parole in scelte, programmi e risultati.
E, prima ancora, nasce da cittadini che decidono di esserci.
Il 27 e 28 settembre saranno loro ad avere l’ultima parola.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno
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